Wall Street recupera e chiude a nuovi massimi pluriennali

14 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia

I cali dell’apertura si sono ridotti fino a diventare rialzi e gli indici principali della borsa americana sono riusciti a chiudere ai massimi di 30 mesi e allungando la serie di sedute senza mai un calo superiore a mezzo punto percentuale che ormai va avanti da oltre due mesi, durante i quali Wall Street ha guadagnato oltre l’8%. Il Dow avanza dello 0,47% e dell’1% in settimana, fanno ancora meglio Nasdaq e S&P, protagonisti di rialzi rispettivamente pari allo 0,73% e 0,74% giornalieri e all’1,9% e 1,7% nelle ultime cinque sedute. E’ la settima settimana positiva di fila. Tra i settori le banche (preso come benchmark di riferimento l’indice KBW) hanno fatto un balzo del 2,3%.

Alla fine gli investitori hanno preferito concentrarsi sui risultati migliori delle attese delle blue chip JP Morgan (+1%) e Intel, mentre i dati macro sono stati a luci e ombre. Non fosse per i timori di una crescita dell’inflazione anche in Usa – oltre che in Cina e Ue – e per il calo inaspettato della fiducia dei consumatori misurata dall’Universita’ del Michigan, ci sarebbe di che festeggiare. Le vendite al dettaglio sono aumentate a dicembre per il sesto mese consecutivo e i trader sono tornati a scommettere su qualche banca europea. A dicembre i prezzi al consumo sono saliti piu’ del previsto ai massimi da giugno 2009.

In generale il morale resta abbastanza dimesso pero’, con lo spettro dell’inflazione che si fa vivo anche negli Stati Uniti, dopo che ieri la Banca centrale europea, per voce del suo presidente Jean-Claude Trichet, ha avvertito che presto potrebbe entrare in gioco una stretta monetaria nell’area euro. Cio’ ha spinto al rialzo la moneta unica, che tuttavia oggi sta bruciando parte dei guadagni accumulati ieri.

Sempre sul fronte macro la produzione industriale e’ salita il doppio rispetto alle attese in dicembre, mentre le scorte di magazzino sono cresciute in dicembre meno del previsto.

Ma a dare uno scossone ai mercati ancora prima dell’avvio delle contrattazioni e’ arrivata la trimestrale di JP Morgan ed e’ stata una scossa positivo: il gruppo finanziario ha chiuso l’ultimo trimestre dell’anno con utili in crescita del 47% a $4,8 miliardi, piu’ alti del previsto, accompagnati da un aumento del fatturato dell’11%. L’AD Jamie Dimon ha citato il miglioramento della congiuntura creditizia, sottolineando che si sono visti “buoni risultati” in tutti i business in cui opera la banca. Ieri, dopo la chiusura di Wall Street, ha diffuso i risultati il colosso dei chip Intel, che ha reso noto di riportato i migliori utili della sua storia, relativi al quarto trimestre.

Oltre all’Europa, anche in Asia e nel Pacifico c’è stata una battuta d’arresto per le principali Borse che, per questioni di fuso orario, hanno scontato il dato sull’occupazione negli Usa diffuso un giorno fa. I listini hanno cosi’ eroso rialzi accumulati nelle ultime 2 sedute, a causa soprattutto delle perdite registrate dai grandi esportatori e dal comparto delle materie prime.

Tornando al Vecchio Continente, dove Piazza Affari si distingue come una delle borse migliori (+0,71% con un colpo di reni sul finale), l’attenzione si è spostata dal problema dei Piigs a quello dell’inflazione, un tema di cui ha parlato già ieri Trichet, nella conferenza stampa successiva alla decisione sui tassi di interesse, rimasti invariati. Un timore, quello del rialzo delle spinte inflazionistiche, che è stato confermato di nuovo in mattinata.

Nel mese di dicembre, ha riportato infatti Eurostat, l’inflazione si è attestata al 2,2% annuo dall’1,9% del mese di novembre, ovvero al top dall’ottobre 2008 (3,2%). Di fatto, il valore è superiore al del limite che la Bce considera coerente con la stabilita’ a medio termine dei prezzi.

Un’altra preoccupazione l’hanno generata le novità in arrivo dalla Cina. La banca centrale cinese ha varato infatti una nuova stretta sulla liquidita’ delle banche commerciali. A decorrere dal prossimo 20 gennaio, il coefficiente di riserva obbligatoria sale di 50 punti base al 19% della raccolta. Si tratta del settimo aumento consecutivo a partire dal 2010.

Sugli altri mercati i futures sul petrolio con consegna febbraio del petrolio scivolano dello 0,15% a $91,54. In settimana i prezzi sono saliti del 4%, la benzina del 3%. Il derivato con scadenza febbraio dell’oro perde $26,5 (-1,91%) a $1.3650,5. Da inizio anno e’ in calo del 4,3% ed e’ vicino ai minimi di un mese. Sul fronte valutario, l’euro nel tardo pomeriggio riesce a guadagnare terreno, anche marginalmente, salendo a $1,3376 (+0,1%). Quanto ai Treasury, in ribasso i prezzi dei titoli a dieci anni, i quali mostrano un rendimento al 3,33% in progresso di 3,2 punti base.