Wall Street non trova la forza per estendere il rally di dicembre

6 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Dopo i rialzi della scorsa settimana, che hanno consentito ai listini americani di avvicinarsi ai massimi di due anni stabiliti un mese fa, quest’oggi si riscontra una certa debolezza. Pesa indubbiamente il rafforzamento del biglietto, in progresso dello 0.6% contro il basket delle sei principali valute rivali.

Il Dow Jones cede lo 0.2% a quota 11359.27, il Nasdaq lo 0.04% in area 2590.36, mentre l’S&P 500 lascia sul campo lo 0.22% a 1221.97 punti.

Contrastate le borse europee, con Londra che si mette in luce, mentre avanzano i rendimenti dei bond di alcuni dei paesi piu’ afflitti dai problemi del debito.

A favorire la valuta americana sono state le parole pronunciate dal presidente della Fed Ben Bernanke circa la capacita’ della banca centrale di offrire un ulteriore sostegno all’economia se necessario. Ma a monte del rafforzamento del dollaro c’e’ soprattuto la prova negativa dell’euro. Il ritracciamento e’ dovuto in gran parte al declassamento del rating sul debito ungherese da parte di Moody’s e l’Europa spaccata in due sulle proposte di estendere i piani di aiuto. Non si segnalano altri catalizzatori per il momento con il calendario macro americano che e’ privo di appuntamenti di rilievo.

In ambito valutario come detto l’euro e’ sotto pressione: il calo e’ di oltre l’1% a $1.3260, mentre la sterlina scivola in area $1.5675. L’indice FTSE e’ in progresso dello 0.2% spinto da tlc (+0.8%) ed energetici (+0.6%).

Vodafone guadagna lo 0.7% sulle indiscrezioni stampa secondo cui la societa’ starebbe per prepararsi a un’operazione di buyback da $5 miliard. Settori come IT (-0.6%) e health care (-0.5%) gravano invece sul paniere. Su 102 titoli quotati dell’indice, 57 sono in rosso.

In Francia il CAC parigino cede lo 0.5% appesantito dai finanziari (-2%) e dai tlc (-1.5%). La banca BNP Paribas e’ in calo del 2.1%. Su 40 titoli 28 scambiano in rosso. Bene invece i materiali di base (+0.7%) e l’energia (+0.4%), che evitano al paniere di subire perdite piu’ ingenti.

In Germania il DAX e’ in lieve flessione con l’andamento positivo dei materiali di base (+1.3%) che controbilancia la debolezza del reparto di telecomunicazioni (-1.3%) e della finanza (-1.3%). Deutsche Bank cede oltre il -2%. Su 30 titoli, 17 hanno imboccato la strada dei ribassi.

Ancora una volta si fanno sentire i timori legati alla crisi del debito sovrano europeo. Oggi si riuniscono i ministri delle finanze dell’Eurozona per valutare un piano utile per uscire dall’impasse caratterizzato proprio dalle paure sul fronte dei conti pubblici mettendo a punto una soluzione per il futuro dell’Eurozona. A questo proposito sono due i temi sul tavolo.

Da un lato si discute della proposta da parte del ministro dell’Economia italiano Tremonti e del capo dell’Eurogruppo Juncker riguardante l’emissione di eurobond, obbligazioni sovrane europee, attraverso un’agenzia europea del debito (Eda). Ma e’ gia’ arrivato il no della Germania.

Da un altro lato, il numero uno del Fondo Monetario Internazionale Dominique Strauss-Kahn spinge affinche’ le autorita’ europee incrementino il valore del piano di salvataggio dei paesi in difficolta’ (messo a punto dopo il soccorso alla Grecia in maggio) e dal valore attuale di 750 milioni di euro.

Altro tema che fa parlare di se’ sono le dichiarazioni del presidente della Fed Ben Bernanke rilasciate nel corso di un’intervista ieri sera a Cbs nella trasmissione “60 Minutes”. Il governanore non esclude un aumento oltre i $600 miliardi del secondo round di allentamento monetario annunciato lo scorso tre novembre. In pratica, se l’economia Usa continuera’ a languire e se il tasso di disoccupazione rimarra’ troppo alto la Fed si dice pronta a comprare piu’ Treasury del previsto. Ma non e’ nemmeno esclusa un’exit strategy anticipata (e dunque una sospensione del programma di quantitative easing) nel caso la congiuntura dovesse migliorare.

A proposito della Fed, e’ importante sottolineare le grandi differenze che continuano a sussistere tra il suo raggio di azione e quello della Bce. La banca centrale europea ha deciso infatti di seguire la Fed, che effettua acquisti massicci di titoli di stato. Ma, come si legge nell’ opinione di Paolo Savona, mentre Bernanke può agire in tal senso in modo legale, Trichet ha più di qualche vincolo da rispettare.

Le conseguenze delle indicazioni in arrrivo dalla Fed hanno inevitabilmente delle conseguenze sul mercato valutario. Gli analisti descrivono il forex come un mercato attualmente caratterizzato da grande volatilita’ e nervosismo e al momento riconoscono che e’ difficile fare previsioni sulla direzione che prenderà il cross eur/usd.

In ambito societario, focus su Pfizer. La compagnia farmaceutica leader mondiale ha nominato Ian C. Read chief executive officer, con il gruppo che si prepara a contrastare l’agguerrita concorrenza al loro farmaco di successo anti-colesterolo Lipitor. Bel balzo della catena di librerie Barnes & Noble,
che guadagna oltre il 13% sulla scia della notizia che l’offerta di Borders ha trovato i finanziamenti.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico, ifutures sul petrolio con consegna gennaio sono in calo dello 0.2% a quota $89.01 il barile. Il derivato con scadenza gennaio dell’oro segna +0.48% a $1412.90 l’oncia. Sul fronte valutario l’euro e’ in flessione dell’1.08% a quota $1.327. Quanto ai Treasury, il rendimento del decennale vale 2.960% contro il 3.0170% di venerdi’.