WALL STREET: RICOPERTURE, RIMBALZO E VOLATILITA’

28 Luglio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Tutto in 60 minuti. Costretta in territorio negativo per l’intera la giornata di scambi da una serie di trimestrali deludenti e dall’impennata del prezzo del petrolio – finito a quota 42,85 dollari al barile, in rialzo del 2,4% – la Borsa di New York mette a segno un allungo straordinario, in finale di seduta, portando in attivo Dow Jones e Standard&Poors 500 e rendendo meno amara la resa del Nasdaq, a lungo in calo di oltre un punto percentuale.

Al termine delle contrattazioni, infatti, il Dow Jones ha guadagnato lo 0,32% a 10.117,07 punti mentre lo S&P 500 è progredito dello 0,05% a 1.095,43 punti e il Nasdaq ha ceduto lo 0,58% a 1.858,26 punti.

Numeri – visto le premesse del giorno – più che discreti: alle trimestrali dimesse e al costo del greggio si è affiancato anche un Beige Book, la consueta fotografia della Federal Reserve sullo stato di salute economica degli Stati Uniti,apparso poco brillante. Nonostante abbia individiato un’economia ancora in espansione e un generale rafforzamento del mercato del lavoro,la Fed non ha potuto chiudere gli occhi di fronte ad un rallentamento dei consumi i quali hanno frenato, seppur leggermente, la corsa finanziaria avviata dal Paese nella seconda parte del 2003.

Il richiamo alle condizioni discrete dell’occupazione,tuittavia, pare essere stata la chiave di volta per la ripresa della Borsa negli ultimi sessanta minuti di scambi sino a quel momento dominati dalla paura. Sul mercato, infatti, si sono abbattute trimestrali poco entusiasmanti di gruppi come PeopleSoft, Energizer e Career Education; il dato peggiore delle attese sugli ordinativi di beni durevoli a giugno e il balzo del petrolio volato a livelli mai toccati negli ultimi 20 anni.

Tra i singoli titoli, con un Nasdaq appesantito dal comparto dei comparto semiconduttori, in difficoltà sono apparsi i tecnologici Amazon (-2,9%) e Applied Materials (-1,9%) mentre Peoplesoft – oggetto di una scalata ostile da parte di Oracle – é risiultata in progresso del 2,1% malgrado abbia comunicato un taglio delle stime relative a utili e vendite nell’anno.

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Peanti, ancora, il colosso dello smaltimento rifiuti Allied Waste Industries (-20,5%) bocciato da dati trimestrali non all’altezza, la regina delle comunicazioni via cavo Comcast (-3,7%, gratificata da utili positivi ma stroncata dal calo degli abbonati ai suoi servizi) mentre bene si sono comportati la società energetica Dinegy (+3,8% sul rilazo del greggio) e il colosso dell’aerospazio Boeing, avanzato dell’1,6% dopo aver reso noto il ritorno all’utile nel secondo trimestre fiscale all’aumento delle vendite nel comparto militare e della ripresa di consegne nel comparto commerciale.

Deludente, infine, Time Warner, il primo gruppo mediatico al mondo. La società guidata da Richard Parsons (nonostante gli ottimi incassi dell’ultimo film di Harry Potter, il maghetto nato dalla fantasia di J.K. Rowling) ha chiuso il trimestre con utili in calo che gli sono costati una caduta dell’1,5%.