WALL STREET: I RIBASSI
NON SI ARRESTANO

7 Giugno 2002, di Redazione Wall Street Italia

A Wall Street la settimana si chiude nuovamente in rosso. I principali listini azionari sono stati bersaglio di forti pressioni ribassiste: il DJIA, l’indice delle blue chip americane, ha raggiunto, in alcuni frangenti, i livelli piu’ bassi registrati da inizio anno.

Il mercato finanziario, distratto dalle inquietudini geopolitiche, terroristiche e dai persistenti dubbi sulla affidabilita’ dei bilanci societari, ha tributato solo un tiepido applauso agli incoraggianti dati macroeconomici. Anche il commento positivo del presindente della Federal Reserve, Alan Greenspan, sullo stato di salute dell’economia USA non ha lasciato alcuna traccia.

Cosi’ come e’ avvenuto nelle ultime sei settimane, anche questa volta il mercato azionario ha condizionato pesantemente sia l’andamento dei bond che le quotazioni del dollaro.

I mercati azionari

L’ondata di vendite e’ iniziata sin dalle prime ore dell’apertura di lunedi’, ed e’ continuata, quasi senza soluzione di continuita’, per l’intera settimana.

A dare il via alle pesanti ondate di vendite sono state le notizie delle dimissioni dell’amministratore delegato della conglomerata industriale Tyco (TYC – Nyse), al centro di inchieste su illeciti fiscali, e del suicidio del tesoriere della societa’ energetica El Paso (EP – Nyse). Il clima pesante che si’ e’ impadronito di Wall Street ha concesso soltanto una breve illusoria parentesi a meta’ settimana, con i guadagni del titolo del colosso retail Wal-Mart (WMT – Nyse).

Gli orsi hanno irrimediabilmente ripreso il controllo della situazione dopo il warning di Intel (INTC – Nasdaq) e i downgrades di Merrill Lynch (MER – Nyse) sulle societa’ del comparto semiconduttori (SOX). La societa’ di chip ha fatto da cartina di tornasole sullo stato dell’intero settore tecnologico.

Da quel momento l’ondata di vendite non si e’ arrestata. Nel preborsa di venerdi’, con i future molto negativi, si era temuto il peggio: le ricoperture del pomeriggio sono riuscite tuttavia ad evitare il tracollo.
































Performance settimanale dei listini
americani
Indici Settimana del 24/5 Settimana del 31/5 Settimana del 7/6
S&P500 -22,77
(-2,40%)
-16,69 (-1,54%) -39,62 (-3,71%)
DJIA -248,82 (-2,06%) -179,01 (-1,77%) -336,06 (-3,39%)
Nasdaq
Comp.
-79.9 (-4,59%) -45,84 (-2,76%) -80,25 (-4,97%)
Fonte dati: Ufficio Studi
WallStreetItalia

I numeri sono relativi ai punti persi o guadagnati dai listini nella settimana di riferimento, mentre tra parentesi vengono riportate le performance percentuali.

I dati macroeconomici pubblicati in settimana

  • Ism (ex Napm manifatturiero). Per il comparto manifatturiero si e’ registrato nuovamente un dato positivo: l’indice dei direttori di acquisto e’ infatti cresciuto in misura maggiore rispetto a quanto si aspettavano gli analisti. Il livello e’ il piu’ alto degli ultimi due anni. Ad una attenta osservazione, tuttavia, risulta che il miglioramento non e’ stato tale da consentire una crescita delle assunzioni.
  • Vendite di auto. Per il settore auto si e’ registrata una flessione piuttosto vistosa: alcuni economisti ravvisano nel dato un segnale che l’accresciuta cautela dei consumatori potrebbe rallentare il rilancio dell’economia.
  • Spesa per le costruzioni . Il dato e’ nuovamente in crescita: i bassi tassi di interesse e il mercato azionario sempre meno prevedibile hanno sicuramente contribuito a persuadere gli americani ad investire in abitazioni.
  • Ism (ex Napm non manifatturiero). Il dato e’ assolutamente positivo, con il piu’ alto valore registrato dall’agosto 2000. Il settore dei servizi e’stato uno dei fattori chiave a determinare la ripresa dell’economia USA.
  • Sussidi di disoccupazione. Il dato e’ incoraggiante. Certo non in misura tale da far ritenere il mercato del lavoro in salute: la richiesta di nuovi sussidi si era mantenuta per 10 settimane consecutive al di sopra delle 400.000 unita’, un livello che gli economisti considerano tipico di un mercato debole.
  • Occupazione (Settore non Agricolo) e Disoccupazione %. Il dato sul tasso di disoccupazione e’ risultato molto positivo, meglio di quanto si attendevano gli analisti. Le perplessita’ sulla solidita’ del mercato del lavoro non sono tuttavia svanite: le nuove assunzioni sono state inferiori a quanto si aspettavano gli economisti.
  • Scorte di magazzino all’ingrosso. E’ stato un ulteriore conferma che l’economia ha buoni margini di crescita. Il dato e’ stato molto migliore delle previsioni.

Le obbligazioni:

I Titoli di Stato hanno registrato un andamento positivo per quasi tutta la settimana. I rendimenti sono ancora decrescenti: per il Treasury Bond a 10 anni si aggirano intorno alla soglia psicologica del 5%. Solamente nella seconda parte della seduta di venerdi’ gli operatori hanno preferito incassare i guadagni realizzati nel corso della settimana, e riprendere il discorso dopo la pausa del weekend.

I Titoli di Stato, oltre che dalle difficolta’ del comparto azionario, stanno traendo beneficio anche dalla debolezza del dollaro: la Banca del Giappone infatti continua ad acquistare attivita’ denominate in dollari nel tentativo di frenare l’apprezzamento dello yen, in grado di minare la tenue ripersa dell’economia nipponica.

  • Tasso sui Treasury a 5 anni (FVX – CBOE)
  • Tasso sui Treasury a 10 anni (TNX – CBOE)

L’andamento generale dei corporate bond e stato’ positivo nel corso della settimana, beneficiando delle difficili condizioni del mercato azionario. Lo ‘spread’, cioe’ la differenza nei rendimenti con gli US Treasury di simile maturita’, si e’ progressivamente ristretto.

Da segnalare l’emissione di obbligazioni a cinque anni per $1 miliardo da parte del colosso dei beni di consumo Procter & Gamble (PG – Nyse) e il rating di ‘junk’ attribuito da Moody’s alle obbligazioni del sesto operatore televisivo degli US Adelphia Communications (ADLAE – Nasdaq).

Il mercato valutario

Il dollaro ha perso ulteriore terreno contro l’euro, parallelamente al riprendersi delle preocupazioni sui mercati azionari USA. Il biglietto verde ha raggiunto nella giornata di giovedi’ i 94,71 centesimi contro l’euro, il livello piu’ basso dagli ultimi 16 mesi.

Il deflusso di capitali dagli Stati Uniti comincia a sollevare tra gli operatori alcune preoccupazioni. Il deprezzamento del dollaro potrebbe infatti portare inflazione negli USA e creare difficolta’ nel reperire i capitali necessari a finanziare il deficit delle partite correnti.

Le conclusioni

Wall Street e’ al momento un mercato nervoso ed iper-reattivo. Le notizie relative ai fondamentali macroeconomici rivestono solo un ruolo di comprimario nell’influenzare le decisioni degli investitori.

Il contesto generale e’ dominato dal nervosismo sulle crisi mediorientali e dalle paure di nuovi attacchi terroristici. L’inarrestabile escalation degli scandali societari, sulla scia di Enron, non fanno che gettare altra benzina sul fuoco.

A deludere, inoltre, e’ ancora il livello degli utili, molto inferiori rispetto al primo trimestre 2001. Da questo punto di vista le azioni sembrano essere ancora troppo “care”: l’indice S&P500 e’ arrivato a 44 volte il valore degli utili delle societa’.

Un “Price to Earnings Ratio” cosi’ elevato e’ giustificabile solo con una forte crescita degli utili, che pero’ non si e’ ancora materializzata. Non sorprende che le azioni scendano. Ad essere decisivi saranno i profitti del secondo semestre: se dovessero deludere, la borsa e’ destinata ad ulteriori perdite.

Tra i dati macroeconomici della prossima settimana segnaliamo:

  • Prezzi Import/Export il 12 giugno (relativo a maggio)
  • Sussidi di disoccupazione il 13 giugno (per la settimana chiusa l’8 giugno)
  • Prezzi alla produzione (PPI) e Core PPI il 13 giugno (relativo a maggio)
  • Vendite al dettaglio il 13 giugno (relativo a maggio)
  • Scorte di magazzino il 14 giugno (relativo ad aprile)
  • Produzoine industriale e Capacita’ utilizzazione il 14 giugno (relativi a maggio)
  • Fiducia Michigan –Prel. il 14 giugno (relativo a giugno)