WALL STREET: RIALZISTI LATITANTI SUL MERCATO USA

15 Settembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

Chiusura negativa per gli indici azionari americani, appensantiti dal warning emesso da Coca-Cola e dalle preoccupazioni di una contrazione degli utili societari. Il Dow Jones ha perso lo 0.84% a 10231, l’S&P500 lo 0.71% a 1120 e il Nasdaq lo 0.99% a 1896.

Ha condizionato negativamente l’umore di mercati il profit warning lanciato da Coca-Cola sui risultati previsti per la seconda meta’ del 2004. Il n.1 al mondo delle bibite ha annunciato che per il resto dell’anno prevede di realizzare un EPS di $0.88-$0.92, contro le attese degli analisti di $0.99. La notizia ha scatenato un’ondata di vendite sul titolo della compagnia, che in chiusura ha perso oltre il 4%. C’e’ chi ha comunque ha espresso ottimismo sulle prospettive del colosso di Atlanta. Tra questi, Legg Mason, che ha raccomandato agli investitori di approfittare in maniera aggressiva della debolezza del titolo.

Cattive notizie anche dal comparto telecom, con la nota negativa di una banca su Verizon, e dei semiconduttori, dopo il profit warning lanciato da Xilinx. Buoni, invece, gli utili di Oracle. Il colosso software ha registrato un incremento del 16% dei profitti e per il trimestre in corso prevede utili in linea con le attese del mercato. Migliore delle stime, infine, la trimestrale di Best Buy, la prima societa’ retail Usa dell’elettronica, che nel corso della seduta ha beneficiato dell’upgrade di una banca d’affari.

Per un commento operativo su indici, settori e titoli, vedi l’aggiornamento di meta’ sessione, curato da Marco Bonelli.

Tra le blue chip del Dow Jones, hanno chiuso in rialzo solo Home Depot, Exxon Mobil, DuPont e United Tech. Hanno perso oltre l’1% Coca Cola, Verizon, SBS Communication, Intel, 3M, Caterpillar e General Motors.
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Sui mercati si sono fatte sentire le preoccupazioni sul petrolio. L’uragano Ivan si prepara ad abbattersi sulle coste americane che si affacciano sul Golfo del Messico e ha gia’ costretto all’interruzione del 60% dell’output di greggio nel Golfo del Messico. Nel frattempo si e’ conclusa la riunione dell’Opec a Vienna. Il cartello dei paesi produttori di petrolio ha comunicato che incrementera’ la produzione nella misura di un milione di barili al giorno a partire dal prossimo novembre nel tentativo di alleviare le pressioni sui prezzi. I trader sono pero’ scettici sulle possibilita’ di successo della manovra: le raffinerie stanno gia’ operando ai limiti della capacita’ e difficilmente riusciranno a smaltire l’incremento di offerta.

Un’ulteriore nota negativa e’ poi arrivata dalla pubblicazione dei dati settimanali sulle scorte di greggio. Il Dipartimento dell’Energia americana ha dichiarato che nella settimana conclusasi il 10 settembre le scorte di petrolio sono calate di 7.1 milioni di barili a 278.6 milioni. In flessione anche le scorte di benzina, diminuite di 1.6 milioni di barile a 202.5 milioni. Immediata la reazione dei future. Il contratto con scadenza ottobre e’ balzato ai massimi intraday di $45.35 al barile.

Un effetto distensivo lo hanno invece sortito le dichiarazioni del presidente dell’Opec. Secondo quanto riportato da Bloomberg, Yusgiantoro avrebbe affermato di aspettarsi un rallentamento della domanda di petrolio nel 2005 rispetto ai livelli registrati nel corso del 2004. Il future con scadenza ottobre ha chiuso a $43.58, in ribasso di 81 centesimi.

Non hanno migliorato il clima dei mercati i dati economici pubblicati prima dell’apertura. Le ultime cifre alimentano i dubbi sui progressi e sulla solidita’ della ripresa americana. Nel mese di agosto la produzione industriale negli Stati Uniti e’ salita dello 0.1%, in misura inferiore alle stime degli economisti (+0.4%).

Maggiori delle attese, inoltre, i dati di luglio sulle scorte di magazzino. Buono, pero’, l’andamento dell’attivita’ manifatturiera: il NY Empire State Index e’ salito a quota 28.3 contro i 20.0 punti previsti dal consensus.

Sugli altri mercati, il dollaro e’ tornato a guadagnare terreno nei confronti dell’euro. Nel tardo pomeriggio di New York il cambio tra le due valute e’ di $1.2150. Permangono tuttavia perplessita’ sul reale potenziale di rialzo del biglietto verde alla luce della crescita record del deficit. La forza del biglietto verde ha penalizza l’oro che ha chiuso in ribasso di $0.50 a $404.60 all’oncia.

Sono in calo i titoli di Stato. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ al 4.17% contro il 4.13% della chiusura di martedi’.