WALL STREET: RIPARTENZA DA GENNAIO IN POI

24 Novembre 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Wall Street può risalire già a gennaio, anticipando l’uscita dell’America dalla recessione, che avverrà nella seconda metà del 2009. Ma un risparmiatore che guarda ai prossimi dieci anni deve comprare azioni subito, perché fin d’ora hanno prezzi davvero convenienti. E le occasioni si trovano anche a Piazza Affari, da Campari a Eni.

Lo sostiene dal suo ufficio a Rye, vicino a New York, Mario Gabelli, uno dei più famosi gestori americani e, come Warren Buffett, guru della filosofia value investing: comprare azioni di aziende solide ma sottovalutate in Borsa. I saliscendi di Wall Street prima e dopo le elezioni del 4 novembre non lo spaventano e ha fiducia nella nuova leadership di Barack Obama.

Come spiega l’accoglienza di Wall Street ad Obama?
«Di solito la Borsa va giù prima dell’elezione di un Democratico e poi risale subito dopo, perché si rende conto che la realtà non è troppo brutta. Questa volta è diverso, perché così tanti altri problemi si sono intrecciati con la campagna presidenziale, dalla crisi delle banche d’affari al dissolversi della fiducia sui mercati. Quando la Camera ha bocciato il piano di salvataggio lo scorso 29 settembre, lo spettacolo è stato orribile e ha congelato tutti: i consumatori hanno smesso di comprare, le banche di prestare soldi e in ottobre Wall Street ha patito uno dei mesi peggiori di tutta la sua storia».

Ma la presidenza Obama farà bene alla Borsa?
«Credo che in una cosa Obama riuscirà sicuramente subito: essere un leader e ridare fiducia, quello che è totalmente mancato negli ultimi due anni. Ma poi bisogna vedere qual è la visione di Obama per rilanciare l’America come brand. Secondo me il “marchio America” significa prima di tutto meritocrazia: se studiano, lavorano e lo meritano, negli Usa tutti possono diventare presidenti, come Obama; e tutti possono diventare ricchi, come me con due genitori italiani che non avevano studiato oltre la quinta elementare prima di venire qui come poveri immigrati. Poi, America vuol dire stato di diritto. E infine libero mercato, che però fa sempre attenzione alle regole».

Crede che il nuovo presidente incarni tutti questi valori?
«Lo spero. Dipende da come affronterà i problemi strategici, dall’indipendenza energetica al miglioramento del sistema scolastico pubblico, fino agli aiuti per gli imprenditori per nuovi business e posti di lavoro».

E la recessione?
«C’è già da un po’, ma se Obama agisce in modo appropriato potrà essere non troppo grave. Se ne potrà riemergere forse nella seconda metà del 2009, però la Borsa può anticipare la ripresa già a partire da gennaio».

Quali rischi vede che potrebbero invece aggravare la situazione?
«La mia maggior preoccupazione è che Obama prenda qualche misura che danneggi gli scambi commerciali su scala globale. Negli Anni 30 la depressione fu prolungata proprio dalle politiche protezioniste. Oggi abbiamo un grosso problema con i rapporti fra le valute: sarebbe molto negativo se per esempio Giappone o Cina decidessero di proteggere le proprie monete all’interno di una guerra commerciale con gli Usa. L’altro rischio all’orizzonte è che con tutta la liquidità immessa nel sistema da banche centrali e autorità mondiali, prima o poi si riaccenda una forte inflazione. Ma a breve termine è più importante far ripartire i mercati».

Un investitore privato fa meglio allora ad aspettare l’inizio della ripresa delle quotazioni a gennaio?
«No. Se si guarda ai prossimi dieci anni oggi bisogna comprare azioni. Ci sono ottime aziende con un rapporto prezzo/utili che non vedevo da 35 anni, veramente basso. Credo che chi investe oggi fra tre o quattro anni avrà ottimi rendimenti».

Pensa a qualche titolo in particolare?
«A Vivendi o a Cablevision, nei settori media e telecom, tartassati ma destinati a riprendersi. Infatti a un certo punto i consumatori americani — che rappresentano due terzi del prodotto interno lordo Usa, a sua volta pari al 25% del Pil mondiale — ricominceranno a spendere. Magari fra un anno e mezzo, quando lo choc finanziario sarà alle nostre spalle. E allora riprenderanno anche gli investimenti pubblicitari e le vendite di prodotti come i telefonini e altri beni di consumo non indispensabili, come i liquori. Per questo mi piacciono, in Borsa, Pernod e Campari, per esempio: marchi che compreranno anche i cinesi e gli indiani. Un altro settore di Borsa che sta soffrendo è l’alberghiero: oggi non si costruiscono più palazzi, ma fra due o tre anni i viaggi e il turismo cresceranno di nuovo e titoli come Mandarin o Starwood risaliranno».

Ha altri investimenti sulla Borsa di Milano?
«Sto molto attento alle società con una buona liquidità, per questo a Piazza Affari ho comprato azioni del Sole24Ore. Mi piace anche l’Eni di Paolo Scaroni e ho un po’ di Telecom Italia».

Chi ha dieci anni davanti a sé fa bene a comprare già adesso nuove azioni. Ci sono ottime aziende a prezzi che non si vedevano da decenni Mario Gabelli, 66 anni, nato nel Bronx da una coppia di poveri immigrati italiani, controlla un impero di fondi comuni e altri strumenti d’investimento (25 miliardi di dollari in gestione) con la società che ha creato nel 1977, Gamco Investors, e che ha quotato a Wall Street nel 1999. Suo socio al 18,9% è Bill Gates.

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