Wall Street non riesce a sfilarsi di dosso i problemi dei PIIGS

6 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Wall Street arriva debole a meta’ seduta, con il Dow Jones che cede oltre 20 punti dopo il rialzo notevole messo a segno la settimana scorsa anche a fronte del report deludente riguardante la situazione lavorativa.

Tra le blue chip Bank of America cede oltre l’1%, DuPont l’1% e Microsoft lo 0.8% circa. Molto richieste invece Cisco e Pfizer (rialzi dell’ordine dell’1.5%-2%) grazie a una serie di notizie positive. L’S&P 500 e il Nasdaq cedono terreno, mentre l’indice di volatilita’, considerato il migliore strumento per avere una misura della paura che aleggia sul mercato, e’ salito sopra quota 18.

A livello settoriale, la lettera colpisce health care, beni al consumo discrezionali e finanziari, mentre tlc e materiali di base guadagnano quota.

In ambito di notizie macro, in un contesto scarno di appuntamenti, si segnale l’indice del trend occupazionale, salito per il secondo mese consecutivo a novembre. L’indicatore si e’ attestato in area 99, in progresso dal 97.6 rivisto di ottobre, secondo i dati del Conference Board. L’indice e’ in rialzo del 9.3% rispetto a un anno fa.

Nel frattempo New York trema per l’ombra di un nuovo enorme scandalo finanziario. E’ stato annunciato l’arresto di 500 persone nell’ambito di una rete di frodi nelle operazioni di investimento, tra cui schemi di Ponzi e manipolazione dei mercati e truffe nel valutario. Gia’ incriminate 189 persone.

Le perdite provocate dalle presunte attivita’ fraudolente sono costate alle vittime migliaia e a volte milioni di dollari. Si parla di un ammontare complessivo di $8.3 miliardi. “Sono numeri enormi”, ha detto il procuratore generale Eric Holder nel corso di una conferenza stampa.

In Europa si salva solo Londra. L’Ftse Mib ha chiuso a 19.930 punti (-0.95%). Euro ancora sotto intense pressioni, mentre il dollaro si rafforza.

A favorire la valuta americana sono state le parole pronunciate dal presidente della Fed Ben Bernanke circa la capacita’ della banca centrale di offrire un ulteriore sostegno all’economia se necessario. Ma a monte del rafforzamento del dollaro c’e’ soprattuto la prova negativa dell’euro. Il ritracciamento e’ dovuto in gran parte al declassamento del rating sul debito ungherese da parte di Moody’s e l’Europa spaccata in due sulle proposte di estendere i piani di aiuto. Non si segnalano altri catalizzatori per il momento con il calendario macro americano che e’ privo di appuntamenti di rilievo.

Ancora una volta si fanno sentire i timori legati alla crisi del debito sovrano europeo. Oggi si riuniscono i ministri delle finanze dell’Eurozona per valutare un piano utile per uscire dall’impasse caratterizzato proprio dalle paure sul fronte dei conti pubblici mettendo a punto una soluzione per il futuro dell’Eurozona. A questo proposito sono due i temi sul tavolo.

Da un lato si discute della proposta da parte del ministro dell’Economia italiano Tremonti e del capo dell’Eurogruppo Juncker riguardante l’emissione di eurobond, obbligazioni sovrane europee, attraverso un’agenzia europea del debito (Eda). Ma e’ gia’ arrivato il no della Germania. Il premier greco sostiene che bisogna discutere seriamente dell’idea, mentre per Barroso e’ una vecchia proposta, che pero’ e’ interessante rispolverare ora.

Da un altro lato, il numero uno del Fondo Monetario Internazionale Dominique Strauss-Kahn spinge affinche’ le autorita’ europee incrementino il valore del piano di salvataggio dei paesi in difficolta’ (messo a punto dopo il soccorso alla Grecia in maggio) e dal valore attuale di 750 milioni di euro. Per il ministro olandese delle Finanze e’ presto pero’ per parlare di un nuovo piano di aiuti.

Altro tema che fa parlare di se’ sono le dichiarazioni del presidente della Fed Ben Bernanke rilasciate nel corso di un’intervista ieri sera a Cbs nella trasmissione “60 Minutes”. Il governanore non esclude un aumento oltre i $600 miliardi del secondo round di allentamento monetario annunciato lo scorso tre novembre. In pratica, se l’economia Usa continuera’ a languire e se il tasso di disoccupazione rimarra’ troppo alto la Fed si dice pronta a comprare piu’ Treasury del previsto. Ma non e’ nemmeno esclusa un’exit strategy anticipata (e dunque una sospensione del programma di quantitative easing) nel caso la congiuntura dovesse migliorare.

A proposito della Fed, e’ importante sottolineare le grandi differenze che continuano a sussistere tra il suo raggio di azione e quello della Bce. La banca centrale europea ha deciso infatti di seguire la Fed, che effettua acquisti massicci di titoli di stato. Ma, come si legge nell’ opinione di Paolo Savona, mentre Bernanke può agire in tal senso in modo legale, Trichet ha più di qualche vincolo da rispettare.

Le conseguenze delle indicazioni in arrrivo dalla Fed hanno inevitabilmente delle conseguenze sul mercato valutario. Gli analisti descrivono il forex come un mercato attualmente caratterizzato da grande volatilita’ e nervosismo e al momento riconoscono che e’ difficile fare previsioni sulla direzione che prenderà il cross eur/usd.

In ambito societario, focus su Pfizer. La compagnia farmaceutica leader mondiale ha nominato Ian C. Read chief executive officer, con il gruppo che si prepara a contrastare l’agguerrita concorrenza al loro farmaco di successo anti-colesterolo Lipitor. Bel balzo di Cisco Systems dopo i commenti positivi degli analisti sulle prospettive in Borsa e anche della catena di librerie Barnes & Noble, sulla scia della notizia che l’offerta di Borders ha trovato i finanziamenti.