WALL STREET: TROPPE BOLLE SPECULATIVE

22 Giugno 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Quando il guru mondiale dei bonds dice che l’economia mondiale non è mai stata tanto instabile negli ultimi 20-30 anni, il singolo risparmiatore dovrebbe preoccuparsi sul serio, accantonare la scaramanzia e cominciare a chiedere ai gestori di essere molto cauti in particolare quando gli propongono investimenti rischiosi.

In un’intervista al Financial Times, Bill Gross, il manager di fondi obbligazionari più importante del mondo, ha dichiarato che nel mondo c’è «troppo debito, troppi rischi circa la geopolitica e parecchie bolle speculative. Tutto ciò ha creato un ambiente molto instabile che può precipitare da un minuto all’altro, in un modo che non ha termini di paragone negli ultimi 20-30 anni».

Per capire che cosa significhino queste parole, bisogna dire che Gross è uno dei pochi individui al mondo che quando parlano muovono i mercati. Non solo perché vede cose che ad altri sono
precluse, nemmeno solo perché sia un analista particolarmente capace, ma perché alle sue opinioni corrispondono prese di posizione sui mercati di dimensioni enormi grazie al fondo Pimco che contribuisce a gestire.

Secondo Gross le bolle speculative riguardano il dollaro, «sostenuto solo dalla gentilezza di Cina e Giappone», alcuni mercati immobiliari e alcune materie prime. La conseguenza, poi, dell’ampio uso di leve finanziarie e del fatto che perfino le banche tradizionali ormai agiscono come hedge funds è che perfino piccoli movimenti
dei tassi d’interesse possono avere effetti molto destabilizzanti.

Che cosa sta suscitando tanto timore nei guru di Wall Street è facilmente intuibile. Esiste un legame preciso tra l’offerta di moneta e
i movimenti delle attività finanziarie. L’effetto è sensibile perfino su base settimanale e mensile. Una volta un eccesso di moneta nel sistema economico creava inflazione.

Negli ultimi anni si è visto che questo non succedeva: quando la liquidità è aumentata, l’inflazione è rimasta molto bassa, ma sono
stati i prezzi delle azioni, degli immobili o delle obbligazioni a salire. L’offerta di moneta globale ha cioè determinato l’andamento degli indici finanziari in tutto il mondo.

Quando però la liquidità scende al di sotto del livello di crescita dell’economia – e in particolare al di sotto del tasso di sviluppo della produzione industriale – allora bisogna prepararsi a uno scossone sui prezzi delle attività finanziarie.

Il perché ciò avvenga non è immediatamente intuibile. Bisogna fare un piccolo ragionamento: se l’acquirente «marginale » di azioni e obbligazioni, cioè l’ultimo investitore che si presenta sul mercato e decide di domandare un titolo, ha una posizione finanziaria non in equilibrio, fa cioè molto uso di leva finanziaria, anche una piccola restrizione nelle quantità di credito e di liquidità lo fanno sparire dal mercato. Ma siccome è sempre l’acquirente marginale a determinare i prezzi, questi subiscono appieno il calo di domanda.

L’ultima volta che è successo che il tasso di crescita della produzione industriale è stato superiore alla liquidità, è stato nell’ottobre 1987: quello che seguì fu il famoso crack di Wall Street.

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