WALL STREET: SOLO RIMBALZI SUI LISTINI (VINCE L’ORSO)

24 Novembre 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Il maggiore problema è l’enorme moltiplicazione
della leva finanziaria. Senza tutto
quel debito e senza tutta quella carta finanziaria,
le conseguenze della crisi in atto sarebbero
molto meno pesanti. La verità nuda e
cruda è che il processo di riduzione del debito
rappresenta una sfida dolorosissima per l’economia
e per i mercati.

Oggi le banche commerciali
Usa hanno una leva finanziaria media intorno a
20 volte la loro base di capitale. Ritengo che dovrebbero
scendere come minimo a quota 12. E
anche ammettendo che arrivino a fermarsi a
18-17 volte, in mancanza di una grossa iniezione
di capitale, per forza di cose dovranno tagliare
gli impieghi, risucchiando liquidità dal sistema.

CALO DEI PROFITTI. Alla luce dei nuovi dati,
talune dichiarazioni del Segretario di Stato Henry
Paulson suonano come barzellette con un retrogusto
amaro: l’economia Usa, per esempio,
non è «fondamentalmente sana» come ha in più
occasioni ribadito Paulson. Gli utili operativi delle
società di S&P500 registrano un inquietante
calo del 30 per cento. Il mondo dell’auto è in piena
depressione. La spesa per consumi, una delle
forze trainanti dell’economia, mostra gravi segni
di affaticamento. A livello mondiale, gli investimenti
infrastrutturali hanno smesso di crescere
e potrebbero addirittura diminuire nel 2009, con
gravi ripercussioni per le società industriali e i
produttori di materie prime.

Il contagio allunga
le sue propaggini ovunque. Qui, in Cina, la festività
del Golden Week, che ha luogo la prima settimana
di ottobre, è stata rovinosa per il turismo:
si stima che gli arrivi di cinesi a Hong Kong e
Macao siano calati del 30-50% rispetto al 2007. In
questo clima, dubito che il mercato azionario
possa imboccare la via del rialzo. Anche perché:
chi dovrebbe comprare? Le famiglie sono venditrici
nette di azioni da un bel pezzo.

Nel 2007 la
parte del leone l’hanno svolta le operazioni di ingegneria
finanziaria, le fusioni, le acquisizioni e
agli abracadabra dell’alta finanza. Ma è acqua
passata: per le condizioni in cui versano, le aziende
compreranno meno azioni di quanto abbiano
fatto nel recente passato. Insomma, non c’è domanda,
manca il carburante per alimentare un
solido mercato al rialzo. Ciò non esclude, però,
l’eventualità di rimbalzi. Perché gli indici si trovano
in condizioni di forte ipervenduto e il pessimismo
dilaga ovunque. Basta un niente e parte una
corrente di ricoperture. Dunque, non sarei stupito
se i listini azionari recuperassero il 10-20% entro
la primavera prossima.

DOLLARO RIFUGIO. La gente rimane attonita
quando dico che il biglietto verde può offrire un
rifugio per il breve termine. Eppure i fatti degli
ultimi mesi mi hanno dato ragione. La forza del
dollaro sta nella debolezza dell’America. L’America
-massima potenza industriale fino a qualche
decennio fa – oggi produce poco o niente. Per lo
più consuma. Sicché quando le famiglie americane
stringono la cinghia sono i Paesi esportatori a
soffrire. Con questo non vorrei che le mie parole
fossero fraintese: nel lungo termine il dollaro è
condannato, reca in sé scarso valore. Qui parlo
del breve termine, fino a quando la crisi finanziaria
sarà in fase acuta. C’è poi una riflessione su
cui vorrei sollecitare il mio lettore.

Nel libro
l’«Economia dell’inflazione», Constantino Bresciani-
Turroni ha narrato i rovinosi eventi che si
sono accompagnati all’iperinflazione tedesca,
fra il 1919 e il 1924. Scriveva Turroni che i nuovi
nababbi tedeschi si erano arricchiti non nel sentiero
di una generale prosperità nazionale, bensì
di pari passo con l’impoverimento della gente comune.
E ciò a causa del deprezzamento della moneta.

Ora, ci vuol poco a tirare un parallelo con
gli eventi della cronaca nostra: nel solo 2007 le
prime cinque banche di Wall Street hanno dispensato
38 miliardi di dollari in bonus, mentre i
risparmiatori hanno perso su queste banche circa
75 miliardi. Bisogna stare attenti: uno dei fattori
che sicuramente contribuì all’ascesa di un
pazzo come Hitler va ricercato proprio nella devastazione
finanziaria subita dalle famiglie tedesche
in quegli anni infausti che vanno dal 1919 al
1924. Per questo non si deve scherzare con la moneta.
Non ce lo dimentichiamo.

*È nato a Zurigo, ma dal
1973 vive tra Hong Kong e
Thailandia. In Oriente ha
fondato la Marc Faber
Limited. È editore del
report mensile «The
Gloom, Boom & Doom»,
dove mette in pratica la
sua filosofia «contrarian»
scovando opportunità
che definisce inusuali
Il suo sito Internet è:
www.gloomboomdoom.com

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