WALL STREET: NASDAQ IN ALTALENA, DOW IN ROSSO

22 Maggio 2001, di Redazione Wall Street Italia

Dow Jones che proprio non vuole saperne di intraprendere la via dei rialzi, Nasdaq che dopo un visibile saliscendi oscilla sulla parita’.

Questa la fotografia di Wall Street nella prima della seduta odierna che seppur povera di dati aziendali e macroeconomici, appare prigioniera delle speculazioni da una parte, e dalle notizie contraddittorie dall’altra.

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Sul fronte macroeconomico nonostante non siano in programma per oggi dati significativi, sono da sottolineare due interventi fatti dal ministro del tesoro americano e dal presidente della Fed di Philadelphia.

In un’intervista a Bloomberg Television, Paull O’Neill si e’ detto convinto che l’economia, dopo essere precipitata in novembre e dicembre, si e’ ora stabilizzata consentendo alle aziende di concentrarsi sulla diluizione delle scorte di magazzino accumulate negli ultimi mesi.

“Il rallentamento economico e’ terminato in febbraio – ha sottolineato O’Neill – e ora il recupero dovrebbe essere compreso tra lo 0,5% e il 2% in termini di crescita reale”.

Velata di ottimismo anche la dichiarazione fatta dal presidente della Fed di Filadelfia, Anthony Santomero: “Sebbene permanga una considerevole incertezza e rischi tuttora presenti – ha affermato Santomero – non mi aspetto che questo rallentamento blocchi l’espansione economica”.

Le due dichiarazioni espresse hanno avuto probabilmente il merito di non lasciar sprofondare il Nasdaq.

Procede nel frattempo la discesa del Dow Jones sul quale incidono il downgrading di Walt Disney (DIS – Nyse) da parte di UBS Warburg e le performance di Intel Corp. (INTC – Nasdaq) che sconta il ‘profit warning’ lanciato da Charthered Semiconductor.

Poco incisivo l’upgrading che McDonald’s (MCD – Nyse) ha ricevuto da Lehman Brothers.

A muovere i mercati anche una dichiarazione dei vertici di Compaq Computer (CPQ – Nyse).

La compagnia ha fatto sapere questa mattina di non attendersi una ripresa significativa del mercato dei PC per la fine dell’anno, visto che le spese dei consumatori mondiali continuano a rimanere deboli sulla scia del rallentamento economico negli USA.