WSJ su Guarguaglini: test credibilità per Mario Monti

25 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Giovedì prossimo sarà il giorno della verità. Finmeccanica ha convocato il proprio cda. Il pressing sulle dimissioni del presidente Guarguarglini potrebbe così arrivare sul tavolo del consiglio. Ma al momento nulla è scontato.

“Non mollo”, ha confidato il presidente in una intervista a Il Fatto Quotidiano, ma poi ha preferito glissare davanti ai microfoni del Tg1: “posso solo dire che la prossima settimana c’é un consiglio di amministrazione. Per il resto preferisco stare zitto”.

L’ordine del giorno apre però ogni possibile scenario. Sul tavolo c’é espressamente “la revisione delle deleghe e dei poteri fissati con la delibera che lo scorso 4 maggio”. E’ la delibera che aveva nominato Giuseppe Orsi amministratore delegato e Guarguaglini presidente lasciando a quest’ultimo molti poteri: “l’individuazione delle linee di indirizzo strategico del gruppo, della politica delle alleanze; acquisizioni e dismissioni da sottoporre al cda; la gestione dei rapporti istituzionali con autorità di governo, organismi pubblici e privati, organi di informazione nazionali e internazionali, il tutto in coordinamento con l’a.d.; dare esecuzione alle deliberazioni del cda”.

Ora appare chiaro, con la nuova bufera giudiziaria che ha travolto i vertici del gruppo, il consiglio di Finmeccanica è chiamato a rivedere la posizione di Guarguaglini. Che si difende, ma ammette di prendere sul serio le indicazioni fornite dal premier Mario Monti che aveva parlato di soluzione “rapida e responsabile”.

Il Wall Street Journal definisce così il Cda di Finmeccanica un test per l’affidabilità di Monti, che “ha l’occasione di mostrare che è serio nel voler cambiare l’Italia”. Anche Guarguaglini dice di prendere sul serio l’intervento del Premier. “La comunicazione del Presidente del Consiglio, Mario Monti, è presa in assoluta considerazione – comunica con una nota che corregge solo uno degli aspetti dell’intervista rilasciata a ‘Il Fatto’ – e non ha mai ritenuto considerarla come essere una ‘battuta’. A riprova del rispetto istituzionale, per il primo dicembre è convocato il Consiglio di Amministrazione”.

Nessun cambio, invece, sugli altri contenuti. “Nessuno mi ha chiesto di farmi da parte”, dice al quotidiano. “Sono stato io – aggiunge – a chiedere un incontro con il sottosegretario Pierfrancesco Guarguaglini. Tutti dicono che io resisto al mio posto, ma nessuno capisce che cerco di capire qual è il bene della mia societa”. Dai microfoni dell’ammiraglia Rai, invece, ribadisce la sua linea di difesa.

“Dell’inchiesta – sostiene – non so assolutamente nulla. Posso solo dire di aver ricevuto dal Gip di Roma una comunicazione in cui si comunicava che era stata chiesta un’estensione di indagine riguardante la mia persona dal Pm Ielo. Io non sono mai stato interrogato e non so niente”. Esclude inoltre di aver fatto mai ricordo a fondi neri: “I giornali – dice – fanno supposizioni. Io non ho mai utilizzato fondi neri, né ho mai autorizzato o chiesto ai miei dipendenti di farlo. Chiaramente, se qualcuno l’ha saputo e i giudici lo dimostreranno è bene intervenire duramente”.

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Roma- “Non ho nessuna intenzione di andarmene ” e “nessuno mi ha chiesto di farmi da parte: nè il Presidente del Consiglio Mario Monti, perchè la sua era solo una battuta, nè il Sottosegretario alla Presidenza Antonio Catricalà nel discorso che ci siamo fatti ieri a palazzo Chigi”.

E’ l’ ‘hic manebimus optime’ del numero uno di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini, all’indomani dell’incontro a palazzo Chigi alla luce della nuova bufera giudiziaria sull’azienda di Stato che lo vede ancora una volta nell’occhio del ciclone, insieme alla moglie Marina Grossi, amministratrice della controllata di Finmeccanica Selex Sistemi Integrati.

“In lei – ha sottolineato Guarguaglini, intervistato dal ‘Fatto Quotidiano’ – ho piena fiducia: sono sicuro che ne uscirà completamente pulita, è una persona professionalmente valida e moralmente forte”. E anche lei “pensa che è restando al suo posto che fa l’interesse della società e dei dirigenti perchè le dimissioni sono interpretate come ammissioni di colpevolezza”.

In ogni caso, però’, ha altresì avvertito Guarguaglini, le rispettive personali “non sono situazioni equiparabili” perchè “io sono in una situazione diversa: non ho ricevuto alcuna contestazione”.

Ancora alle domande del Fatto Quotidiano, risponde così: “Se permette io penso di distinguermi da Silvio Berlusconi per diverse ragioni: primo non ho ricevuto l’avviso di garanzia. Secondo nessun manager del mio gruppo e’ stato rinviato a giudizio. Non mi rimane che decidere cosa e’ meglio per il maggiore azionista del gruppo, che e’ il governo”.

Quanto all’incontro con Catricalà a palazzo Chigi e alla pioggia di richiesta di dimissioni dalla stessa maggioranza che sostiene Monti, “Tutti dicono che resisto al mio posto e nessuno capisce che cerco solo di capire quele è il bene della mia società”.

E in ogni caso finora “nessuno nel Governo mi sta facendo pressioni in questo senso”. Così’ come da palazzo Chigi “non c’è stata nessuna convocazione” perchè “sono stato io a chiedere un incontro con il sottosegretario Catricalà che non mia chiesto di dimettermi. Più in generale, “se permette – ha voluto sottolineare ancora il presidente di Finmeccanica- penso di distinguermi da Silvio Berlusconi per varie ragioni. Non ho nemmeno ricevuto un avviso di garanzia, per la questione Diginit non sono stato nemmeno indagato e ad oggi nessun manager del gruppo è stato nemmeno rinviato a giudizio. Penso quindi il mio ruolo è solo quello di capire cosa pensa l’azionista di maggioranza della società, cioè il governo” e “poi prendere la decisione giusta”.