Wall Street: i Buy sono tornati, scioperi in Irlanda

24 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Partenza positiva per Wall Street, complici una serie di dati macro migliori delle attese. Per il momento sembra un lontano ricordo il forte sell-off legato a tensioni geopolitiche tra le due Coree e il persistere di un quadro difficile in Irlanda nonostante il salvataggio.

Le buone notizie, almeno per ora, non mancano a Wall Street. I sussidi di disoccupazione sono calati a sorpresa di 34000 unita’ a 407000. Il reddito personale e’ cresciuto a ottobre, sotto le attese le spese al consumo ma l’inflazione (il PCE core) e’ scesa ai minimi record.Gli ordini di beni durevoli hanno invece deluso con un calo decisamente piu’ ampio delle stime.

Alle 15:55 ora italiana, sara’ la volta della fiducia del Michigan (dato finale di novembre). Alle 16:00 verra’ pubblicato il dato sulle vendite di case nuove e quello dei prezzi delle case. Alle 16:30 sara’ la volta delle scorte di petrolio.

Sul fronte societario, Oracle (ORCL) ha avuto la meglio sulla tedesca Sap (SAP). Termina una vicenda legale su violazione di brevetti con un pagamento da $1.3 miliardi. La catena di gioellerie Tiffany (TIF) ha registrato utili trimestrali in rialzo del 27% e rivisto all’insu’ l’outlook per l’anno.

L’effeto Wall Street si fa sentire anche in Europa dove i listini aumentano i guadagni merito anche del rialzo record a novembre dell’Ifo. Mista la seduta in Asia. In Giappone il Nikkei ha ceduto lo 0.8%, l’Hang Seng a Hong Kong ha guadagnato lo 0.6%, in Cina il Shanghai Composite ha messo a segno un +1.1%, il Sensex in India ha invece ceduto l’1.2%

Si segnala il permanere comunque delle tensioni legate al debito sovrano con i rendimenti sui bond irlandesi che in mattinata hanno puntato verso il 9% mentre il cds per proteggersi contro il rischio di default dell’Italia ha toccato un nuovo record. Da notare l’allargamento degli spread di Spagna, Portogallo e Irlanda.

Su Dublino pesa anche la decisione di S&P, stamane, di tagliare il rating. Il governo irlandese ha presentato il piano quadriennale di risanamento del deficit da 15 miliardi di euro. Da Dublino arrivano i primi dettagli: il deficit di bilancio e’ visto al 9.1% del Pil al 2011 ma scendera’ sotto il 3% tre anni dopo (nel 2010 e’ all’11%). Il debito raggiungera’ il top del 102% del Pil nel 2013 per poi flettere al 100% l’anno successivo. Come atteso, 5 miliardi di euro in rialzi alle tasse e 10 miliardi di tagli alle spese. LE uscite per il welfare sono viste in calo di 2.8 miliardi mentre sono a rischi 24750 dipendenti pubblici. L’Iva passera’ al 22% dal 21% nel 2013 e al 23% nel 2014.

Resta pero’ alta l’allerta sul fronte politico che potrebbe portare a una caduta del governo mettendo a rischio l’implementazione della legge di bilancio. Si preannunciano scioperi e proteste come quelle in corso in Portogallo.

Secondo il Financial Times, il governo irlandese assumera’ una quota di maggioranza nella Bank of Ireland (nel pre-mercato a New York il titolo cede il 23.53%), anche se ha dichiarato che non intende procedere ad una completa nazionalizzazione.

A tutto cio’ si aggiungono gli allarmi lanciati dalle banche tedesche e sui rischi che il piano della Merkel potrebbe avere sulle vendite dei bond.

L’outlook della moneta unica rimane decisamente preoccupante. Di fatto, l’euro sta scontando la fuga dal rischio degli investitori in questo periodo di forte incertezza.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico, i futures sul petrolio con consegna gennaio sono in rialzo dello 0.38% a quota $81.56 il barile. Il derivato con scadenza gennaio dell’oro segna -0.15% a $1377.60 l’oncia. Sul fronte valutario l’euro cambia rotta guadagnando lo 0.28% a quota $1.3404. Il rendimento dei Treasury a 10 anni e’ al 2.8260% dal 2.76% di ieri.