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WALL STREET: SEDUTA CONTRASTATA, SETTIMANA POSITIVA

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I listini azionari americani hanno archiviato la seduta col segno opposto. Il Dow Jones Industrial Average ([[INDU]]) ha ceduto lo 0.16% a 12653, l’S&P500 ([[SPX]]) e’ salito dello 0.17% a 1448, il Nasdaq Composite ([[^IXIC]]) e’ avanzato dello 0.30% a 2475. I contrastati dati macroeconomici Usa hanno da un lato affievolito i timori relativi ad una crescita delle pressioni inflazionistiche, dall’altro hanno sollevato alcune preoccupazioni legate alla sostenibilita’ della crescita economica che hanno pesato sulle alcune Big dell’indice industriale. Le performace settimanali sono rispettivamente di +1.3%, +1.8% e +1.7%.

Il rapporto sull’occupazione Usa ha mostrato per il mese di gennaio la creazione di 111 mila nuovi posti di lavoro, inferiori alle stime del consensus pari a 150 mila, e un aumento del tasso di disoccupazione in rialzo al 4.6%. Allo stesso tempo, il contenuto incremento del salario orario ha confermato l’ attenuazione dell’inflazione. Al punto che in alcune sale trading di New York si e’ ricominciato a parlare della possibilita’ di un taglio dei tassi d’interesse Usa da parte della Federal Reserve nella seconda meta’ dell’anno.

Contrastati gli altri dati macro in calendario. Bene gli ordini alle fabbriche, saliti del 2.4% a gennaio, oltre le stime; rivista al ribasso, invece, la fiducia dei consumatori stilata dall’Universita’ del Michigan, a quota 96.4 punti dai 98 della lettura preliminare.

Molti analisti non sono rimasti affatto sorpresi dallo stretto “trading range” (fascia di oscillazione) giornaliero in cui si sono mossi i listini, soprattutto considerato il progresso delle ultime sedute che avrebbe potuto lasciare spazio ad una piu’ consistente ondata di prese di beneficio.

Nel comparto societario, ancora sotto i riflettori le trimestrali aziendali. Il gigante petrolifero Chevron ([[CVX]]) ha riportato risultati superiori alle attese, ma si verificato comunque un calo del titolo, una ripetezione di quanto accaduto il giorno prima alla rivale Exxon Mobil ([[XOM]]). In ribasso anche il titolo della catena farmaceutica leader negli Usa, Walgreen ([[WAG]]) a causa di un outlook giudicato dagli analisti piuttosto incerto.

A soffrire nel comparto hi-tech e’ stato il colosso retail online Amazon.com ([[AMZN]]), dopo aver diffuso risultati superiori alle attese, accompagnati pero’ da preoccupanti pressioni sui costi, come era gia’ successo nei giorni scorsi con Dell ([[DELL]]) e Google ([[GOOG]]). La banca d’affari Bear Stearns ne ha tagliato il rating a Underperform e il titolo ha chiuso in ribasso del 3.60% circa.

In controtendenza il colosso dei videogames, Electronic Arts ([[ERTS]]), che ha visto pero’ sfumare quasi interamente i guadagni dell’apertura, chiudendo in progresso dell’1.18%, lontano dal +7% registrato in avvio.

Ad influenzare la performace del Dow Jones sono stati principalmente Microsoft ([[MSFT]]) (nonostante l’upgrade ricevuto dagli analisti di Bank of America), Alcoa ([[AA]]) e Boeing ([[BA]]). I maggiori rialzi sono stati realizzati dalla compagnia telefonica AT&T ([[T]]) e dalla farmaceutica Pfizer ([[PFE]]).

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Sugli altri mercati, nel comparto energetico il petrolio ha chiuso ai massimi di un mese, sopra i $59 al barile. I futures con consegna marzo sono avanzati di $1.72 a $59.02, con un progresso settimanale del 6.5%.

Sul valutario euro in ribasso nei confronti del dollaro. Nel tardo pomeriggio di venerdi’ a New York il cambio tra le due valute e’ a quota 1.2965. L’oro e’ arretrato con forza. I futures con scadenza aprile sono scesi di $11.50 a $651.50. In rialzo infine il prezzo dei titoli di Stato Usa, con il rendimento sul Treasury a 10 anni che e’ sceso al 4.827% dal 4.8370% di giovedi’.