Wall Street non brilla. Servono segnali da dati occupazione

2 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Wall Street, la sessione termina all’insegna della cautela, prestando attenzione alle parole del presidente della Fed Ben Bernanke, che ha parlato nel corso di un’audizione alla Commissione Bilancio della Camera degli Stati Uniti. Il numero uno della Banca centrale americana è stato chiaro: l'”economia Usa è ancora vulnerabile agli shock“, “l’Europa rappresenta ancora un rischio per l’America” e la ripresa a stelle e strisce procede a “un ritmo frustrante”. E’ inoltre priorità numero uno ridurre il deficit, riuscendo a calibrare questa azione con la crescita. Detto questo, la conferma del miglioramento della congiuntura Usa da parte di Bernanke permette agli indici di guadagnare terreno.

In chiusura il Dow Jones cede 11,05 punti (-0,09%), a quota 12.705,41 punti, mentre il Nasdaq avanza di 11,41 punti (+0,40%), a 2.859,68. In rialzo anche lo S&P500 che porta a casa 1,45 punti (+0,11%), a 1.325,54.

A sostenere il sentiment degli operatori è stato comunque, fin dalle prime battute, il dato relativo alle richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione che, nella settimana terminata il 28 gennaio, sono scese più di quanto atteso. Si tratta di un buon segnale che arriva dal fronte del mercato del lavoro, anche se la vera prova del nove arriverà domani, con la pubblicazione del rapporto sull’occupazione di gennaio.

A dominare la giornata è stato il Nasdaq, grazie al rialzo dei titoli hi tech, che hanno registrato una performance nettamente superiore al mercato, dopo l’annuncio dei risultati d’esercizio da parte di Qualcomm. Il titolo ha toccato i valori più alti da 12 anni, a $61,95, per poi chiudere in rialzo dell’1,96% a $60,73.

Da segnalare che lo S&P500 ha messo a segno un rally del 21% dai minimi del 2011 testati a ottobre e il motivo è stato rappresentato dalla maggiore fiducia che gli investitori hanno riposto nella capacità di ripresa e di crescita dell’economia degli Stati Uniti.

Nella giornata di ieri, poi, il Dow Jones è salito durante la sessione al di sopra del suo più alto livello di chiusura dal mese di maggio, per poi ridurre i guadagni.

Reso noto anche l’indice preliminare della produttività del quarto trimestre , salita dello 0,7%, in linea con le attese.

A livello settoriale, buona la performance dei titoli finanziari, sostenuti dal rally di Mastercard: il titolo è salito fino a +7% dopo la comunicazione dei conti, che hanno messo in evidenza utili, nel quarto trimestre del 2011, a un valore superiore a quello previsto dagli analisti. La buona notizia trascina al rialzo la rivale Visa +3,46% e anche le principali banche americane, come Citigroup +1,27% e Bank of America +1,22%. Il Financial Select SPDR ETF, ovvero l’ETF che rispecchia la performance dei titoli finanziari scambiati sullo S&P 500, avanza dello 0,49%.

Male tra i titoli, quello della società attiva nel ramo dei servizi sanitari Cigna, che cede più del 3% scontando il calo degli utili, nell’ultimo trimestre del 2011, pari al 37%. I risultati sono stati anche peggiori delle attese. A pesare è poi l’outlook per l’anno in corso, anche in questo caso deludente rispetto alle stime.

In calo anche le quotazioni del colosso farmaceutico Merck, nonostante la società sia riuscita a tornare in utile nel quarto trimestre dello scorso anno.

Tra i protagonisti anche Facebook, che presenta alla Sec i documenti per sbarcare a Wall Street. Sarà quotata sotto il simbolo “fb” in maggio. L’obiettivo è quello di raccogliere 5 miliardi di dollari, una cifra che potrebbe facilmente salire e raggiungere i 10 miliardi di dollari, per una valutazione della societa’ di 75-100 miliardi di dollari.

Sul fronte valutario, l’euro recupera terreno nei confronti del dollaro a $1,3143. La moneta unica è ingessata verso il franco svizzero a CHF 1,2044, mentre contro lo yen è ferma a JPY 100,18.

Per terminare la panoramica sui mercati, riguardo alle commodities, i futures sul petrolio arretrano a quota $96,36 al barile, mentre le quotazioni dell’oro scambiano a $1.759,30 l’oncia. Quanto ai Treasury, i rendimenti a 10 anni sono in lieve rialzo all’1,821%.