Wef: Svizzera prima in competitività

27 Settembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Per la prima volta la Svizzera si classifica prima nella graduatoria sulla competitività stilata dal Forum economico mondiale (Wef), superando gli Stati Uniti, leader da anni. Nella classifica 2005, la Confederazione figura al quarto posto. Dopo la Confederazione, in seconda posizione si colloca, come già l’anno scorso, la Finlandia, seguita da Svezia, Danimarca e Singapore. Dopo gli Stati Uniti, scivolati al sesto posto, si trovano il Giappone, la Germania, l’Olanda e la Gran Bretagna. L’Italia, confermando il trend al ribasso degli ultimi anni, perde quattro posizioni, scendendo al posto numero 42 della classifica Wef 2006 del Global Competitiveness Index (Gci o Indice di competitività complessivo). “La Svizzera dispone di un’infrastruttura bene sviluppata nel campo della ricerca scientifica”, sottolinea Augusto Lopez- Claros, capoeconomista presso il Wef. I centri di ricerca e l’industria lavorano in stretta collaborazione. Le imprese spendono parecchio per la ricerca e lo sviluppo, il che si traduce in un forte stimolo per l’innovazione tecnologica, aggiunge lo specialista. La competitività elvetica, trainata da diversi motori, beneficia del nuovo indice, che gli permette, secondo i dati riveduti, di piazzarsi in quarta posizione nel 2005 (contro l’ottava in base al vecchio sistema) e di salire al primo posto nel 2006. “Ma la differenza con la Finlandia è inferiore all’un per cento”, spiega l’economista. La Svizzera ottiene buoni voti anche per la qualità delle sue infrastrutture (primo posto) e delle sue istituzioni (quinto). Anche le sofisticate attività finanziarie e l’ambiente degli affari la collocano in primo piano (terzo posto). Restano tuttavia grandi sforzi da compiere per ridurre i costi della politica agricola, settore in cui figura al posto numero 111. Gli altri ostacoli messi in rilievo da Lopez-Claros sono il peso della burocrazia, l’eccesso di regolamenti e aliquote fiscali elevate. Dopo gli Stati Uniti, scivolati al sesto posto, si trovano il Giappone, la Germania, l’Olanda e la Gran Bretagna. L’Italia perde anche il posto numero 38 in classifica. La graduatoria del Wef comprende 125 Paesi. La classifica è stilata in base ai dati accessibili al pubblico e ai risultati di un sondaggio di opinione effettuato presso 11mila capi d’impresa. Per quanto riguarda Finlandia, Svezia e Danimarca, la loro posizione riflette il dinamismo e la solidità della loro economia. Tali Paesi evidenziano sia bilanci in eccedenza sia un indebitamento statale inferiore in media al resto dell’Europa. Altre carte vincenti dei Paesi nordici sono le politiche fiscali “prudenti”, che mettono a disposizioni mezzi importanti per l’educazione, le infrastrutture e lo sviluppo di servizi sociali. Nell’insegnamento superiore i tre Stati occupano i primi tre gradini a livello mondiale, osserva il Wef. La retrocessione degli Stati Uniti, tuttora competitivi a livello delle condizioni quadro, delle performance dei mercati e dell’innovazione tecnologica, si deve agli squilibri macroeconomici. L’indebitamento statale è in costante crescita e il deficit commerciale segna nuovi record. Fra i Paesi emergenti, la Cina (posto numero 54) perde sei posizioni in seguito alla minore fiducia nei confronti delle istituzioni e del sistema bancario. La Russia (62esima) scende di nove posti, visto che il settore privato nutre seri dubbi circa l’indipendenza del potere giudiziario. L’India si colloca al 43esimo posto.