Wall Street sprecona, si mangia i guadagni sul finale

13 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Chiusura contrastata per gli indici della borsa americana con il Nasdaq che ha virato in rosso nel pomeriggio. In generale il mercato e’ stato sostenuto dalle notizie di affari M&A e dalla mancata stretta monetaria in Cina.

Fa meglio di tutti il Dow Jones ha guadagnato lo 0.16% a quota 11428.56, favorito dalle prove di Caterpillar (+2% circa), Walt Disney (+1.5%) e Chevron (+2%), mentre Intel (-1.8%) e Bank of America hanno ceduto terreno (-1.7%). Invariato l’S&P 500 a 1240.46 punti, mentre l’indice composito ha chiuso in ribasso dello 0.48% in area 2642.91.

A livello settoriale, quasi tutti i comparti sono riusciti a chiudere in rialzo. Particolarmente richiesti energetici, materiali di base e utility. Nel frattempo l’indice di volatilita’ del VIX, considera misura attendibile della paura che aleggia sui mercati, e’ sceso sotto quota 17, ai minimi da aprile.

Come previsto il Congresso ha detto si al prolungamento del pacchetto di agevolazioni fiscali per altri due anni, dopo che la settimana scorsa Obama aveva raggiunto un compromesso con i repubblicani in materia, scatenato le critiche di alcuni dei suoi compagni di partito. Il provvedimento dovrebbe passare nonostante l’opposizione dei democratici, che dopo le elezioni di meta’ mandato si trovano in minoranza alla Camera.

Le piazze azionarie di tutto il mondo hanno ricevuto una bella iniezione di fiducia dalle notizie giunte dalla Cina, che non ha alzato i tassi di interesse e annunciato che nonostante il forte rincaro dei prezzi, ha intenzione di mantenere una politica orientata alla crescita sempre piu’ forte, piuttosto che ad una di stretta monetaria.

Le grandi banche di Wall Street, in ripresa dopo il piano di salvataggio in piena crisi finanziaria, dovrebbero mettere a segno i migliori due anni nel settore dell’investment banking e del trading, con il 2010 che dovrebbe vedere i secondi risultati piu’ alti di sempre. L’indice di volatilita’ VIX, misura della paura che aleggia sui mercati, e’ calato di 65 centesimi di poco sotto l’area di 17 punti.

In ambito di notizie societarie, e’ il fronte M&A ad attirare i riflettori su di se’. Thermo Fisher acquistera’ Dionex al prezzo di circa $2.1 miliardi, ovvero $118.50 per azione in contanti: la cifra rappresenta un premio del 21% rispetto al valore di chiusura venerdi’.

General Electric ha annunciato che acquistera’ una societa’ di componentistica nel settore energetico, Wellstream Holding, per $1.3 miliardi. All’interno della sfera farmaceutica, Sanofi-Aventis rilancera’ la sua offerta da $18.5 miliardi su Genzyme. Dell da parte sua comprera’ Compellent per $960 milioni.

Londra ha chiuso in progresso dello 0.75%, Francoforte dello 0.3%, Parigi fa +0.89% e Milano sale dello 0.72%. I listini riescono così a lasciarsi alle spalle il giudizio di Moody’s, che ha confermato l’outlook negativo per le banche spagnole.

In un contesto che rimane caratterizzato da una profonda incertezza, il sentiment non è di certo aiutato in Europa dai giudizi delle agenzie di rating che continuano ad attaccare l’Europa. A tal proposito, grande è l’attesa degli operatori per la riunione dei leader Ue del 16-17 dicembre, in cui, secondo il Financial Times, si potrà considerare anche l’eventualità di concedere una linea di credito a breve termine ai paesi che hanno problemi di rifinanziamento. Inoltre, in quell’occasione si potrebbe affrontare anche la possibilità del fondo anticrisi di acquistare bond governativi.

In tutto questo, non c’è dubbio che il mondo continui a essere diviso a metà. Mentre la Cina continua a correre, l’Europa litiga ancora per la proposta di Tremonti-Juncker relativa all’emissione degli eurobond. Pechino è inoltre osservato speciale soprattutto per il dato sull’inflazione, balzato al 5,1%, al massimo degli ultimi 28 mesi.

In realtà, i rialzi delle borse europee si spiegano proprio con la mancata decisione della Cina, nel weekend appena trascorso, di alzare il costo del denaro, come molti invece avevano temuto. Ma manca ormai poco all’adozione di una manovra di politica monetaria restrittiva, visto che l’economia cinese non sembra dare segnali di rallentare il passo e considerate le recenti dichiarazioni delle autorità del paese del Dragone.

Sugli altri mercati, il prezzo del petrolio ha chiuso in rialzo di 82 centesimi (+0.9%) a quota $88.61 il barile. In seduta i futures con consegna gennaio avevano temporaneamente superato l’area dei $90. L’oro ha registrato anch’esso un progresso dell’1% a quota $1398 l’oncia. I contratti con scadenza febbraio avevano raggiunto l’area dei $1400 nel corso della giornata. I futures sull’argento con consegna marzo hanno guadagnato il 3.6% in area $29.62 l’oncia.

Sul valutario l’euro ha segnato un bel +1.26% a quota $1.339 sul dollaro, con la valuta americana che ha pagato la decisione della Cina in materia di politica monetaria. Quanto ai Treasury, i prezzi hanno reagito sul finale di seduta, con il rendimento sul decennale che finisce per cedere 1.3 punti base a quota 3.2830%