Wall Street piatta, dopo l’euforia nervosismo per piano Europa

28 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Anche a Wall Street l’entusiasmo per laccordo che è stato raggiunto tra i leader europei per salvare l’euro ha avuto una durata limitata a una sessione. I cali sono stati comunque contenuti e alla fine gli indici sono terminati piatti: il Dow Jones ha guadagnato lo 0,18% a quota 12231,11; il Nasdaq ha perso 0,05% a 2737,15 punti.

Dopo i forti rialzi della vigilia, gli investitori si interrogano sulla reale fattibilità del piano Ue e nuovi e dubbi iniziano a trapelare.

Domanda numero uno. Come si faranno a trovare i 1.000 miliardi di euro necessari per il potenziamento del Fondo salva-stati? “Siamo di fronte a un comunicato ambizioso, ma i mercati vorranno sapere ora come si arriverà agli obiettivi – commenta William De Vijder, responsabile globale degli investimento presso BNP Paribas Investment Partners – La giuria è ancora lì fuori e ci vorranno molte settimane prima che i mercati riescano ad avere un quadro più chiaro” sui piani dell’Unione europea. Per questo, l’analista mantiene un rating “underweight” sull’azionario.

Non mancano poi alcune notizie che inducono a rimanere cauti e a pensare che forse si è esultato troppo presto. Una doccia fredda è arrivata dalla Corte costituzionale tedesca, che ha emesso una ingiunzione temporanea contro il potenziamento del Fondo Salva stati.

Arrivano poi le dichiarazioni dell’agenzia di rating Fitch che, pur mantenendo la tripla AAA il rating del Fondo salva-stati, afferma che la svalutazione del 50% dei titoli di stato greci detenuti dalle banche, decisa durante il summit del Consiglio europeo, è un “incidente di solvibilità”. Lascia però sperare un’altra dichiarazione della stessa Fitch, che starebbe pensando di migliorare in modo costante la valutazione delle nuove emissioni della Grecia, in quanto categoria “post default”. Intanto, dubbi sulle ambizioni europee vengono espressi anche da eminenti rappresentanti dell’alta finanza, tra cui Mohamed El-Erian, amministratore delegato di Pimco.

Nel frattempo, gli investitori tentano di digerire anche i nuovi dati arrivati dal fronte economico. Si guarda al rialzo delle spese per consumi pari allo 0,6% nel mese di settembre, e anche ai redditi personali, che hanno deluso invece le attese, crescendo a un tasso pari ad appena lo 0,1%. L’indicatore ha messo inoltre in rilievo che il tasso di risparmio dei cittadini americani è calato al minimo in quasi quattro anni. Contestualmente è stato reso noto l’indice dei costi del lavoro, che è aumentato nel terzo trimestre dell’anno dello 0,3%, meno del +0,6% atteso dal consensus.

Molto bene l’indice della fiducia dei consumatori stilato dall’Università del Michigan, che è stato rivisto al rialzo a quota 60,9 punti, meglio delle stime.

Tra le storie societarie di rilievo, occhio al produttore di chip Advanced Micro Devices, che ha reso noto nella tarda serata di ieri di aver concluso il terzo trimestre con utili per $97 milioni, o 13 centesimi, al di sopra delle attese degli analisti, che avevano previsto un attivo per azione di 10 centesimi.

Attenzione anche a Chevron (+0,19%), che ha visto gli utili del terzo trimestre raddoppiare a $7,8 miliardi, o $3,92 per azione, contro i $3,8 miliardi, o $1,87 per azione, dello stesso periodo dell’anno precedente. Il fatturato è aumentato a $64,4 miliardi, dai $49,7 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno, grazie ai prezzi più elevati del petrolio.

Gli investitori continuano poi a interrogarsi sul futuro di Apple, visto che nel trimestre precedente la società di Cupertino è stata sorpassata da Samsung, diventata il primo venditore di smartphone al mondo. Il titolo cede lo 0,16%.

All’indomani dei forti rally, i bancari sono contrastati: Citigroup +0,36%, Bank of America sale del 2,55%; segno meno, poi, per JP Morgan -0,44% e America Express -0,35%.

Sul fronte valutario, l’euro rimane sopra quota $1,41, cedendo però nei confronti del dollaro lo 0,13% a quota $1,4164. La moneta unica sale nei confronti del franco svizzero (+0,23%), a CHF 1,2226, mentre perde lo 0,47% verso lo yen, a 107,24.

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio scendono dell’1,31%, a $92,73 al barile, mentre le quotazioni dell’oro arretrano dello 0,30%, a $1.742,40 l’oncia.