Wall Street Journal stronca il governo: “Italia ostaggio delle lotte di Berlusconi”

25 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia

L’Italia sta declinando. E “immaginate che cosa potrebbero ottenere gli italiani se Berlusconi non tenesse le sue promesse di dinamismo ostaggio di una lotta politica senza esclusione di colpi”.

E’ la conclusione di un editoriale che Il Wall Street Journal dedica oggi alla crisi politica italiana, intitolato “Circo Romano”. Il principale quotidiano statunitense, dopo una sintetica ricostruzione della crisi in seno al Popolo della Libertà, con i contrasti tra il premier e il presidente della Camera Gianfranco Fini, e con l’ultimatum di Berlusconi sui cinque punti programmatici per l’esecutivo, formula un giudizio impietoso sulla situazione del Paese.

“Intanto – si legge nell’editoriale – l’Italia declina. Gli elettori hanno eletto Berlusconi sulla promessa di ridurre lo Stato. E ciò che hanno ottenuto, invece, è una sfilata senza fine di voti di fiducia, scandali insignificanti, relativa stagnazione economica e burocrazia sclerotica. Per fare solo un esempio, la Banca Mondiale afferma che ci vogliono in media 1.210 giorni per far applicare un contratto in Italia, e che tale ‘servizio’ pubblico costa a una media impresa italiana il 68,4% dei suoi utili”.

“Dato questo caos – conclude l’editoriale del Wall Street Journal – è una prova dell’inventiva e della verve degli italiani, il fatto che ancora riescano a produrre alcuni dei brand più di successo del mondo e a mantenere un ragionevole livello di vita. Immaginate che cosa potrebbero ottenere gli italiani se Berlusconi non tenesse le sue promesse di dinamismo ostaggio di una lotta politica senza esclusione di colpi”.

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Vertice tra il premier Silvio Berlusconi e il leader della Lega Umberto Bossi oggi a Villa Campari sul lago Maggiore, residenza del presidente del Consiglio. Al centro della discussione i rapporti con l’Udc, dopo gli insulti tra il Senatur e Pier ferdiando Casini, le possibili elezioni anticipate, il documento programmatico in cinque punti sul quale misurare, alla ripresa, le reali intenzioni dei finiani.

«Io non sono certo che si riesca a ricomporre la situazione, credo anzi che ci sia un’operazione in corso per far fuori Berlusconi e dobbiamo capire come muoverci», ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni, oggi al meeting di Rimini di Comunione e liberazione. «La Lega – ha aggiunto – la sua indicazione l’ha già data, se non c’è una maggioranza che venga certificata bisogna andare subito a nuove elezioni». Dal vertice di oggi con Berlusconi, ha poi aggiunto Maroni, «mi aspetto che si prenda una decisione chiara sulle mosse da fare nei prossimi giorni della settimana, che saranno decisivi».

«E se Bossi e la Lega andassero all’opposizione?». È La Padania, il giornale del Carroccio a proporre l’interrogativo. Il quotidiano dipinge uno scenario con un «Carroccio fortissimo al Nord e in grande crescita in altre regioni fino al centro e dintorni. Nessun legame particolare se non quello che deriva dallo stesso Dna della Lega, quello con il proprio territorio, con la propria gente, con la propria identità. Un sogno di mezza estate? Non tanto, potrebbe essere anche una ipotesi molto verosimile se le cose, così come sono messe attualmente, dovessero cristallizzarsi».

Stampa di destra all’attacco contro Famiglia cristiana. Per Vittorio Feltri è «fanghiglia cristiana». Il direttore del Giornale dedica l’editoriale di prima paginaal settimanale dei paolini che nell’ultimo editoriale ha criticato duramente il governo e Berlusconi. «Fanghiglia cristiana erutta ogni settimana contro Il Giornale e il premier coprendoli di insulti», si legge nel pezzo di Feltri che prosegue: «I lettori del periodico paolino vanno assottigliandosi
sempre di più, il che spinge il direttore don Antonio Sciortino ad alzare la voce, nell’illusione che così si alzino pure le tirature. Campa cavallo».

Libero parla di «autogol di don Sciortino». Oltre a un pezzo sull’argomento, il quotidiano di Maurizio Belpietro pubblica un piccolo artiolo sul direttore del settimanale in cui si spiega: «Altro che boom di vendite: la sua battaglia contro il Cav sembra ottenere solo una emorraggia di lettori».

Il tempo, in prima pagina, parla di «settimanale in rosso». Per il quotidiano, «Famiglia cristiana fa il megafono di Fini». Poi, un pezzo per spiegare che «quella rivista sopravvive grazie ai contributi di Stato, dal ’99 al 2008 ha perso 26mln di euro e 300mila lettori».

«È lecito che Famiglia Cristiana formuli certi giudizi, anche se questo appare del tutto tendenzioso. Quello che non è corretto è attribuirli al mondo cattolico», ha commentato in un’intervista al Giornale monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione e cappellano di Montecitorio. Per l’arcivescovo il problema non è Berlusconi, ma «i programmi» e sottolinea che «i cattolici sono una galassia e si sbaglia pensando di interpretarne il pensiero basandosi su un editoriale di Famiglia Cristiana».