Wall Street in standby, aspetta…

14 Febbraio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Partenza sulla linea di parita’ per il mercato azionario americano, dopo che il bilancio della settimana scorsa aveva visto rialzi di oltre un punto percentuale.

Il Dow Jones cede lo 0.18% in avvio a quota 12.251, il Nasdaq guadagna invece lo 0,08% in area 2.812, mentre l’S&P 500 e’ invariato a quota 1.329. In Europa le piazze finanziarie proseguono contrastate, dopo che l’azionario asiatico ha registrato ingenti guadagni, favorito dalle speculazioni secondo cui le cifre sull’inflazione si dimostreranno piu’ basse delle attese, facendo rientrare i timori di nuove strette nelle maggiori economie del continente.

Gli annunci sul fronte societario in Usa sopratutto sono stati relativamente pochi e gli indici si trovano quindi a dover cercare di aggiornare i massimi da meta’ giugno 2008 in un contesto poco movimentato, con un calendario macro Usa scarno di dati importanti. E’ probabile dunque che il mercato si rendera’ protagonista di una prova incerta, sostiene Peter Cardillo, chief market economist di Avalon Partners.

Tuttavia, ha proseguito l’analista, “le notizie provenienti dalla Cina sono state incoraggianti”. Il fatto che il deficit della bilancia commerciale si sia ristretto ha aiutato il dollaro.

In mancanzqa di grandi appuntamenti clou in America, a fungere da market mover potrebbe essere il piano di bilancio dell’anno fiscale 2012. Il progetto da $3.700 miliardi prevede tagli dolorosi in molti programmi governativi, ma non andra’ troppo a colpire i tre principalli ‘fardelli’ del deficit, ovvero i programmi di assistenza medica e previdenza Medicare, Medicaid e Social Security. Il piano punta a ridurre il gap di $1.100 miliardi in 10 anni.

Dal fronte societario americano si segnalano accordi di M&A: General Electric (GE) comprera’ l’inglese John Wood Group (UK:WG) per $2,8 miliardi. EchoStar (SATS) acquisira’ Hughes Communications (HUGH) per circa $2 miliardi incluso il debito. Probabile che i titoli tecnologici soffrano con il calo, nel pre-borsa, di Nokia. Tutta colpa della bocciatura degli analisti di JP Morgan dopo la partnership annunciata venerdi’ con Microsoft.

Sullo sfondo resta l’Egitto. Nel weekend l’esercito, che ha preso il potere dopo le dimissioni del presidente Mubarak, ha sciolto il parlamento e sospeso la costituzione. La borsa resta chiusa almeno fino alla prossima domenica. Le banche non apriranno i battenti almeno fino a mercoledi’ dopo le proteste alle porte della Banca Nazionale. Intanto in Yemen e Algeria le proteste continuano, segno che il mercato non ha affatto messo da parte i timori legati a un’effetto domino in tutto il Medio Oriente.

In Europa, sotto i riflettori c’e’ l’incontro dell’Eurogruppo per discutere sulla riforma del Patto di stabilita’ e di crescita dell’Ue. Si ricorda lo scivolone dell’euro sotto $1,35. I trader sembrano attribuire la colpa alla banca tedesca WestLB, in difficolta’ nel mettere a punto un piano di ristrutturazione credibile e da presentare alla Commissione Europea per poter essere salvata. “Le notizie riguardanti WestLB non offrono alcuna possibilita’ di essere ottimisti per l’euro”, ha spiegato a Reuters Jeremy Stretch, strategist valutario per CIBC. “Aspetti negativi strutturali nell’Eurozona non sono scomparsi e alcuni di questi rischi sono dovuti al settore bancario. I problemi che sta incontrando WestLB ne sono il riflesso”, ha aggiunto Stretch.

Sugli altri mercati, i futures con scadenza marzo segnano un calo dello 0,15% a $85,45 il barile. I contratti con scadenza aprile dell’oro sono piatti a $1.360,40 l’oncia. Sul fronte valutario l’euro lascia sul campo lo 0,73% $1,3455. Quanto ai Treasury, il rendimento sul decennale vale il 3,64% dal 3,6460% di venerdi’ scorso.