Wall Street subisce l’effetto Egitto

28 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Se il 2010 e’ stato classificato come l’anno della crisi del debito, il 2011 ha tutte le caratteristiche per far si che la prossima crisi sia quella del Medio Oriente. E’ questa prospettiva che oggi ha messo al tappeto i listini americani.

Il Dow ha perso l’1,39% (166,13 punti) a 11.823,70, peggiore seduta da novembre. Il Nasdaq (in tilt per un’ora a causa di problemi tecnici), ha lasciato sul terreno il 2,48% a 2.687,02 (- 68,26 punti). L’S&P 500 ha ceduto l’1,78% a 1.276,35 (-23,19 punti).

Il Dow ha interrotto la serie di otto settimane positive. L’S&P 500 ha perso da lunedi’ lo 0,6%. Giu’ dello 0,1% il Nasdaq.

Il mercato ha finora pressoche’ ignorato quanto successo in Tunisia ma l’ipotesi che la situazione in Egitto si aggravi con un effetto domino su tutta l’area del Nord Africa non lascia indifferenti gli operatori di borsa che nell’ultima seduta della settimana hanno puntato sui porti sicuri: oro, dollaro e Treasury. E’ stato il cosiddetto “fly to quality” in cui gli investitori preoccupati da rischi geopolitici hanno deciso di snobbare l’azionario. In pratica e’ accaduto quando visto lo scorso aprile, quando la paura che la crisi in Grecia contagiasse altre nazioni ha portato al sell-off sui listini.

Alcuni trader sono pero’ convinti che quella di oggi sia stata una giornata a se’ stante. Altri sostengono che “si rivelera’ un ‘one-off’ solo se le incertezze verranno spazzate via. Altrimenti la correzione del mercato continuera'”, ha riferito all’emittente americana Andre Julian, market strategist di OpVest Wealth Management.

“Cio’ che il mercato teme e’ il peggioramento della situazione in altre nazioni guidate da un potere autoritario. Siria, Arabia Saudita e Yemen sono sicuramente molto preoccupati di quanto sta accadendo alla luce della loro struttura di governo”, ha spiegato a Cnbc Christian Hviid, strategist Genworth Financial Management.

Sebbene l’Egitto in se’ non sia un importante produttore di petrolio (meno di 700.000 barili al giorno, ma e’ un grande esportatore di cotone), il nodo cruciale sta nel Canale di Suez. Va inoltre considerato che, come recentemente ribadito dal vicepresidente Usa Biden, il paese e’ un alleato degli Stati Uniti. “L’importanza dell’Egitto sta nel Canale di Suez. E’ il principale punto di collegamento commerciale tra Europa e Asia. E’ cruciale che esso resti aperto, che non ci sia una escalation delle tensioni al punto da condizionare negativamente i trasporti nell’area”, ha aggiunto Hvii specificando che l’Egitto e’ uno stretto alleato del mondo occidentale e chiave per la stabilita’ della regione”.

Il prossimo rischio potrebbe proprio essere legato al rialzo dei prezzi delle materie prime. “Le banche centrali si troveranno costrette ad alzare i tassi di interesse per combattere pressioni sul lato delle commodities”, ha preannunciato Jessica Hoversen, analista per il reddito fisso e valute straniere per MF Global a New York. Ipotesi sempre piu’ probabile se l’inflazione in Usa e’ destinata – almeno secondo Deutsche Bank – a raddoppiare quest’anno.

I futures sul petrolio, che in settimana avevano visto i minimi di due mesi a $85,11, hanno chiuso con un rialzo del 4,3% a $89,34. Il Brent del Mare del Nord (scambiato a Londra) e’ arrivato a $99,74 al barile, avvicinandosi alla soglia dei 100 dollari che non raggiunge dall’ottobre del 2008.

Per l’oro, che solo ieri era sui livelli di almeno 4 mesi in area $1310, guadagno dell’1,5% a $1337,70 all’oncia, su del 3,3% a $27,92 per oncia l’argento, che a inizio seduta si trovava sui minimi di un mese a $26,70.

Sul fronte valutario l’euro ha ceduto sulla piazza americana lo 0,91% a $1,3609 ma in giornata aveva superato quota $1,37 proseguendo un trend che era legato anche alla Cina con continui acquisti non solo di euro ma anche di bond europei. Quanto ai Treasury, il rendimento sul decennale vale 3,3290% da 3,385% di ieri.

Snobbati i dati macro odierni. La prima lettura del Pil Usa del quarto trimestre, per quanto sotto le attese (+3,2% contro stime di +3,7%), ha mostrato vendite finali ai massimi dal 1984. Molto bene anche l’export. E’ calata rispetto a dicembre la lettura finale della fiducia dei consumatori rilevata dall’Universita’ del Michigan.

Sul fronte societario, hanno deluso i conti di Ford (F, -13,41%), i margini di Amazon (AMZN, -7,22%), gli utili di Microsfot (MSFT, -3,86%) anche se i ricavi sono cresciuti del 5% grazie alla solida domanda del pacchetto Office e del dispositivo per videogiochi Kinetic. Chevron (CVX, -1,46%) ha avuto un balzo dei propri profitti grazie al rialzo dei prezzi del greggio e alla vendita di alcuni asset. Giu’ anche Apple (AAPL, -2,08%).

L’agenda degli Usa resta puntata, oltre che su questioni geopolitiche, anche sui conti pubblici. Proprio oggi Moody’s ha affermato che il tempo per abbassare l’outlook da stabile a negativo sul rating AAA degli Usa si sta avvicinando.

Per un riassunto della settimana alla Casa Bianca, guarda questo video.