Wall Street va in rosso

22 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Wall Street ha chiuso la seduta di contrattazioni in leggero calo, per la revisione al ribasso del Pil Usa del terzo trimestre, l’annuncio di una nuova linea di credito a breve (da 6 mesi a 2 anni) per paesi in difficolta’ approntata dal Fondo Monetario Internazionale, che conferma le turbolenze in Europa, e per le news relative al Beige Book sul dubbio andamento dell’economia.

Calo quindi per la quinta seduta consecutiva, con gli indici spinti al ribasso sopratutto dai timori per l’instabilita’ dell’Eurozona. Il Dow Jones ha perso lo 0,46% a quota 11493,72; il Nasdaq ha ceduto lo 0,07% a 2521,28 punti.

Il Federal Open Market Committee si e’ diviso sulla possibilita’ di varare un ulteriore allentamento monetario e ha respinto l’idea di fissare obiettivi formali su crescita, inflazione ed occupazione. E’ quanto emerge dalle minute dell’ultima riunione della Federal Reserve sui tassi d’interesse. L’adozione di obiettivi sul medio e lungo termine potrebbe rappresentare una piccola rivoluzione per la Fed che si avvicinerebbe in qualche misura alla BCE che ha come obiettivo la stabilita’ dei prezzi.

I componenti del Federal Open Market Committee hanno avuto una ampia discussione sulle varie ipotesi al termine della quale, pero’, non si sono trovati d’accordo su una modalita’ per rendere piu’ comprensibile la sua strategia di lungo termine. Il presidente della Fed, Ben Bernanke, ha comunque ribadito che il Comitato dovra’ ”considerare l’eventualita’ di comunicare i suoi obiettivi sul lungo termine e le strategie di politica monetaria.

Sul fronte macro, il prodotto interno lordo degli Stati Uniti è cresciuto nel terzo trimestre del 2%, contro il +2,5% riportato nella stima preliminare. Il dato, reso noto dal dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, è stato peggiore delle previsioni, in quanto gli analisti avevano previsto un incremento del 2,5%.

La revisione al ribasso dell’indicatore è stata provocata da due fattori: intanto, le aziende hanno ridotto le scorte (e di solito ciò avviene quando non si è particolarmente ottimisti sulla performance futura delle vendite); altro fattore, le stesse aziende non hanno investito come si era previsto inizialmente. A questo punto gli analisti ritengono che il prodotto interno lordo americano rimbalzerà nel quarto trimestre, per poi però rallentare notevolmente nel primo trimestre del 2012.

La sessione odierna è caratterizzata da volumi bassi, in vista della festività del Thanksgiving che sarà celebrata dopodomani, giovedì 24 novembre.

Fari sul fallimento della super-commissione Usa, che non è stata capace di trovare un accordo su tagli alle spese per un valore di $1.200 miliardi. “Dopo mesi di duro lavoro, siamo giunti alla conclusione che non è possibile raggiunge un accordo bipartisan”, si legge in una nota. La mancanza di un accordo farà scattare a questo punto tagli automatici a partire dal 2013. La “buona notizia” è che le agenzie di rating S&P e Moody’s non sono intervenute per modificare la valutazione degli Stati Uniti. Ma alcuni investitori temono la stessa impasse che fece parlare di sé l’America nel mese di luglio, quando repubblicani e democratici non riuscirono a trovare – per molte settimane – un accordo per innalzare il tetto sul debito. Inoltre, la terza agenzia di rating Fitch ha affermato che potrebbe ridurre l’outlook sulla valutazione a tripla AAA.

Guardando ai titoli scambiati sugli indici americani, giù Hewlett Packard -4,2%, che sconta i conti comunicati dal colosso, che nel quarto trimestre fiscale si sono attestati a $239 milioni, o 12 centesimi per azione, su un fatturato di $32,1 miliardi, in flessione rispetto agli utili di $2,54 miliardi, o $1,10 per azione, su vendite per $33,3 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. Giù anche Netflix -3,2%, Microsoft -0,96%, Dell -1,21%, Broadcom -2,7% e Cisco -0,83%. Sul fronte dei semiconduttori, l’indice rappresentativo, il Philadelphia Semiconductor Index, è in calo dell’1,20%.

Fallisce il tentativo di recupero dei finanziari. Morgan Stanley -1,40%, Bank of America -0,64%, JPM -0,97% e American Express -0,56%.

Sul fronte del mercato valutario, l’euro che ha scontato tra l’altro la dichiarazione del portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel – che ha affermato che la Germania non ha “un nuovo bazooka” per combattere contro la crisi dei debiti sovrani – azzera i guadagni ed è scambiato al momento piatto contro il dollaro a $1,3490. La valuta perde contro il franco svizzero lo 0,25% a CHF 1,2343, mentre sale sullo yen dello 0,19%, a JPY 103,98.

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio sono in rialzo dell’1,39%, a $98,27 al barile, mentre le quotazioni dell’oro sono in crescita dell’1,40%, a $1.702,10 l’oncia.