Wall Street teme l’Egitto, i trader riscoprono oro e petrolio

28 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Dopo due ore e mezzo di contrattazione Wall Street, partita all’insegna della cautela, si trova sui minimi intraday. L’S&P 500 ha cosi’ rotto il livello di supporto a 1.292/1.291 mentre il Nasdaq si e’ allontanato da quello posto a 2.731.

Le tensioni in arrivo dal Medio Oriente in generale, e dall’Egitto in particolare, non lasciano indifferenti gli investitori. Si ricorda che, come ogni venerdi’, la borsa locale e’ chiusa ma negli ultimi due giorni ha perso il 16%. Il costo per assicurarsi contro il fallimento del paese intento continua a crescere superando i 450 punti. Questo significa che ci voglio $450.000 all’anno per un contratto da 5 anni per assicurare $10 milioni di titoli di stato egiziani, in rialzo dai $305.000 della settimana scorsa. A inizio anno il Cds era a 237 circa.

Nell’ottobre 2008, dopo il fallimento di Lehman Brothers, era stato toccato il picco di 800 dimostrando che “il paese e’ sempre stato uno dei piu’ rischiosi nella regione a causa del suo debito e deficit e dell’alta inflazione”, ha spiegato a MarketWatch Gavan Nolan, direttore delle ricerche sul credito di Markit.

“Quello che sta accadendo nel Medio Oriente puo’ potenzialmente cambiare l’umore in merito alle proteste in corso contro i governi autoritari”, ha dichiarato a Dow Jones Christian Hviid, capo strategist di Genworth Financial Asset Management.

Se il governo egiziano guidato da Hosni Mubarak salta, si teme un effeto domino nel Nord Africa e in particolare in Yemen, Siria, Algeria e Libia.

Praticamente snobbati i dati macro odierni. La prima lettura del Pil Usa del quarto trimestre, per quanto sotto le attese (+3,2% contro stime di +3,7%), ha mostrato vendite finali ai massimi dal 1984. Molto bene anche l’export. E’ calata rispetto a dicembre la lettura finale della fiducia dei consumatori rilevata dall’Universita’ del Michigan

Sul fronte societario, hanno deluso i conti di Ford (F), i margini di Amazon (AMZN), gli utili di Microsfot (MSFT) anche se i ricavi sono cresciuti del 5% grazie alla solida domanda del pacchetto Office e del dispositivo per videogiochi Kinetic. Chevron (CVX) ha avuto un balzo dei propri profitti grazie al rialzo dei prezzi del greggio e alla vendita di alcuni asset.

Sempre in tema di Stati Uniti l’attenzione e’ rivolta anche all’avvertimento di Moody’s, che ha affermato che il tempo per abbassare l’outlook da stabile negativo sul rating AAA degli Usa si sta avvicinando, poiche’ il deficit del paese continua a crescere. La nota dell’agenzia di rating arriva all’indomani del taglio del giudizio sul Giappone . L’indice Nikkei nel primo giorno utile per reagire al taglio dell’agenzia di rating ha perso l’1,1%. L’Hang Seng a Hong Kong ha visto un -0,7%, Shanghai +0,1%.

Chiusura in rosso e sui minimi di giornata per l’Europa, che per gran parte della seduta aveva visto segni positivi. Anche la Spagna, dove i sindacati hanno raggiunto un accordo per alzare l’eta’ pensionabile a 67 da 65, si e’ lasciata andare alle vendite. La riforma pensionistica, insieme a misure per aiutare le banche in difficolta’, e’ una componente cruciale della lotta del paese alla crisi del debito. Il Ftse/Mib ha perso l’1,28% a 22.025 punti. Hanno pesato Fiat (-4,5%) e Pirelli (-3%).

Da segnalare l’importante analisi sul trend futuro del Ftse Mib.

Sul fronte valutario l’euro ha perso oltre una figura avvicinandosi sempre piu’ a $1,36. Passa in secondo piano il fatto che la Cina, abbia dato il suo contributo a risollevare la moneta unica con continui acquisti ingenti non solo di euro ma anche di bond europei.

Sugli altri mercati, i futures con scadenza marzo segnano un rialzo dello 2,63% a $87,89 il barile. I contratti con scadenza analoga dell’oro sono riscoperti con un deciso cambio di rotta. Adesso segnano +1,19% a $1335,50 l’oncia. Sul fronte valutario l’euro cede lo 0,93% a $1,3606. Quanto ai Treasury, il rendimento sul decennale vale 3,3430% da 3,385% di ieri.