Wall Street tenta il riscatto, tutto dipende dal petrolio

24 Febbraio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Partenza incerta per la piazza finanziaria americana, con gli investitori da un lato preoccupati per il possibile contagio della crisi del mondo arabo e dall’altro rassicurati dal miglioramento del mercato del lavoro dentro le mura di casa. Il Dow cede lo 0,14% a quota 12.089 e il Nasdaq e’ sostanzialmente piatto a 2.723. Invariato anche l’S&P 500, in area 1.307.

Le turbolenze e l’instabilita’ sociale e politica delle regioni mediorientali e nordafricane hanno aiutato il petrolio a spingersi brevemente sopra i $101 al barile. E’ questo il tema portante da qualche giorno sui mercati, un fattore che ha invece messo sotto pressione le borse di tutto il mondo. Oggi pero’ potrebbe rappresentare un’eccezione.

Il tono piu’ ottimista e’ dovuto anche a un ritracciamento dei prezzi dello stesso greggio, che ora scambiano sotto i $100 al barile. Si tratta comunque di un rialzo superiore al punto percentuale. I riflettori rimarranno puntati sul mercato energetico, con le scorte di petrolio che veranno pubblicate alle 17 itliane, un’ora dopo l’aggiornamento sulle vendite di case nuove. Il gap venutosi a formare a causa dello stop a gran parte delle esportazioni della Libia dovrebbe venire colmato dall’Arabia Saudita, secondo quanto riferito da un suo funzionario al Financial Times.

I dati macro Usa di oggi hanno offerto soprese positive. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono diminuite sotto quota 400.000 unita’ per la seconda volta nelle ultime due settimane, con la media mobile a quattro settimane che e’ scesa ai minimi di oltre due anni. Gli ordini di beni durevoli sono cresciuti di molto in gennaio, ma se si esclude la componente dei trasporti, allora il risultato e’ da leggere in tutt’un altro modo: sarebbe stato difatti nettamente deludente. In particolare si segnala tuttavia il gran bel balzo della domanda di velivoli.

Gli investitori hanno avuto modo di distrarsi con la trimestrale di General Motors, che e’ tornata in utile negli ultimi tre mesi dell’anno e si e’ detta ottimista per il 2011. La casa automobilistica, nel primo bilancio annuale dopo il maxi-piano di salvataggio da quasi 50 miliardi varato dall’amministrazione Usa, ha annunciato di aver registrato un utile netto di 4,7 miliardi di dollari nel 2010 e di 500 milioni nel solo quarto trimestre nonostante la restituzione di 400 milioni di dollari al governo. GM riconoscera’ a 45.000 dipendenti una quota di utile media pari a 4.300 dollari come compensazione per la rinuncia ai benefit durante il periodo di ristrutturazione.

“Fino a qualche giorno fa la reazione dei mercati alla situazione mediorientale e’ stata positiva, con gli operatori che hanno cercato di mettere da parte le notizie negative delle violente proteste e della violenta repressione che ne e’ seguita, nella speranza che il cambiamento di regime apportera’ dei benefici alle nazioni coinvolte”, dice Will Hedden, sales trader di IG Index. “Le dimensioni del conflitto libico, tuttavia, e i timori che le proteste possano contagiare quel gigante produttore di petrolio che e’ l’Arabia Saudita, hanno scosso i mercati”, si legge in una email, cosi’ come riportato da Marketwatch.

Conflitto i cui effetti continuano inevitabilmente a farsi sentire sugli altri mercati. Nel comparto energetico i prezzi del petrolio sono schizzati al rialzo in area $101. I futures con scadenza aprile del greggio segnano un rialzo dell’1,5% a $99,58 il barile. I contratti con scadenza aprile dell’oro guadagnano lo 0,02% a $1.414,30 l’oncia. Sul fronte valutario l’euro avanza dello 0,3% a $1,3795. Quanto ai Treasury, il rendimento sul decennale vale il 3,44%, in ribasso di 4,4 punti base.