Washington avverte Roma: alert documenti riservati Wikileaks. Frattini: strategia per colpire Italia

26 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

L’ambasciata americana a Roma conferma di aver notificato anche al governo italiano la possibile pubblicazione dei documenti riservati del Dipartimento di Stato Usa, che dovrebbero essere diffusi nelle prossime ore online da Wikileaks.

Nel Consiglio dei ministri di oggi il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha riferito su vicende delicate che rappresentano il sintomo di strategie dirette a colpire l’immagine dell’Italia sulla scena internazionale. L’attacco a Finmeccanica, la diffusione ripetuta di immagini sui rifiuti di Napoli o sui crolli di Pompei, l’annunciata pubblicazione di rapporti riservati concernenti la politica degli Stati Uniti, con possibili ripercussioni negative anche per l’Italia, impongono fermezza e determinazione per difendere l’immagine nazionale e la tutela degli interessi economici e politici del Paese. Tale intento è stato unanimemente condiviso dal Consiglio. Lo comunica la nota finale di Palazzo Chigi.

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La Farnesina assicura che “i rapporti fra Italia e Stati Uniti si basano su solidita’ e collaborazione di fatto. Ci sono interessi comuni che non possono essere scalfiti dai messaggi di Wikileaks”. Cosi’ ha risposto il portavoce Maurizio Massari alle domande dei giornalisti sulla possibilita’ di eventuali ripercussioni nelle relazioni tra Washington e Roma dalle pubblicazioni dei rapporti riservati dei diplomatici americani.
“Non c’e’ un complotto contro l’Italia ma elementi molto preoccupanti che sono una combinazione di informazioni inesatte e di enfatizzazione mediatica di fattori negativi per l’Italia”. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, rispondendo alle domande dei giornalisti sul comunicato di Palazzo Chigi in cui veniva espressa la sua posizione in Consiglio dei ministri.

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Wikileaks contro tutti – da Il Foglio

La diplomazia troppo trasparente rischia di distruggere il mondo

Le rivelazioni annunciate da Wikileaks per i prossimi giorni segnalano un cambio di genere. La combriccola di attivisti guidata dal canuto Julian Assange passa dall’ambito militare a quello civile, dalla guerra alla diplomazia, dalla denuncia del sopruso bellico all’intrigo politico. Assange ha detto di avere per le mani qualcosa come 2,8 milioni di documenti classificati e questa volta sono quasi tutti sottratti al dipartimento di stato. Dalle indiscrezioni si capisce che non pochi rapporti potrebbero incrinarsi: alcuni documenti potrebbero provare che la Turchia, paese Nato, ha aiutato al Qaida durante la guerra in Iraq fornendo armi, mentre l’America ha finanziato i terroristi curdi del Pkk; Australia e Canada temono la pubblicazione di segreti non graditi e anche l’Europa ha di che preoccuparsi.

Le rivelazioni diplomatiche hanno l’aria di essere anche più pericolose di quelle belliche. Se saranno rivelati dossier inviati dagli ambasciatori ai propri ministeri sarà un colpo molto grave per gli equilibri, soprattutto fra gli alleati americani. L’essenza del lavoro diplomatico è incanalare in un sistema di protocolli le pulsioni che spingono all’anarchia nei rapporti fra stati, ed è parte essenziale del lavoro di rappresentanza il fatto che dietro ai sorrisi i diplomatici si forniscano informazioni senza orpelli ai propri governi, contando sulla segretezza. Wikileaks cerca di rompere questo equilibrio fatto di cose che si possono sapere e si cose che è nell’interesse di tutti non dire. Con le sue massime moraliste sulla democrazia a cielo aperto suscita in realtà più conflitti di quelli che si propone di fermare.