Wall Street vira e chiude in rialzo dopo accordo Europa

26 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Wall Street chiude le contrattazioni in rialzo, dopo che nella giornata precedente l’indice S&P500 aveva registrato il calo più forte da tre settimane. A trascinare l’azionario la notizia di accordi in Europa e i dati economici Usa, superiori alle attese.

In chiusura il Nasdaq sale di 12,25 punti (+0,46%), a quota 2.650,67 punti, mentre lo S&P 500 guadagna l’1,05%, a 1.242,00. Più forte il rialzo del Dow Jones, che sale dell’1,39%, a 11.869,04 punti.

Oltre il via libera della Germania al rafforzamento del Fondo europeo salva-stati, i leader europei annunciano infatti che è stato raggiunto un accordo su un piano per ricapitalizzare le banche.

Il fondo salva-stati sara’ ampliato di 4 volte grazie al leverage fino a circa €1 trilione, ma i dettaglio non verranno annunciati prima di novembre. Dopo i nuovi aiuti alla Grecia i €440 miliardi del fondo diventeranno €250-€275 miliardi. Sarà questo l’ammontare sottoposto all’effetto leva.

L’entusiasmo per i dati macro è stato così amplificato: bene gli ordini dei beni durevoli che sono scesi a settembre dello 0,8%, confermandosi comunque migliori delle attese; sorprendente poi il rialzo delle vendite di nuove case, che sono aumentate del 5,7% nel mese di settembre, attestandosi a un livello superiore rispetto alle stime del consensus. Da segnalare tuttavia che il prezzo mediano di vendita delle nuove case è sceso del 3,1%, a $204.000, ovvero al minimo dallo scorso ottobre.

Sul fronte societario, riflettori sul tonfo di Amazon successivo alla pubblicazione dei conti resi noti nella serata di ieri, che hanno deluso le attese. Il titolo crolla di quasi il 12%.

Tra le altre storie societarie di rilievo, l’attenzione è su Boeing (+3,61%). Il titolo è in crescita dopo che il colosso aerospaziale ha reso noto di aver assistito nel corso del terzo trimestre a un aumento degli utili a $1,46 per azione, su un fatturato di $17,7 miliardi. La società ha anche rivisto al rialzo le stime sugli utili dell’intero anno, alzandole a una forchetta compresa tra $4,30 e $4,40 per azione.

A rendere noti i risultati di bilancio è stata anche Ford (-5,88%) : in questo caso, gli utili del terzo trimestre sono scesi a $1,65 miliardi, o 41 centesimi per azione, contro gli $1,69 miliardi, o 43 centesimi per azione, dello stesso periodo dell’anno precedente. Il fatturato si è attestato in rialzo a $33,1 miliardi da $29 miliardi: tuttavia, l’aumento dei prezzi e la domanda più elevata per i veicoli più costosi non sono riusciti a compensare l’effetto negativo provocato dal balzo dei costi delle materie prime. Il risultato è stato così peggiore delle previsioni, visto che gli analisti avevano previsto un attivo per azione di 45 centesimi, su un fatturato di $29,87 miliardi. Ford ha poi aggiunto che le vendite negli Stati Uniti, il suo principale mercato, si attesteranno quest’anno nella parte bassa delle sue stime, previste tra 13 milioni e 13,5 milioni di unità vendute.

Sul fronte valutario, l’euro sconta subito la notizia dell’impasse europea sulla svalutazione dei titoli greci abbandonando la soglia a quota $1,39, a $1,3882.

La moneta unica rimane in rialzo nei confronti del franco svizzero a CHF 1,2243, mentre contro lo yen a JPY 105,81. Attenzione allo yen, balzato al massimo sul dollaro dal periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale; i timori sul futuro dell’Europa portano di fatto gli investitori ad aumentare le loro richieste di yen, considerata come valuta rifugio. Il risultato è che lo yen arriva a rafforzarsi sul dollaro fino al record di 75,72.

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio incrementano le perdite e arretrano a $90,20 al barile, mentre le quotazioni dell’oro salgono a $1.723,50 l’oncia.

Riguardo al petrolio, il dipartimento dell’Energia Usa ha diffuso i dati sulle scorte settimanali degli Stati Uniti. Di fatto, le scorte di petrolio crude sono salite di 4,7 milioni di barili (più del rialzo di 1,5 milioni di barili atteso dal consensus); le scorte di benzina sono scese di 1,4 milioni (meno del calo di 1,8 milioni atteso); infine, le scorte di distillati hanno riportato una flessione di 4,3 milioni (più della flessione di 2 milioni stimata dagli analisti).