Wall Street: tanti guai per la testa, la Ue rischia il disfacimento

17 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Chiusura di seduta debole a Wall Street, preoccupata dalle persistenti incertezze riguardanti l’economia, nel giorno in cui la Fed ha annunciato un nuovo round di stress test che verranno condotti sui 19 principali istituti del paese entro l’inizio del 2011. Nonostanti i cali, tuttavia, il Dow Jones e’ riuscito a tenere quota 11 mila punti.

Intanto la crisi fiscale dei paesi periferici dell’area euro ruba la scena anche a New York: il piano di salvataggio dell’Irlanda rischia di saltare e con esso il progetto stesso dell’Unione Europea. Intanto i dati macro Usa confermano una situazione instabile interna, mentre la Cina ha deciso di mettere un freno all’inflazione, infliggendo un duro colpo alle materie prime e in particolare oro e greggio.

L’unico fattore positivo di giornata e’ stato che negli Stati Uniti sta crescendo l’ottimismo per l’andamento dei consumi sotto le feste dopo che la catena di discount Target ha emesso previsioni incoraggianti sul giro d’affari di fine anno.

Il Dow Jones ha perso lo 0.15% a quota 11007.16, mentre Nasdaq e S&P 500 riescono a chiudere sopra i livelli di ieri, rispettivamente in rialzo dello 0.25% a quota 2476.01 e dello 0.02% in area 1178.52. Tra le blue chip, particolarmente venduti i titoli di Home Depot (-2.5%) e Bank of America (-2.3%), mentre Merck (+1.6%) e Travelers (+1.4%) si distinguono in positivo. Dopo aver toccato martedi’ i massimi di un mese e mezzo, l’indice della volatilita’ VIX e’ sceso appena sopra quota 22.

La triste verita’ sulla crisi del debito sovrano dei PIIGS e’ che l’intero progetto europeo e’ ora a rischio disintegrazione, con le conseguenze strategiche ed economiche che al momento sono impossibili da prevedere. In un intervento tenuto in mattinata, il presidente dell’Unione Europea Herman Van Rompuy (tra le altre cose poeta e scrittore di versi in giapponese e latino) ha avvertito che se i leader europei non affrontano come si deve la crisi e consentono una rottura del blocco dell’eurozona, finiranno per distruggere l’Unione Europa stessa.

Dagli ultimi dati macro Usa e’ emersa una situazione dei prezzi al consumo sotto controllo, ma anche un mercato immobiliare ancora fragile – vedi calo ai minimi di 18 messi dei nuovi cantieri edili in ottobre. Il CPI Core sembra invece aver toccato il cosidetto punto di “bottom”, il che aumenta i rischi di deflazione.

Ma l’attenzione e’ rimasta concentrata sulla bomba a orologeria del debito irlandese, che potrebbe esplodere da un momento all’altro, mentre l’ultima asta di titoli a un anno in Portogallo ha avuto un esito disastroso.

I bond irlandesi hanno oscillato tra il rosso e il nero mentre i funzionari dell’Unione Europea, del Fondo Monetario Internazionale e della Bce sono impegnati nella messa a punto di un’iniziativa concertata volta a stabilizzare l’economia nazionale e i mercati.

I ministri delle Finanze del gruppo dei 16 paesi dell’area euro hanno iniziato a lavorare a un possibile piano di salvataggio delle banche irlandesi affossate dal debito. Le discussioni tenute durante la riunione di cinque ore dell’Eurogruppo hanno aumentato la probabilita’ della messa a punto di un pacchetto per soccorrere il settore bancario di Dublino.

Intanto perdono forza le materie prime, appesantite dalla decisione della Cina di mettere un freno all’inflazione. Il governo di Pechino potrebbe imporre un controllo temporaneo al valore dei beni di tutti i giorni e dei materiali di produzione, allo scopo di contrastare il rincaro piu’ alto degli ultimi due anni.

A livello societario riflettori puntati sul settore dei consumi in attesa dell’inizio delle festivita’. La catena di discount Target ha emesso previsioni molto buone per gli ultimi tre mesi dell’anno. Grande attenzione anche al ritorno in borsa di General Motors, atteso per domani: la casa di Detroit ha annunciato di aver aumentato il numero di titoli da vendere al momento del suo sbarco sul mercato a 478 milioni da 365 milioni. La mossa, che potrebbe coincidere con la maggiore Ipo della storia, rispecchia un’alta domanda da parte degli investitori.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico, i futures sul petrolio con consegna dicembre hanno chiuso in calo del 2.2% a quota $80.44 il barile. Il derivato con scadenza dicembre dell’oro ha ritracciato dello +0.1% a $1336.9 l’oncia, ai livelli piu’ bassi delle ultime tre settimane. Sul fronte valutario l’euro ha guadagnato lo 0.24% a quota $1.3519. Quando al decennale del Tesoro, il rendimento e’ aumentato di 1.7 punti base a quota 2.864%.