Wall Street: prevale la cautela. Ripresa c’è, ma va a rilento

14 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Reazione pressoche’ immutata agli ultimi dati macro per i principali indici della borsa Usa, che terminano la seduta ingessati intorno alla linea di parita’. La borsa fa estrema fatica a estendere i forti rialzi intascati ieri.

In chiusura il Dow Jones avanza di +16,42 punti (+0,12%) a 13.194,10 punti, l’S&P500 cede -1,67 punti (-0,12%) a 1.394,28, mentre il Nasdaq sale di 0,85 punti (+0,03%) a 3.040,73.

Il mercato preferisce posizionarsi “lungo” in attesa di ricevere nuovi segnali in chiave macro economica e geopolitica. Il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke ha ribadito quanto sia “frustrante che la ripresa sia ancora cosi’ fiacca”.

A livello settoriale a tenere a guinzaglio i listini e’ la performance sottotono dei finanziari, con Citigroup che cede -3,40%. In forte ribasso anche la compagnia di assicurazione MetLife (-5,83%).

Goldman Sachs lascia sul campo -3,35% dopo la ridda di polemiche scatenata dall’editoriale del dirigente dei derivati Greg Smith, che ha usato le pagine del New York Times per attaccare la cultura dell’avidita’ della banca e annunciare le sue dimissioni.

In febbraio i prezzi alle importazioni sono saliti dello 0,4% dopo l’incremento dello 0,3% del mese precedente. La componente petrolifera ha registrato un balzo dell’1,8%: senza di essa il risultato e’ infatti stato negativo dello 0,1%. Da parte sua l’indice delle esportazioni ha registrato un incremento dello 0,4% dopo il +0,2% di gennaio. Esclusa la componente agricola il rialzo e’ stato dello 0,5% dopo il risultato invariato di gennaio.

Il deficit di bilancio complessivo si e’ attestato a quota $124,1 miliardi, piu’ dei $113,8 miliardi previsti in meida dagli economisti.

Dopo il rally dell’azionario che ieri ha portato l’indice Dow Jones Industrial Average sui massimi dal 2007, oggi gli investitori mantengono un approccio piu’ cauto, valutando i pro e i contro dei risultati degli stress test sulle 19 maggiori banche Usa. Ben 15 hanno superato l’esame, mentre le rimanenti 4 (Citigroup, Ally Financial, SunTrust e Metlife) hanno fallito l’appuntamento.

Grazie alla solidita’ delle vendite al dettaglio (+1,1% a febbraio, la variazione più forte da cinque mesi), l’indice S&P500 è balzato ieri +1,81% a 1.395,95 punti. Buona anche la performance delle Piazze europee ed asiatiche.

La Fed conferma il buono stato di salute della ripresa in corso negli Stati Uniti, con il mercato del lavoro che lascia intendere a ulteriori miglioramenti in futuro. Si allontana dunque la possibilita’ di un nuovo programma straordinario di allentamento monetario di Quantitative Easing (QE3).

Altra buona e per certi versi sorprendente notizia è la decisione di Fitch di rivedere al rialzo il rating sul debito sovrano della Grecia, affermando che il paese non è più in default. Detto questo, molte restano ancora le incognite sul futuro di Atene.

Tra i singoli titoli, tonfo di Citigroup, dopo l’annuncio secondo cui la banca non e’ riuscita a raggiungere gli standard in termini di solidita’ finanziaria richiesti dalla Federal Reserve. Forte rialzo invece per Books-A-Million a seguito dell’annuncio dei ricavi registrati nel trimestre.

Sul fronte valutario l’euro scende nei confronti del dollaro a $1,3029 (-0,15%), in rialzo sullo yen invece dello 0,69%, a JPY 109,06. Rapporto dollaro/yen in rialzo a JPY 83,68. Quanto ai Treasuries, i rendimenti decennali avanzano di 7,3 punti base al 2,268%.

Per terminare la panoramica sui mercati, riguardo alle commodities, i futures con scadenza ad aprile sono a quota $105,43 al barile, mentre le quotazioni dell’oro a 1.642,90. A scatenare il sell off sull’oro, è stata in particolare la riunione della Fed di ieri. Nessun accenno da parte del presidente Ben Bernanke di adottare nuove misure di quantitative easing: una decisione, questa, che di per sé rafforza il dollaro; e che, considerata la relazione inversamente proporziale tra il biglietto verde e le commodities che sono espresse in questa valuta, provoca una flessione nel settore delle materie prime.