Wikileaks colpisce ancora, Obama e i leader del mondo tremano

26 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Il sito Wikileaks si appresta a divulgare in Rete circa 2,7 milioni di mail che il dipartimento di Stato americano ha scambiato con varie sedi diplomatiche nel mondo. A riferirlo è SkyNews, che conferma dunque le indiscrezioni emerse da alcuni giorni a tal proposito.

Secondo quanto si è appreso, tra i contenuti delle mail ci sarebbero anche commenti imbarazzanti su diplomatici e leader mondiali tra cui il premier russo Vladimir Putin, il presidente afgano Hamid Karzai e il capo di Stato pachistano Asif Ali Zardari.

La data della pubblicazione di questi nuovi documenti riservati non è stata precisata, ma secondo alcuni media internazionali potrebbe trattarsi già della giornata odierna. Intanto – ha riferito Wikileaks con un post su Twitter – lunedì scorso il New York Times “ha informato” la Casa Bianca dei contenuti dei “file delle ambasciate”: «Ora ogni dittatore da due soldi del mondo» è stato informato prima ancora della pubblicazione, fa sapere il sito.

CONTATTI USA – Wikileaks ha riferito inoltre con un post su Twitter che gli Stati Uniti avrebbero già contattato alcuni dei loro alleati, tra cui Gran Bretagna, Australia, Canada, Norvegia e Danimarca, per informarle dell’imminente pubblicazione di documenti riservati del dipartimento di Stato.

Dalle mail che Wikileaks si appresterebbe a pubblicare risulterebbe tra l’altro il sostegno fornito dagli Stati Uniti ai ribelli turchi del Pkk, nonostante il Partito dei lavoratori del Kurdistan fosse nella lista americana delle organizzazioni terroristiche.

I documenti, secondo il Jerusalem Post e il New York Times, conterrebbero inoltre le prove del supporto fornito invece da Ankara ad Al Qaeda in Iraq. In alcuni documenti militari Usa i militanti del Pkk sarebbero stati definiti come «guerrieri per la libertà e cittadini turchi». Una parte di questi documenti riservati, inoltre, confermerebbe che gli Stati Uniti hanno fornito armi al gruppo militante attraverso le loro truppe schierate in Iraq.