Wall Street limita i danni sul finale, seduta nervosa

25 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia

I listini azionari americani chiudono la seduta in calo, ma sui massimi di giornata, con gli investitori nel complesso insoddisfatti dall’ultima sfilza di trimestrali. Snobbano cosi’ il bel rialzo della fiducia dei consumatori, con il mercato che dunque non ce la fa a estendere i guadagni di ieri che avevano permesso al Dow di salire sui massimi da giugno 2008.

I conti fiscali annunciati quest’oggi nel complesso non convincono. Sul Dow, che ieri si era portato a 20 punti di distanza dai 12.000 punti chiudendo ai massimi di due anni e mezzo, American Express (-2,15%) e Bank of America (-2,1%) sono le piu’ colpite dalle vendite, mentre Wal-Mart (+2,2%) e Cisco (+1,75%) avanzano. L’indice di volatilita’ Vix, che misura la paura che aleggia sui mercati, e’ salito sopra quota 18.

Tra i settori richiesti hi-tech e tlc, mentre la lettera si abbatte su finanziari, industriali ed energetici. Buona parte della debolezza vista in mattinata e’ da ascrivere alle notizie secondo cui l’economia britannica si e’ contratta nel quarto trimestre, quando invece il mercato si aspettava una crescita.

Anche i timori per lo stato di salute delle casse di risparmio spagnole non aiutano di certo, penalizzando la seduta del comparto bancario. Inoltre le trimestrali americane non hanno offerto il supporto sperato, con la maggior parte dei conti fiscali aziendali che ha deluso.

Sul fronte macro, i prezzi delle case sono scesi in novembre dell’1% su base mensile e dell’1,59% su base annuale, mentre la fiducia dei consumatori e’ cresciuta piu’ delle aspettative, ai massimi da maggio dell’anno scorso. Martedi’ segna inoltre l’inizio della due giorni di riunione di politica monetaria della Fed, che pero’ non dovrebbe riserbare grandi sorprese.

Ad attirare l’attenzione degli operatori sono state sopratutto le trimestrali. Johnson & Johnson ha chiuso il trimestre con un utile trimestrale piu’ basso del previsto. Il colosso chimico DuPont ha riportato una flessione del 15% dei profitti nel quarto trimestre, ma il risultato e’ stato migliore delle stime e ha al contempo rivisto al rialzo le previsioni sugli utili di quest’anno.

Rialzo dell’utile netto per Verizon, ma i ricavi operativi sono calati e i titoli cedono quota. La blue chip Travelers, compagnia di assicurazione, ha riportato un calo degli utili, mentre STMicroelectronics ha annunciato di aspettarsi un fatturato in calo del 7-12% nel primo trimestre del 2011 e l’azione cede circa il 6%.

In serata gli occhi saranno puntati sullo Stato dell’Unione alla Camera, alle 3 di notte italiane, durante il quale Obama interverra’ con ogni probabilita’ su temi caldi quali lavoro ed economia. Una volta l’anno, tra fine gennaio e inizio febbraio, il presidente degli Stati Uniti rende conto al Congresso in seduta plenaria, in presenza dei membri del governo e della Corte Suprema, delle condizioni della nazione e descrive la sua agenda e le sue priorita’ per l’anno a venire.

Intanto oggi e’ giunta anche una nota positiva che riguarda l’Europa intera. Si tratta del debutto del primo bond lanciato dal Fondo “salva-stati”, che ha provocato un vero e proprio boom di richieste. Segno che, grazie anche alla tripla A di Moody’s, il nuovo strumento messo a segno dall’Europa per raccogliere finanziamenti sul mercato sembra riscuotere la fiducia internazionale.

Sugli altri mercati, sul fronte valutario seduta schizofrenica per l’euro, che chiude in rialzo come aveva aperto la mattina europea. Nel tardo pomeriggio americano il progresso e’ dello 0,3% a quota $1,3689. Quanto ai Treasury, il rendimento sul decennale e’ diminuito di 8,9 punti base attestandosi in area 3,319%.

Intanto le commodity hanno ceduto quota, in particolare l’oro, sui cui pesano le speculazioni sulla liquidazione di un fondo hedge. Il metallo prezioso e’ sceso dello 0,9%, quasi ai minimi di tre mesi di $1.332,3 l’oncia. L’indice delle materie prime Reuters Commodities Research Bureau lascia sul campo oltre un punto percentuale. Nel comparto energetico i futures del petrolio con scadenza marzo hanno perso l’1,9% a 86,19 dollari al barile, scivolando ai minimi di 8 settimane ovvero dal 30 novembre.