WALL STREET: VICINA LA PAUSA SUL RIALZO DEI TASSI

27 Aprile 2006, di Redazione Wall Street Italia

Dopo l’avvio negativo, determinato dalle contrastate notizie societarie e dal rialzo dei tassi d’interesse cinesi da parte delle autorita’ di Pechino, gli indici americani hanno invertito al rialzo, sulle parole del presidente della Fed Benranke, chiudendo la seduta in territorio positivo. Il Dow Jones e’ avanzato dello 0.25% a 11382, l’S&P500 dello 0.33% a 1309, il Nasdaq ha segnato un rialzo dello 0.49% a 2344. Un supporto ai listini e’ arrivato anche dal nuovo ritracciamento del greggio.

Il capo della Banca Centrale Usa, in un intervento al Congresso, ha rinvigorito le speranze di una possibile pausa al ciclo rialzista sui fed funds, avviato nel giugno 2004, affermando che la fase di conclusione delle strette monetarie e’ vicina. Bernake ha sottolineato che, nonostante la presenza ancora viva di rischi connessi all’inflazione, si potrebbe assistere ad un break dei rialzi sui tassi che, tuttavia, potrebbe non coincidere con la chiusura definitiva della serie.

Gli operatori, ormai da diversi mesi alla ricerca di segnali che potessero indicare una tregua della Federal Reserve, hanno gradito le parole di Bernanke, permettendo ai listini di proseguire sulla via dei rialzi.

A contribuire alla buona performance odierna e’ stato anche il calo del greggio, il cui prezzo e’ scivolato ai minimi di due settimane. Grazie all’ultimo dato sulle scorte (superiore alle stime), alla scadenza imposta all’Iran sul processo di arricchimento dell’uranio e al rialzo dei tassi d’interesse cinesi, i futures con scadenza giugno sono arretrati di 96 centesimi a $70.97 al barile.

La stretta monetaria adottata dalla Banca Cinese, la prima dall’ottobre del 2004, ha prodotto significativi effetti anche sul valutario. Commenti positivi a riguardo sono stati espressi da alcuni esponenti del Tesoro Usa, che hanno approfittato per evidenziare i maggiori sforzi che Pechino dovra’ sostenere per rendere la valuta locale (yuan) piu’ flessibile.

In combinazione con i commenti di Bernanke, il dollaro ha continuato la fase di indebolimento nei confronti delle principali valute internazionali. L’euro e’ avanzato ai massimi di quasi otto mesi nei confronti del biglietto verde, a quota $1.2534.

Per la cronaca societaria, buona la prova offerta dal colosso dei chip, Intel, forte dell’atteggiamento del CEO Paul Otellini, orientato ad una ristrutturazione e ridimensionamento della societa’. Il titolo e’ cresciuto del 2.5% circa.

In rosso, invece, la performance del gigante petrolifero Exxon Mobil, che ha riportato utili e ricavi in crescita, ma non nella misura prevista dagli analisti. Rimanendo in ambito di utili aziendali, subito dopo la chiusura delle borse sara’ la volta del colosso informatico Microsoft. Le attese sono per un EPS di 33 centesimi.

Tra gli altri titoli, bene Walt Disney, in trattative per il rilevamento del gruppo media (in lingua spagnola) Univision Communication, giu’ la conglomerata industriale Honeywell, danneggiata dal taglio del relativo rating effettuato dagli analisti di JP Morgan.

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Sugli altri mercati, in flessione l’oro. I contratti con scadenza giugno hanno realizzato una perdita di $5.70 a $636.30 all’oncia. In netto recupero i titoli di Stato. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ sceso al 5.084% dal 5.095%.