Wall Street regge la prova dei minimi e rimbalza

8 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

Non e’ certo un mercato per rialzisti, ma l’indice S&P500 ha chiuso sopra la soglia ad alto rischio di quota 1040. E quindi un’importante battaglia e’ stata vinta contro gli short, dopo ore di snervante zig-zag degli indici. Le aziende di chip pagano il pessimismo di UBS e pesano sul Nasdaq. Bene gli energetici. Euro sempre senza fiato, oro record. La borsa americana ha chiuso contrastata dopo che per tutta la seduta i listini sono oscillati sopra e sotto la parita’ per almeno una decina di volte. Il Dow ha guadagnato l’1.29% a 9943.38 punti e l’S&P500 l’1.14% a quota 1062.46. Nasdaq invece in calo dello 0.13% a 2171.12 punti.

Ieri Wall Street aveva chiuso sui livelli piu’ bassi dell’anno. Per l’S&P si e’ trattata della peggiore serie di due sedute dai miminimi di 12 anni toccati a marzo dell’anno scorso. Oggi tutti gli indici principali sono scesi sotto i minimi dell’anno, e al di sotto il livello stabilito con il “flash crash” del 6 maggio scorso. Per i supporti e resistenze di S&P500 e Russell 2000 vedi INSIDER.

Sul mercato sono circolati rumors di un intervento massiccio della Banca della Svizzera per sostenere la quotazione dell’euro. Secondo le interpretazioni di molti trader e broker sul mercato dei cambi, la Banca della Svizzera sarebbe intervenuta a mercato aperto comprando euro nella mezz’ora finale precedente la chiusura dell’azionario europeo (leggere dettagli nell’articolo: Banca Svizzera: “no comment” su voci interventi sostegno euro). L’ennesimo tentativo di salvataggio della moneta Ue (la scorsa settimana sempre secondo voci Forex, fu la Fed a intervenire) sarebbe avvenuto sui minimi assoluti 2010 degli indici azionari di Wall Street e avrebbe provocato il rimbalzo che poi ha rafforzato valutario e azionario.

Il rincaro del petrolio ha spinto al rialzo le societa’ del settore, mentre le aziende di chip hanno ceduto il passo dopo che UBS ha sottolineato che la debolezza vista in Europa, afflitta da una grave crisi del debito, potrebbe colpire le attivita’. Nel frattempo l’oro ha raggiunto i massimi di sempre.

Le azioni di Exxon Mobil, la maggiore societa’ petrolifera degli Stati Uniti, hanno chiuso in territorio nettamente positivo. Molto richieste anche le Alcoa. Le imprese di metalli hanno fatto un balzo di oltre l’1.5%, il maggiore tra tutti i settori. Intel e’ risultata la societa’ piu’ venduta sul Dow Jones, mentre Nvidia e LSI hanno subito cali di circa il 3%.

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In apertura di seduta, come era successo per Milano e le borse europee, Wall Street aveva cercato di impostare un timido rimbalzo, passando anche in positivo per un quarto d’ora, supportata dai commenti in apparenza rassicuranti del numero uno della Federal Reserve Ben Bernanke, secondo cui gli Stati Uniti non devono temere una recessione a doppia V, visto che le condizioni economiche stanno continuando a migliorare, anche se lo stanno facendo ad un ritmo “moderato” a causa della situazione lavorativa ancora instabile di molti americani. Tuttavia il mercato degli investitori piu’ aggressivi e speculativi crede molto poco a quel che dice la Fed e a chi propaganda ottimismo, mentre lo scenario generale parla di tutt’altro.

New York era stata aiutata inizialmente dal recupero dell’euro, che in un primo momento aveva subito un duro colpo dalle parole dell’agenzia di rating Fitch. Gli analisti ritengono che per la sfida fiscale che il Regno Unito si trova a dover affrontare sia “formidabile”.

Nemmeno le parole di Royal Bank of Scotland hanno aiutato la moneta unica nel suo intento. Secondo gli analisti il piano di aiuti da 750 miliardi di euro non risolvera’ i problemi dell’unione monetaria e provochera’ un periodo prolungato di stress e caos sui mercati.

Nel comparto energetico le quotazioni del greggio hanno chiuso in rialzo. I futures con consegna luglio segnano un progresso dello 0.55% a quota $71.99 al barile. Sul valutario la moneta unica quota $1.1943 (+0.17%). L’oro e’ avanzato, registrando un rialzo del $5.70 in area $1246.50, raggiungendo il record da quando nel 1970 sono stati raccolti i primi dati. Quanto ai Treasury, il rendimento sul benchmark decennale si trova al 3.1680% dal 3.1840% di ieri.