Wikileaks pubblica 300mila email di Erdogan. Turchia blocca accesso

20 Luglio 2016, di Alessandra Caparello

ISTANBUL (WSI) – All’indomani del golpe fallito e mentre continuano tuttora le purghe che hanno messo in carcere decine di migliaia di persone ritenute “traditrici” del governo tra cui giudici, giornalisti, militari, e aver lasciato in mezzo a una strada dipendenti e docenti, la Turchia è di nuovo al centro delle cronache.

Questa volta lo tsunami arriva da Wikileaks che ha pubblicato circa 300mila mail, per l’esattezza 294.548 dell’Akp, il partito del presidente Recep Tayyip Erdogan.

“La prima parte copre 762 caselle mail, dalla A alla I, che contengono 294.548 email e in cui sono contenuti migliaia di allegati. La più recente è stata inviata il 6 luglio, mentre la più vecchia risale al 2010. Il materiale è stato ottenuto una settimana prima del tentato golpe. Tuttavia, Wikileaks ha posticipato la sua pubblicazione in risposta alle epurazioni del governo. Abbiamo verificato il materiale e la fonte che non è collegata in alcun modo agli elementi dietro al tentato golpe o a un partito politico o Stato rivali”.

Le mail sono consultabili attraverso una ricerca per parole chiave in un database. Il sito di divulgazione fondata da Julian Assange rende noto che Wikileaks fa notare che le e-mail provengono da akparti.org.tr, dominio primario del partito di Erdogan e si tratta di “mail associate a tale dominio dovrebbero essere quelle utilizzate per trattare con il mondo”. Non si sa per quanto tempo il materiale sarà accessibile al Paese, viste le politiche di censura on line che Ankara esercita nei momenti di crisi come quello attuale.

Lo stesso Wikielaks nella notte del tentativo golpe ha reso noto di aver subito numerosi attacchi DDoS (Distributed denial of service) che secondo il sito sono riferibili alla pubblicazione delle mail dell’Akp e che hanno provocato problemi tecnici.  Nessuna accusa diretta, ma connessioni che fanno pensare che dietro ci sia proprio Erdogan.

“Non siamo sicuri della reale origine dell’attacco ma la tempistica suggerisce questo”.