WALL STREET IN CALO MA IN RECUPERO DAI MINIMI

22 Gennaio 2008, di Redazione Wall Street Italia

I listini americani hanno chiuso in ribasso per la quinta sessione consecutiva, segnando la piu’ lunga serie negativa degli ultimi 11 mesi, pressati ancora una volta dai timori di un ingresso dell’economia in una fase di recessione. A Wall Street hanno continuato a prevalere le vendite nonostante la manovra straordinaria (la prima dal settembre 2001) della Fed di abbassare il costo del denaro di 75 punti base al 3.50%, utile comunque ad arginare l’ondata di vendite materializzatasi in avvio. A fine giornata il Dow Jones, che perdeva oltre 400 punti nei minuti iniziali, ha chiuso con un ribasso dell’1.06% a 11971, l’S&P500 ha ceduto l’1.11% a 1310, il Nasdaq (in partenza in ribasso del 5%) il 2.04% a 2292.

Per limitare il ‘panic selling’ che aveva investito le borse mondiali ad inizio settimana (con cali compresi tra il 5% e il 7% da Londra a Sidney), la Banca Centrale americana con un’azione d’emergenza senza precedenti negli ultimi 7 anni, ha ridotto a mercati aperti i tassi sui fed funds dello 0.75%, abbassandoli dal 4.25% al 3.50%. Si tratta del piu’ forte taglio dei tassi da parte della Fed degli ultimi 25 anni, l’ultimo di questa portata risale infatti all’agosto 1982. La decisione conferma quanto gravi siano gli sbilanci e disequilibri sul mercato finanziario americano, per via della crisi creditizia innescata dal calo immobiliare e dai mutui subprime.

Il recente sell-off sull’azionario ha spinto i listini verso una condizione di mercato “orso”, evidente nel forte ritracciamento dai massimi dello scorso anno, con il Dow Jones e l’S&P500 in ribasso del 16% dal top di ottobre, e il Nasdaq giu’ del 19%. Per fornire maggiore fiducia agli investitori e ai consumatori, la Fed potrebbe proseguire la politica monetaria di tipo accomodante nel tentativo di evitare la recessione. I futures sui fed funds indicano una possibilita’ del 74% di assistere ad un ulteriore taglio del tasso interbancario di 50 punti base nell’incontro del 30 gennaio.

“C’erano pochi dubbi sul fatto che la Fed non avrebbe aspettato fino al meeting della prossima settimana, se non fosse stato per le condizioni dei mercati azionari” commenta Ian Shepherdson, chief economist di High Frequency Economics. “Questa mossa non riaggiusta tutto in un attimo, anzi. L’economia Usa deve ancora fronteggiare la recessione, ma almeno adesso sappiamo che la Fed l’ha capito”.

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Seppur sono stati evidenziati dei parallelismi tra il recente movimento dell’azionario e il crash del 1987, il Dow Jones Industrial dovrebbe arretrare di ancora 2700 punti per uguagliare il calo percentuale di allora. Alcuni analisti stanno comunque consigliando di incrementare l’esposizione sull’azionario poiche’ alle attuali condizioni il mercato appare in una chiara condizione di ipervenduto nonostante la minaccia della recessione.

Sul fronte societario, a livello settoriale a riportare le maggiori perdite sono stati i comparti delle utilities, farmaceutico e tecnologico. Hanno guidato la strada dei rialzi i settori immobiliare e finanziario, aiutati proprio dalla decisione della Fed. Tra i singoli titoli, Bank of America (BAC) e’ riuscita ad avanzare di oltre il 3% nonostante la brutta trimestrale che ha mostrato un crollo del 97% dei profitti. Stesso dicasi per Wachovia (WB) che ha riportato un calo del 98% degli utili nell’ultimo trimestre a causa delle forti svalutazioni dovute all’esposizione sul business dei mutui subprime. Hanno terminato in forte progresso anche le due note societa’ “bond insurer” MBIA (MBI) e Ambac Financial (ABK) dopo che quest’ultima ha annunciato la revisione di nuovi piani strategici.

Bene anche i titoli retail grazie all’upgrade sull’intero comparto emesso dagli analisti di Bernstein; Home Depot (HD) e Lowe’s (LOW), i due colossi americani di articoli per la casa, sono balzati di oltre 6 punti percentuali. Nel comparto hi-tech, grande attenzione sulla trimestrale del gigante informatico Apple, che verra’ diffusa subito dopo la chiusura delle borse.

Nel comparto energetico in calo Exxon Mobil (XOM) sulla debolezza mostrata dal petrolio. La minaccia della recessione sta continuando a pesare sulle quotazioni dell’oro nero, oggi scese ai minimi di sei settimane. I futures con consegna febbraio sono arretrati di $0.72 a $89.85 al barile. Sul valutario, in buon recupero l’euro nei confronti del dollaro. Nel tardo pomeriggio di martedi’ a New York il cambio tra le due valute e’ di 1.4615. In progresso l’oro. I futures con consegna febbraio sul metallo prezioso hanno chiuso in rialzo di $8.60 a $890.30 all’oncia. In forte progresso infine i Titoli di Stato. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ sceso al 3.4840% dal 3.6480% di venerdi’.

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