Wall Street Journal: “Monti coraggioso, come la Thatcher”

27 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia
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New York – Entusiasmo del Wall Street Journal per Mario Monti che, come recita il titolo di un editoriale oggi, “fa la Thatcher” di fronte alla riforma del lavoro: “Il premier italiano ha una rara opportunità di educare gli italiani sulle riforme economiche”.

Monti, esordisce l’articolo, “se ne è andato dai negoziati con i sindacati e ha annunciato che procederà alla riforma delle famigerate leggi sul lavoro, con o senza il consenso delle organizzazioni sindacali. Se a Roma sarà risparmiato il destino recentemente toccato ad Atene, segnatevi questa settimana come il momento della svolta”. Le leggi italiane sul lavoro, prosegue il WSj, “sono fra le più restrittive del mondo occidentale”.

Il totem dell’articolo 18 praticamente vieta alle imprese con più di 15 dipendenti di licenziare i lavoratori, indipendentemente dagli indennizzi ovverti. Monti ha proposto di sostituire questo schema del “posto fisso a vita” con un generoso sistema di indennizzi garantiti quando i lavoratori sono licenziati per “motivi economici”.

“In gran parte del mondo libero questa sarebbe considerata una riforma utile ancorchè moderata” assicura il WSJ, secondo cui “fra altri punti deboli, la nuova legge non scalfisce il diritto del lavoratore di contestare in tribunale il licenziamento per motivi disciplinari: un regalo non ricambiato fatto ai sindacati”.

Ma, ammonisce il quotidiano economico conservatore, “affrontare i sindacati italiani richiede coraggio, e non solo di natura politica. Dieci anni fa in questo mese l’economista Marco Biagi fu abbattuto da terroristi di sinistra per i suoi sforzi di progettare un’altra riforma del lavoro. La mossa di Monti ha provocato la chiamata a uno sciopero generale da parte della Cgil, il più grande sindacato italiano”. Secondo il WSJ, è coraggioso anche decidere di presentare il disegno di legge in parlamento invece di farne un decreto, dato che la riforma è stata dichiarata “inaccettabile” dal Partito Democratico.

D’altronde “una riforma di successo e duratura non può essere effettuata per decreto, bensì dimostrando che questi cambiamenti godono di un mandato popolare”. Monti, conclude il WSJ, ha tre vantaggi rispetto ai predecessori: “rimane popolare in Italia. Dice che non vuole candidarsi alle elezioni”. E per “educare gli italiani” sui rischi di opporsi alle riforme ha un’opportunità “rara”: “può semplicemente chiedere di guardare oltre il Mar Ionio. Se questo non li spaventa, nulla potrà farlo”. E se la politica italiana ha “distrutto più di un riformatore”, la differenza è che Monti non ha accettato il posto per fare il supplente. “Se intende fare di questa riforma il primo e non l’ultimo passo di un’agenda più ambiziosa per rilanciare la crescita italiana, questo suo unico mandato potrebbe diventare grandioso”.

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