wto : Draghi, fallimento del Doha Round

19 Settembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il fallimento del Doha Round “potrebbe indurre alla proliferazione degli approcci bilaterali e rafforzare la minaccia di un ritorno in campo delle forze protezionistiche”. Nel suo intervento al Development Committee, il braccio operativo della Banca Mondiale, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, definisce “allarmante” lo stato dei colloqui per la liberalizzazione del commercio all’interno del Wto (Organizzazione mondiale del commercio). Per questo invita “le istituzioni di Bretton Woods” a “entrare decisamente in campo per sostenere la ripresa dei negoziati e fare pressioni sui Paesi affinché i benefici dell’apertura del commercio si diffondano a più persone possibile”.
I primi a soffrire della rottura trattative, sottolinea Draghi, sarebbero i più poveri. “Se la recente sospensione del Doha Round dovesse rilevarsi più che una pausa e trasformarsi in un vero e proprio fallimento del processo negoziale”, osserva il governatore, “ciò priverebbe i progetti per la riduzione della povertà mondiale di uno dei maggiori pilastri”. E se è vero che il fallimento “colpirebbe negativamente l’intera economia globale”, conclude Draghi, “con ogni probabilità sarebbero i Paesi in via di sviluppo a soffrire in modo sproporzionato un tale malaugurato evento”.
La lotta alla corruzione è importante, ribadisce Draghi, ma la Banca Mondiale non deve dimenticare che la sua missione è innanzitutto favorire lo sviluppo economico dei Paesi più poveri. Il governatore della Banca d’Italia interviene sulle polemiche che coinvolgono in queste ultime settimane il presidente della Banca Mondiale, Paul Wolfowitz. I critici accusano l’ex esponente dell’Amministrazione Bush di essersi gettato nella battaglia contro la corruzione con “zelo missionario da teocon”, dimenticando che combattere la povertà nel mondo resta prioritario. L’Italia, sottolinea Draghi, “sostiene la strategia della Banca Mondiale che intende rafforzare il suo sforzo a favore del buon governo e contrastare la corruzione con forza ed efficacia”. Ma, avverte, “la nuova strategia deve essere fondata su un largo consenso per trovare il giusto equilibrio”. Il nuovo approccio voluto da Wolfowitz, fa rilevare il governatore, “non deve rimpiazzare, ma essere complementare all’impegno della Banca a favore dello sviluppo economico”.
Tra i principali accusatori dell’ex sottosegretario alla Difesa Usa, criticato anche per essersi circondato da uno staff di ex consiglieri repubblicani della Casa Bianca che lo isolano dall’istituto che dovrebbe dirigere, c’è l’ex capo economista della Banca Mondiale, Joseph Stiglitz. “Il dipartimento della Difesa Usa – osserva il premio Nobel – ha recentemente ammesso di aver tra i 10 e i 40 milioni di dollari di spese che non risultano dal bilancio. Se neanche loro riescono a rendere conto dei loro soldi, cosa dobbiamo attenderci da società che il colonialismo ha lasciato senza esperti di bilancio. La questione della corruzione dovrebbe essere messa in prospettiva”. La strategia di Wolfowitz, sostengono i critici, potrebbe mettere a rischio anche gli Obiettivi del Millennio fissati dall’Onu, che puntano al dimezzamento del numero dei poveri nel mondo entro il 2015.
Wolfowitz, nella nota consegnata al Development Committee, spiega comunque che “non possiamo abbandonare i Paesi poveri a causa della debolezza dei loro Governi e istituzioni, perché questo significherebbe penalizzarli due volte”.
Infine Draghi sceglie la tribuna offertagli da un seminario del G30 in qualità di presidente del Financial Stability Forum per offrire la sua ricetta anticrisi finanziarie e lanciare un appello a favore del superamento degli atteggiamenti protezionistici che rendono difficile la definizione di pratiche comuni: “La stabilità dei mercati finanziari richiede l’impegno sia dei supervisori pubblici che degli operatori privati. I primi devono fornire regole del gioco chiare e procedure trasparenti. I secondi devono assumere e gestire il rischio in modo efficace”.