Wikileaks: Julian Assange arrestato

7 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – La fuga di Julian Assange è finita. Il fondatore di WikiLeaks si è presentato questa mattina alla polizia britannica, a Londra, ed è stato arrestato. Dopo essere interrogato dalla polizia britannica, è apparso davanti ai magistrati della corte di Westminster (VIDEO 1). Assange resterà sotto custodia fino al 14 dicembre, la Corte ha infatti respinto la richiesta di cauzione di 180 mila sterline proposta dagli avvocati. Per il giudice distrettuale Howard Riddle è a rischio di fuga. Contro di lui pesa un mandato di cattura internazionale per il presunto stupro (e di due molestie sessuali), in Svezia 2. Accuse che il giornalista australiano ha sempre negato. Assistito da un funzionario del consolato australiano, Julian Assange ha detto al giudice Caroline Tubbs che si batterà contro l’estradizione, e non acconsentirà a tornare in Svezia.

Dopo essersi fatti largo tra la folla fuori la Corte, a garantire per lui in tribunale sono arrivati anche il regista Ken Loach, l’ex fidanzata di Hugh Grant, Jemima Kahn e il giornalista australiano John Pilger, celebre inviato in Vietnam e autore del documentario “Year Zero”, che nel 1979 portò alla ribalta le atrocità dei Khmer Rossi in Cambogia. Si erano offerti di pagare la cauzione. “Sono molto sorpreso per questo verdetto, Assange sta fornendo un servizio pubblico, il suo è un lavoro importante”, ha detto Loach. Nei giorni scorsi Assange aveva detto di aver bisogno di almeno sei persone come garanti.

“Abbiamo agito senza paura, per l’interesse pubblico”, ha spiegato Assange in un articolo pubblicato dopo l’arresto sul quotidiano The Australian. Il suo avvocato – che nelle ultime, frenetiche ore ha trattato la resa del suo assistito con Scotland Yard – ha ribadito che Assange si opporrà con tutte le sue forze a ogni tentativo di estradizione, perché il rischio è che possa essere “consegnato agli americani”. “Riproveremo a chiedere il rilascio su cauzione – ha detto l’avvocato Mark Stephens -. Ci troviamo nell’esotica posizione di non aver visto ancora nessuna prova. Wikileaks continuerà nelle sue operazioni”.

Fuori dal tribunale una folla di sostenitori indossava una maschera con il volto di Assange: una protesta organizzata dal gruppo Justice for Assange. La polizia ha chiuso al traffico le strade intorno alla corte di Westminster, l’avvocato Mark Stephens ha riferito che il fondatore di WikiLeaks “sta bene” e che la consegna a Scotland Yard si è svolta “in modi molto cordiali”. “La polizia ha verificato la sua identità e lo ha portato in tribunale”, ha detto il legale.

I suoi sostenitori, intanto, non si fermano: l’arresto di Assange è un “attacco contro la libertà di stampa e non modificherà i piani per la diffusioni di nuovi documenti”, ha immediatamente commentato il portavoce di WikiLeaks Kristinn Hrafnsson. E mentre un network di hacker ha organizzato un attacco informatico contro PayPal e Postfinance, che hanno bloccato i finanziamenti al sito, prolificano i “manifesti” dei vari gruppi, e alcuni hanno messo online un programma pirata per poter lanciare DDos attack condivisi in ogni luogo del mondo.

Pirati informatici contro Paypal e Postfinance. “La banca svizzera (PostFinance) che ha chiuso il conto a Assange è stata tirata giù oggi con un Ddos attack (negazione del servizio, lo stesso lanciato in più occasioni contro i domini di Wikileaks in questi giorni)”, recita un annuncio del gruppo su Twitter. Qualche ora prima, un altro assalto informatico era stato lanciato contro PayPal, sempre dal gruppo, denominato Operation Payback, operazione “resa dei conti”. Le due società non hanno confermato la notizia.

Su Twitter, il gruppo aveva annunciato con anticipo “l’ora X” invitando i membri a “fare fuoco” al momento convenuto. Operation Payback è un gruppo hacker di “difensori della pirateria informatica” nato per rispondere ai tentativi di oscurare Torrent e altri programmi di condivisione dei file in rete messi in atto da “hacker pagati dalle aziende” per tutelare il copyright.

Mastercard sospende i finanziamenti. Dopo Paypal, anche Mastercard e il Il gruppo bancario Visa (“E’ una decisione che abbiamo preso autonomamente, non sotto pressioni governative”, ha detto un portavoce del gruppo) hanno interrotto i finanziamenti al sito di Assange.”MasterCard si sta attivando perché WikiLeaks non possa più accettare i prodotti a marchio MasterCard”, ha detto un portavoce, spiegando che la decisione è destinata a limitare ulteriormente le fonti di reddito di WikiLeaks. Le finanze dell’organizzazione sono state sistematicamente attaccate nelle ultime ore: le autorità svizzere hanno chiuso un conto corrente utilizzato da Julian Assange mentre PayPal ha limitato in maniera permanente l’account utilizzato dal gruppo. La risposta di Wikileaks è stata quella di sollecitare le richieste di finanziamento con l’appello: “manteneteci forti”.

Nel frattempo uno dei più importanti donatori di Wikileaks, la fondazione Wau Holland, che ha raccolto e trasferito al sito di Julian Assange 750mila euro, ha ricevuto un secondo avviso dal fisco tedesco a presentare la denuncia dei redditi del 2009. Le autorità fiscali di Hesse hanno smentito che vi sia un legame con l’attività di Wikileaks e con la pubblicazione dei cablogrammi riservati della diplomazia americana. “Non abbiamo messo nessuno nel mirino”, ha assicurato il portavoce delle autorità di Hesse, Michael Conrad, sottolineando che si tratta di un accertamento ordinario.

Frattini: “Era ora”. Il ministro degli Esteri Franco Frattini è stato soddisfatto dell’arresto. “Era ora, l’accerchiamento internazionale per fortuna ha avuto successo”, ha commentato. “Assange ha fatto del male alle relazioni diplomatiche internazionali e mi auguro che sia interrogato e processato come le leggi stabiliscono”. Non solo l’accusa di stupro dunque, per il ministro “l’ultima pubblicazione dei siti sensibili è davvero un crimine grave. E’ una mappatura fornita gratis – ha concluso Frattini – ai terroristi per colpire. Mi auguro quindi che Assange sia processato anche per altri reati”. Anche per il segretario alla Difesa americano Robert Gates l’arresto di Assange è una buona notizia. Lo ha detto a margine di un incontro con le truppe americane in Afghanistan.

I legali di Assange. Oggi, in un intervento pubblicato sul quotidiano australiano The Herald Sun, un altro dei legali di Assange, James D. Caitlin, ha ricostruito le basi del caso di stupro mosso in Svezia contro il suo assistito, sostenendo che l’appiglio su cui si basano le accuse sarebbe la mancanza di uso del condom 3 durante un rapporto sessuale consensuale. Già ieri, l’avvocato inglese del fondatore di WikiLeaks, Mark Stephens, aveva fatto sapere di essere in contatto con Scotland Yard 4 per organizzare l’interrogatorio del giornalista australiano. Oggi si è appreso Assange si è rifiutato di dare a Scotland Yard il suo indirizzo, le impronte digitali e di sottoporsi all’esame del Dna. Questo potrebbe aver contribuito alla negazione della libertà su cauzione.

Usa, processare Assange per spionaggio. Dalle pagine del Wall Street Journal, Dianne Feinstein, senatrice democratica e presidente del Senate Intelligence Committee statunitense, incalza: “Quando Assange ha reso pubblico il suo ‘ultimo tesoro di documenti’, oltre 250.000 cablogrammi segreti del Dipartimento di Stato Usa, egli ha “intenzionalmente danneggiato il governo statunitense”. Secondo Feinstein, la legge che Assange “continua a violare” è lo ‘Espionage Act’ del 1917, che definisce delitto grave per un soggetto non autorizzato il possedere o trasmettere “informazioni correlate alla difesa nazionale che il possessore abbia ragione di credere potrebbero essere usate contro gli Stati Uniti o a vantaggio di nazioni straniere”.

Appello pro-Assange, firma anche Chomsky. Mentre le rivelazioni del sito emerse dai dispacci riservati della diplomazia Usa continuano ad alimentare feroci polemiche, un gruppo di intellettuali, fra cui Noam Chomsky, ha firmato una lettera in favore di Assange, diretta al premier australiano, Julia Gillard. Chomsky, docente di linguistica al MIT (Massachusetts Institute of Technology), molto critico con la politica estera statunitense, si è unito a un gruppo di decine di esponenti del mondo intellettuale australiano (scrittori, giornalisti e avvocati). I firmatari si dicono “gravemente preoccupati” per la sicurezza del 39enne australiano e chiedono al governo di affermare pubblicamente l’impegno a tutelare la libertà di comunicazione e i diritti fondamentali di Assange. La lettera aperta chiede anche al premier di fornire sostegno ad Assange e di “compiere tutto quanto in suo potere per garantire che vengano rispettati i diritti fondamentali” del fondatore di WikiLeaks nei procedimenti giudiziari che lo riguardano.

La necessità di far fronte alla rivelazioni di Wikileaks avrebbe distolto temporaneamente la diplomazia Usa dagli sforzi intrapresi nelle scorse settimane per trovare un accordo con Israele su un’estensione della moratoria edilizia nelle colonie in grado di far ripartire i negoziati diretti con i palestinesi. Lo ha affermato oggi il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, durante un’audizione parlamentare.

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da Apcom

L’intellettuale americano Noam Chomsky ha sottoscritto l’appello lanciato da giornalisti, avvocati e scrittori australiani al premier Julia Gillard, perchè garantisca un “sostegno forte” al fondatore di WikiLeaks, Julian Assange.

Nella lettera aperta indirizzata al capo del governo, gli intellettuali denunciano la “retorica sempre più violenta” contro Assange, di nazionalità australiana, ed esprimono “seria preoccupazione” per la sua sicurezza. “Vi chiediamo dunque di condannare, a nome del governo australiano, gli appelli a fare del male fisico ad Assange e di affermare pubblicamente che farete di tutto perchè Assange ricevi le tutele a cui ha diritto, a prescindere dal fatto che le minacce contro di lui arrivino da individui o Stati – si legge nella lettera pubblicata sul sito della televisione australiana ABC – una dichiarazione da parte vostra in questo senso non dovrebbe risultare controversa; si tratta di un semplice impegno a favore dei principi democratici e dello stato di diritto”.

“Se non si interviene per ostacolare questi incitamenti alla violenza contro Assange – conclude la missiva – questa vicenda potrebbe diventare un precedente inquietante per il mondo anglosassone”. La lettera è stata scritta dal professore Jeff Sparrow, dell’Università di Victoria, e dall’avvocato Lizzie O’ Shea, specializzata nei diritti dell’uomo.

Intanto, si apprende che il fondatore di Wikileaks dovrebbe comparire molto presto (forse già martedì) davanti a una corte di giustizia per ottenere la libertà provvisoria dietro cauzione in merito al mandato di arresto spiccato dall’Interpol per l’inchiesta di stupro aperta in Svezia.

Lunedì, l’avvocato di Assange, Mark Stephens, ha fatto sapere di essere in contatto con Scotland Yard per organizzare l’interrogatorio del giornalista australiano, aggiungendo che l’incontro dovrebbe avvenire «a breve».

Altre fonti hanno riferito al quotidiano Guardian che Assange dovrebbe comparire martedì davanti a una corte di giustizia per trattare la cauzione. Secondo il quotidiano, il fondatore di Wikileaks avrebbe chiesto ai suoi sostenitori di farsi garanti per lui e di raccogliere una cauzione stimata tra le 100.000 e le 200.000 sterline.

Assange crede di aver bisogno di almeno sei persone come garanti. Negli ultimi giorni, il giornalista avrebbe confidato ad alcuni amici di essere convinto del ruolo svolto dagli Stati Uniti in tutta la sua vicenda giudiziaria.

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da Ansa

«Eagle Guardian» è il piano «segreto» della Nato, pensato per rafforzare le difese della Polonia esteso a gennaio 2010 a Estonia, Lituania e Lettonia, per «fronteggiare» eventuali aggressioni armate da parte della Russia che rischia di infiammare i rapporti tra Washington e Mosca. Lo rivelano i media partner di Wikileaks, tra cui il Guardian, pubblicando 4 cablogrammi dall’ambasciata Usa presso la Nato a Bruxelles.

«Il comandante supremo in Europa (Saceur) ammiraglio James Stavridis ha proposto l’espansione del piano al comitato militare della Nato», che «il 22 gennaio ha approvato l’espansione» agli Stati baltici, si legge in un cable dalla missione Usa presso l’Alleanza Atlantica. «Nove divisioni Nato – americane, britanniche, tedesche e polacche – sono state identificate per partecipare alle operazioni di combattimento in caso di un’aggressione armata contro la Polonia o i tre Stati baltici», scrive il Guardian.

Ivo Daalder, ambasciatore Usa presso la Nato (dal web)

L’AMBASCIATORE – «I porti del nord della Polonia e quelli della Germania accoglieranno le truppe di assalto navali e le navi da guerra Usa e Gb». La declassificazione del documento segreto rivelato dai media partner di Wikileaks era prevista, si legge nel cable, nel 2030.

L’estensione di Eagle Guardian ai Paesi Baltici è stata «proposta dal governo tedesco, e il via libera definitivo dovrebbe arrivare dopo che il ministro degli Esteri Westerwelle verrà informato pienamente sulla vicenda», si legge in un altro cable del dicembre 2009 siglato dall’ambasciatore Usa presso la Nato, Ivo Daalder. Incontrando i rappresentati di Polonia, Estonia, Lituania e Lettonia, insieme con il segretario generale della Nato Rasmussen, l’ambasciatore Daalder precisa a tutti i convenuti che il piano «come altri della Nato devono rimanere nei circoli Nato» e l’iniziativa non deve divenire di «dominio pubblico».

In un altro dispaccio, si dettagliano invece i negoziati tra Usa e Varsavia per dare alla Polonia «maggiore sicurezza», dispiegando unità navali nei porti di Gdansk e Gdynia, e squadriglie di F-16.

Inoltre, è destinato a complicare ulteriormente le relazioni tra Usa e Russia, un dispaccio dell’ambasciata Usa a Varsavia, nel quale i diplomatici Usa spiegano ai polacchi che il nuovo sistema di difesa antimissile «può essere ri-orientato per fronteggiare minacce diverse da quelle rappresentate da Iran e Siria». Dunque, lasciano intendere i cable, anche verso la Russia, una minaccia molto più sentita dai polacchi che quella dell’Iran.