WALL STREET: VENDITE SU TIMORI FEBBRE SUINA

27 Aprile 2009, di Redazione Wall Street Italia

Wall Street scivola in una seduta segnata dall’alto nervosismo, con i governi di tutto il mondo che stanno studiando misure per prevenire e eventualmente contenere la diffusione di una possibile epidemia da influenza suina, un virus che si ritiene abbia ucciso sinora oltre 100 persone in Messico e che si sia esteso a Stati Uniti e Canada e forse sino alla Nuova Zelanda. Il Dow Jones ha chiuso in calo dello 0.64% a quota 8025, l’S&P 500 dell’1.01% a 857.50, mentre il Nasdaq dello 0.88% a 1679.41 punti.

Secondo il parere di diversi economisti, se si dovesse espandere, l’epidemia potrebbe compromettere il recupero dell’economia globale, prolungando e aggravando la recessione. “Non siamo ancora arrivati a questo punto. Deve prima diventare una pandemia su larga scala”, dice James Auger, senior analyst di IHS Global Insight. Ma se l’epidemia dovesse espandarsi a macchia d’olio, allora secondo Auger gli scambi commerciali potrebbero essere messi seriamente sotto pressione dalle restrizioni di esportazioni. “Potrebbe condurre a restrizioni sui viaggi sia per gli oggetti che per le persone, con sempre piu’ controlli in porti e aeroporti”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS) ha reso noto che ci sono 73 nuovi casi confermati nel mondo, tra cui 40 negli Stati Uniti. Tuttavia, in Messico la malattia ha causato 103 morti e ci sono ancora 1.700 casi che non sono stati confermati. “Ora come ora bastano poche notizie negative per far cambiare il morale degli operatori”.

Particolarmente colpite dalle vendite le compagnie aeree: L’indice settoriale Amex Airline Index lascia sul campo oltre undici punti percentuali, con gli investitori che temono che il business dei viaggi venga compromesso dai timori legati all’influenza. Tra i peggiori del comparto UAL Corp (-14%), proprietaria di United Airlines, mentre Continental Airlines cede il 16%.

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Tuttavia i timori sono stati in parte contenuti dal balzo del 20% di General Motors, nel giorno dell’annuncio di un piano di ristrutturazione che il mercato spera possa scongiurare la bancarotta. “Il messaggio del mercato circa quello che succedera’ a GM, da tempo una questione calda, e’ che forse potrebbero aver fatto esattamente quello di cui avevano bisogno per potersi salvare” commentano gli analisti.

Sul Dow saltano all’occhio i cali delle petrolifere Chevron e Exxon Mobil, appesantiti dai ribassi delle quotazioni del petrolio, sui timori legati alla febbre suina. Preoccupazioni che allo stesso tempo favoriscono i titoli delle societa’ sanitarie e biotech, in progresso sulle speculazioni che l’influenza alimentera’ le vendite dei farmaci. Gilead Sciences sale del 4%, il paniere Merrill Lynch Biotech Holders ETF fa un balzo del 2%.

Sotto pressione invece finanziari, in attesa di conoscere l’esito degli stress test condotti sui 19 istituti principali del Paese. L’indice settoriale KBW Bank index perde il 3.5%, Wells Fargo scivola di quasi il 5% dopo che Richard Bove, analista solitamente molto influente, ha abbassato il rating della banca a Hold da Buy.

Sul fronte delle trimestrali societarie, l’azienda di telecomunicazioni Verizon Communications, numero due del Paese nel settore della telefonia, ha registrato utili migliori del previsto aiutata dall’acquisto della piccola concorrente Alltel. I titoli pero’ segnano un ribasso di oltre il 2%. Sul Nasdaq si mette in evidenza il produttore di chip per telefonini Qualcomm in progreesso del 4.5% circa dopo aver rivisto al rialzo l’obiettivo per i ricavi 2009, citando segnali di miglioramento del mercato.

Sugli altri mercati, il contratto sul petrolio Usa con consegna a giugno ha ceduto $1.41 (-2.7%) bruciando gran parte dei guadagni accumulati venerdi’, ritracciando a quota $50.12 al barile. Sul valutario, si indebolisce l’euro nei confronti del dollaro. Nel tardo pomeriggio di lunedi’ a New York il cambio tra le due valute e’ di 1.3027. In calo anche l’oro: i futures con consegna giugno sul metallo prezioso hanno perso $5.90 a $908.20 l’oncia. In rialzo, infine, i Titoli di Stato Usa. Il rendimento sul benchmark a 10 anni e’ sceso di 7.5 punti base al 2.9210% dal 2.9960% di venerdi’.