Wall Street non crede alla Cina. Dow: bruciato rally

21 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

Con una brusca frenata sul finale, dopo la decelerazione vista nella seconda meta’ di seduta, il mercato ha chiuso in territorio negativo una seduta che invece era partita bene sulle speranze che l’apprezzamento della valuta cinese potesse favorire la ripresa dell’economia

Il Dow Jones chiude in calo dello 0.08% a quota 10442.41, l’S&P500 dello 0.39%a 1113.2 punti, il Nasdaq dello 0.9% in area 2289.09. A livello settoriale pesa la debolezza di finanziari e tecnologici, mentre si registrano per lo piu’ acquisti tra i materiali di base e gli industriali.

In controtendenza Alcoa e Freeport-McMoRan Copper & Gold (+4%), sulla scia del rincaro dei prezzi dell’acciaio e del rame. Quest’ultimo si e’ reso protagonista della prova migliore da un mese a questa parte. Si specula sul fatto che la domanda dalla Cina aumentera’.

Ben comprate anche Visa e MasterCard dopo che il deputato Barney Frank ha fatto sapere che cerchera’ di mantenere le carte di debito fuori dal piano i riforma del sistema di finanziario.

Sugli altri mercati forti prese di beneficio sull’oro, avanzamento del petrolio in area $78, rimonta dei prezzi dei Treasury, ampliamento della flessione del cross euro/dollaro.

All’inizio della seduta, si poteva tracciare il seguente bilancio per Wall Street: il Dow risultava in calo del 26.22% dal top del 9 ottobre 2007 a quota 14163.53. Rispetto ai massimi toccati lo stesso giorno dall’S&P 500 a 1565.15, il benchmark di Wall Street segna un -28.60%. Calo del 19.21% dal livello record del 31 ottobre 2007 a 2859.12 per il Nasdaq.

L’ottimismo che aveva entusiasmato inizialmente gli operatori, reduci da un’ottava in cui Dow e S&P avevano guadagnato il 2.4% (da inizio anno +0.2%) mentre per il Nasdaq l’incremento e’ stato del 3% (miglior settimana da meta’ maggio), era alimentato dall’apertura arrivata dalla Cina a una fluttuazione flessibile ma graduale dello yuan. La valuta cinese ne ha subito approfittato contro il dollaro portandosi ai massimi di oltre 20 mesi.

Ora pero’ ci si domanda se l’annuncio si tradurra’ in un vero cambiamento della politica valutaria cinese. “C’e’ molta speculazione sul fatto che la Cina sia davvero pronta o meno a fare quello che ha detto”, ha spiegato a MarketWatch Adrian Cronje, capo investimenti di Balantine.

Positivo e’ stato il commento del numero uno della Bce Trichet: la decisione va nella giusta direzione, ha detto.

La mossa cinese consentirebbe di aumentare il potere d’acquisto e la domanda in Cina, terza economia del mondo. Uno yuan piu’ forte contribuirebbe inoltre a frenare l’inflazione spingendo verso il basso i prezzi all’importazione e questo potrebbe comportare una minore necessita’ per Pechino di attuare una politica monetaria restrittiva in maniera aggressiva.

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Negli Stati Uniti giornata priva di dati macro mentre si guarda alla riunione del G20 in calendario il prossimo week end.

Sul fronte societario, BP ha comunicato di aver speso fino ad ora $2 miliardi per ripulire il Golfo del Messico dalla marea nera.

Si riaccende l’M&A. La societa’ farmaceutica canadese Biovail balza: formera’ un nuovo gruppo (si chiamera’ Valeant) unendosi a Valeant Pharmaceuticals. American Italian Pasta vola: sara’ acquisita per $53 ad azione da Ralcorp Holdings, che cede terreno dopo aver annunciato un taglio delle stime di Eps per il terzo trimestre.

I listini d’Europa hanno brindato alle novita’ arrivate da oriente ma alcune preoccupazioni restano. Lo dimostra l’agenzia di rating Standard & Poor’s, che ha aumentato le stime di possibili sofferenze nel settore bancario spagnolo nel periodo 2009-2011. La vifra passa a 99.3 miliardi di euro, un incremento del 21.7% rispetto al suo precedente rapporto. S&P inoltre conferma la previsione di una caduta del 30% entro il 2012 del prezzo delle case in Spagna dai massimi raggiunti nel 2008.

Nel frattempo, per quanto di nuovo in calo, l’euro sembra ben impostato (la settimana scorsa e’ stata la migliore dallo scorso settembre). La moneta unica trae beneficio dallo smorzarsi dei timori sui problemi che attanagliano la zona Euro, grazie alle misure messe a punto la scorsa settimana dall’Eurogruppo.

Si arresta la corsa dell’oro, che aveva conseguito l’ultimo record venerdi’ scorso a 1.261,90. Ma i motivi del recente rally del metallo prezioso, secondo alcuni, sono ben altri.

Nel comparto energetico le quotazioni del greggio accelerano. I futures con consegna agosto avanzano dello $0.64 attestandosi a quota $77.82 al barile. Sul valutario la moneta unica e’ poco mossa a quota $1.2305 (-$0.64). L’oro cede $17.50 a quota $1.239.70 l’oncia. Quanto ai Treasury, il rendimento sul benchmark decennale si trova al 3.2430% dal 3.2230% di venerdi’.