WALL STREET: IMPOSTATA MALE, QUESTA SEDUTA

22 Settembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

A meta’ seduta gli indici azionari americani sono in netto ribasso, condizionati da alcuni dati deludenti dal fronte societario e dall’ennesimo rally del greggio. Il Dow Jones cede l’1.16% a 10125, l’S&P500 l’1.22% a % a 1115 e il Nasdaq l’1.52% a 1891.

A catturare l’attenzione degli investitori sono oggi le notizie provenienti dal fronte societario. Gli operatori guardano con apprensione all’ondata di warning lanciati da un numero sempre crescente di societa’. Oggi e’ stato il turno del colosso fast food Wendy’s (WEN – Nyse), che ha tagliato le previsioni sui risultati del terzo e quarto trimestre del 2004. Il titolo in borsa, colpito dai downgrade delle banche, perde quasi il 5%.

Per un commento operativo su indici, settori e titoli, vedi l’aggiornamento
di meta’ sessione, curato da Marco
Bonelli
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Cattive notizie sugli utili anche dalla banca d’affari Morgan Stanley (MWD – Nyse), incapace di replicare i risultati brillanti pubblicati martedi’ da Goldman Sachs e Lehman Brothers. La banca d’investimento ha deluso le aspettative degli analisti riportando utili pari a $0.76 per azione contro un’attesa di consensus di $0.96. Una nota positiva e’ invece arrivata dalla concorrente Bear Stearns (BSC – Nyse), che ha superato le previsioni di mercato. In linea con le attese, infine, il colosso delle spedizioni FedEx Corp (FDX – Nyse) e ConAgra Foods (CAG – Nyse).

Tutte le blue chip del Dow Jones sono in territorio negativo. Guidano la classifica dei ribassi piu pesanti McDonald’s, Honeywell, Citigroup, Exxon Mobil e Pfizer. Vedi decine di azioni segnalate da
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Ad appesantire ulteriormente il clima della giornata intervengono le preoccupazioni sul petrolio. Alle 16:30 ora italiana il Dipartimento dell’Energia americana ha pubblicato in consueto rapporto sulle scorte petrolifere del Paese. L’agenzia ha dichiarato che nella settimana conclusasi il 17 settembre le scorte di greggio sono calate di 9.1 milioni di barili a 269.5 milioni. In flessione anche le scorte di benzina e di distillati. Al brusco calo ha contribuito soprattutto l’uragano Ivan, che la scorsa settimana si e’ abbattutto sul Golfo del Messico e ha causato una contrazione media giornaliera dei flussi pari a 1.5 milioni di barili di petrolio. Immediate le ripercussioni sui prezzi. Poco dopo la pubblicazione dei dati, il future con scadenza novembre e’ passato sopra i $47 al barile. Al momento il contratto e’ scambiato a $47.10 al barile.

Intanto tra gli operatori crescono gli interrogativi circa l’effettivo stato di salute della corporate America. I recenti dati contrastati degli indicatori economici, le difficolta’ del mercato del lavoro e i profit warning di numerosi gruppi societari hanno alimentato i dubbi che la ripresa possa essere meno robusta di quanto generalmente si ritenga.

A questo riguardo, hanno fatto poca luce le parole contenute nel testo ufficiale con cui il Fomc martedi’ ha annunciato le decisioni sui tassi. Il braccio operativo della Fed ha alzato (come ampiamente previsto) il costo del denaro all’1.75%. Ma le attese di chi sperava in nuove informazioni sulle prospettive dell’economia sono rimastre disattese.

Sugli altri mercati, il dollaro e’ in rialzo sull’euro sostenuto dalle speculazioni che la Fed potrebbe aumentare i tassi di interesse a un passo misurato almeno ancora una volta nel corso del 2004. Il cambio tra le due valute e’ a $1.2255. La forza del biglietto verde mette sotto pressione l’oro, che perde $1.90 a $406.40 all’oncia.
In rialzo i titoli di Stato. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ al 4.01% contro il 4.04% della chiusura di martedi’.