Wall Street, pre-Thanksgiving di vendite diffuse

23 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Wall Street prosegue la giornata di contrattazioni in ribasso, con gli indici principali che arretrano tra l’1,5% e l’1,7% circa, scontando il nervosimo presente in Europa e i dati poco convincenti arrivati dal fronte economico.

Bassi i volumi di contrattazione, in attesa della festività del Thanksgiving che si celebrerà domani, giovedì 24 novembre. Reso noto l’indice di fiducia dei consumatori stilato dall’Università del Michigan, che è rimasto praticamente invariato, ma che si è attestato ai massimi da giugno.

Tuttavia, l’effetto sull’azionario Usa è praticamente nullo. Intanto l’agenzia di rating Moody’s ha confermato la tripla AAA sugli Stati Uniti, affermando che fallimento della supercommissione anti-deficit non cambia la valutazione. Le prospettive rimangono però negative.

Riguardo alla performance dei singoli listini, Wall Street ha chiuso in calo per la sesta seduta consecutiva spinta la ribasso oltre che dalla crisi dell’Eurozona, dalla debolezza dei dati della produzione cinese. Il Dow Jones ha perso il 2,05% chiudendo a quota 11257,55; il Nasdaq ha ceduto il 2,43% a 2460,08 punti. Wall Street sara’ chiusa domani per la festivita’ del Thanksgiving, che cade l’ultimo giovedi’ del mese di novembre.

Tra i titoli, male Groupon, che cede il 13% circa scendendo al di sotto del prezzo dell’Ipo pari a $20 per azione; giù anche Qualcomm -4%, Apple -1,8%, Hewlett-Packard -2,7% e Google -1%. Sul fronte dei semiconduttori, il Philadelphia Semiconductor Index cede quasi il 2%, dopo essere sceso fino a -3%.

Giù di nuovo i finanziari, con il Financial Select Sector SPDR ETF – che misura il trend dei finanziari scambiati sullo S&P 500 – in calo del 2% circa. Giù Bank of America -3,1%, JPM -2%, American Express -1,7%.

In generale, anche gli Stati Uniti temono per la Germania, dopo l’asta flop dei titoli di stato di stamattina. Oltre che al problema Europa, si guarda inoltre con preoccupazione alle notizie arrivate dalla Cina, che ha visto il proprio indice Pmi attestarsi al valore più basso dal 2009.

Altro elemento che focalizza l’attenzione degli investitori è la possibile decisione della Fed di lanciare nuovi stress test sulle sei principali banche americani, a fronte di un ipotetico shock di mercato (provocato proprio dalla crisi dei debiti sovrani, giusto per fare un esempio).

Intanto, dal fronte economico degli Stati Uniti, sono stati resi noti anche altri dati macro.

Sotto i riflettori le richieste iniziali dei sussidi che si sono attestate a quota 393.000, peggio delle attese, in quanto gli analisti avevano previsto un valore a 391.000 unità. Qualche segnale di speranza, seppur tiepido, è arrivato comunque dalla media delle ultime quattro settimane, un indicatore più attendibile in quanto meno condizionato dalla volatilità che caratterizza i numeri settimanali.

Resi noti anche gli ordini dei beni durevoli che sono calati dello 0,7%, meno del -0,9% atteso dagli analisti. Il dato di settembre è stato però rivisto al ribasso a -1,5% rispetto a -0,6% inizialmente reso noto.

Le spese per consumi degli Stati Uniti sono salite poi dello 0,1%, meno del +0,3% atteso dal consensus. Migliori delle previsioni invece i redditi personali, che sono avanzati dello 0,4%, contro il +0,3% atteso e rispetto al +0,1% del mese di settembre.

Sul fronte del mercato valutario, l’euro accusa l’effetto Germania e scende dell’1,14%, a quota $1,3359. La moneta unica perde anche contro il franco svizzero a CHF 1,2278 (-0,58%), mentre nei confronti dello yen è in flessione dello 0,52%, a JPY 103,48.

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio scendono del 2,18%, a $95,87 al barile, mentre le quotazioni dell’oro sono in ribasso dell’1,19%, a $1.682,20 l’oncia.

Da segnalare che il dipartimento dell’Energia Usa ha reso noti i dati settimanali sulle scorte: le scorte di greggio crude sono scese di 6,219 milioni di barili (contro il consensus di un aumento di 1,4 milioni); le scorte di benzina sono salite di 4,475 milioni (il consensus era per un incremento di 1 milione); infine, le scorte di distillati sono scese di 770.000 barili, meno della flessione di 1 milione di barili stimata.