WALL STREET POCO MOSSA, MA E’ GIORNATA DA RECORD

12 Settembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

La sessione di borsa a Wall Street si e’ chiusa con gli indici poco distanti dalla linea di parita’. La volatilita’ dei mercati resta alta e gli operatori sembrano restii ad assumere rischi in assenza di nuovi dati macro che possano offrire un quadro pou’ chiaro sull’economia americana. Il Dow Jones ha ceduto lo 0.13% a 13291, piatto l’S&P500 a 1471, il Nasdaq e’ arretrato dello 0.21% a 2592.

E’ chiaro che il focus delle borse continui ad essere incentrato sulla Federal Reserve. Gran parte degli economisti danno per scontato un taglio del costo del denaro di almeno 25 punti base nel meeting del Fomc previsto per il prossimo martedi’. Ben Bernanke, recentemente intervenuto a Berlino, non ha emesso alcuna dichiarazione circa le prossime mosse della Banca Centrale. “Avrebbe senz’altro lanciato un segnale d’allarme nel caso in cui avesse notato un palese errore del consensus del mercato” hanno commentato alcuni analisti.

Con le poche notizie societarie diffuse in giornata, l’attenzione degli operatori e’ stata polarizzata in gran parte dai comparti energetico e valutario (euro al nuovo record sul dollaro). Subito dopo la pubblicazione dei dati sulle scorte, il greggio e’ volato ad un nuovo record storico, oltre gli $80 al barile, superando il precedente massimo segnato lo scorso 1 agosto. I futures con consegna ottobre hanno archiviato la seduta con un rialzo giornaliero di $1.58 (+2.1%) a $79.81 al barile; il top intraday e’ stato di $80.05.

Martedi’ l’OPEC ha deciso di incrementare la produzioni giornaliera di 500 mila barili al giorno; l’EIA ha tagliato le stime sulla domanda globale. I trader sul floor del Nymex hanno commentato gli ultimi dati evidenziando come il forte calo delle scorte (-7 milioni di barili di greggio nell’ultima settimana) confuti la tesi di un brusco rallentamento dell’economia.

Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul
link INSIDER

Pressioni erano giunte gia’ nel preborsa anche dal comparto tecnologico. L’aggiornamento infra-trimestrale diffuso nell’after hour di ieri da Texas Instruments (TXN) ha smorzato l’entusiasmo creato nelle ultime settimane dalle diverse societa’ di semiconduttori che avevano rivisto al rialzo le stime sui risultati fiscali. Gli investitori speravano in stime migliori di quelle offerte, soprattutto dopo il miglioramento dell’outlook di Intel (INTC) pochi giorni fa.

Il colosso texano dei chip per la telefonia mobile ha annunciato che ricavi e profitti nel prossimo trimestre si attesteranno all’interno del range stabilito dagli analisti. Negativa la reazione del mercato: il titolo e’ arrivato a perdere oltre due punti percentuali.

A preoccupare relativamente gli investitori e’ stato anche un articolo apparso sul Financial Times relativo ad alcune dichiarazioni del Segretario del Tesoro Usa, Henry Paulson, sull’attuale crisi del mercato del credito, che sta durando piu’ di quanto avvenuto negli shock finanziari degli ultimi venti anni.

Sugli altri mercati, sul valutario, ancora supereuro volato ad un nuovo record storico di 1.3913 nei confronti del greenback. Nel tardo pomeriggio di mercoledi’ a New York il cambio tra le due valute e’ di 1.3905. Stabile l’oro: i futures con consegna dicembre sono arretrati di appena 40 centesimi a $720.70 all’oncia. In ribasso infine i Titoli di Stato. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ salito al 4.4080% dal 4.3640% di martedi’.