Wall Street giu’ 6,66% e’ il diabolico effetto downgrade. Peggiore seduta dal crack Lehman

8 Agosto 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Una reazione dei mercati del genere era temuta, dopo la bocciatura di S&P che ha tolto la tripla A per la prima volta nella storia agli Stati Uniti ma forse non ci si aspettavano cali di una tale intensita’. L’indice S&P500 ha lasciato sul campo alla chiusura -6,66% (attenzione numero diabolico: l’indice S&P500 tocco’ il minimo assoluto di 16 anni il 9 marzo 2009 proprio a quota 666) a quota 1,119.46 (-79,92), il Nasdaq ha perso -6,90%, a quota 2,357.69 (-174.72), il Dow Jones e’ calato -5,55% a quota 10,809.85 (-634.76) sfondando al ribasso per la prima volta da mesi quota 11000 (2000 punti in 2 settimane). Per tutti e tre gli indici Usa sia in punti che in percentuale si tratta del piu’ forte calo dall’ 1 dicembre 2008, quando il Dow Jones cadde 680 punti, o 7.7%. Tartassate le banche, con il colosso Bank of America in caduta libera: -20%, Citigroup -16% e JP Morgan Chase e Wells Fargo -9%.

Oggi alla Casa Obama il presidente Barack Obama ha cercato di rassicurare gli animi esacerbati dal crollo parlando della crisi economica e attaccando Standard & Poor’s per il declassamento del rating Usa. L’effetto downgrade provoca pero’ la peggior seduta a Wall Street dal novembre 2008, cioe’ i tempi della grande Crisi Finanziaria e Recessione seguita al crack Lehman Brothers.

“Non avevamo bisogno che S&P ci ricordasse della necessità di riportare il Paese su un sentiero fiscale sostenibile. Gli Stati Uniti sono e saranno per sempre un Paese Aaa. Per i mercati siamo sempre un Paese da tripla-A. E un investitorre come Warren Buffett, che di investimenti capisce qualcosa, dice che l’America merita la quadrupla A“. Così il presidente degli Stati Uniti ha commentato la decisione dell’agenzia Standard & Poor’s di declassare il rating dell’America, lo scorso venerdì, per la prima volta nella storia.

Del crollo a Wall Street si avvantaggiano gli asset considerati beni rifugio come titoli di stato americani e l’oro. Per la borsa americana e’ la serie peggiore di ribassi dal 2008, un vero e proprio crash, visto che la scorsa settimana lo S&P500 ha perso 7.2%, il Dow Jones -5.8% e il Nasdaq100 -7.1%. Con oggi i cali sono: S&P500 -13,8%, Dow Jones -11,3%, Nasdaq100 -14,0%.

A dare la stura alle vendite e’ stata proprio la decisione di S&P di tagliare il rating sul credito a lungo termine degli Stati Uniti da “AAA” ad “AA+”. Inoltre ha avuto un impatto negativo – riferiscono i broker – la nota di Moody’s che, pur non procedendo a nessuna revisione al ribasso del rating, ha comunque messo in allarme Washington. Intanto Citigroup ha detto di aspettarsi che anche le banche vengano colpite da un declassamento della qualita’ del credito.

Gli operatori di borsa sono in ritirata e cosi’ gli indici americani accusano nuove perdite ingenti, dopo aver messo in archivio la peggiore settimana da novembre 2008. Oggi il calendario macro e’ privo di dati economici rilevanti.

Particolarmente pesante il Nasdaq, ma piu’ che i tecnologici ad accusare i maggiori cali sono le banche, cadute in preda a un’ondata di Sell. Il comparto dell’assistenza medica, invece, tiene bene. Tra le singole blue chip, male sopratutto Bank of America, Citigroup e Morgan Stanley, mentre Pfizer prova a muoversi controcorrente.

Gli ultimi dati sull’occupazione statunitense, risultati migliori delle attese, hanno fatto poco per alleviare le paure che la maggiore economia al mondo entri in una seconda fase di recessione, con il nervosismo che regna ancora sui mercati da entrambe le sponder dell’Atlantico.

Non sono mancate le critiche alla decisione presa da S&P. Il segretario del Tesoro Usa Timothy Geithner ha detto che “mostra una incredibile mancanza di conoscenza” dei calcoli matematici basilari utilizzati per misurare il budget fiscale di un governo. Nel migliore scenario preso in considerazione, l’agenzia vede un rapporto tra Pil e debito pubblico Usa pari al 78% nel 2021. Le stime sono in media per un tasso dell’85% nel 2021.

Il downgrade del rating Usa da parte di Standard & Poor’s è stato provocato dai problemi politici evidenziati dal dibattito sull’innalzamento del debito, ma il presidente Barack Obama resta “fiducioso” sul fatto che i problemi finanziari degli Usa siano “risolvibili”. “Il downgrade è conseguenza dei problemi politici messi in mostra durante il dibattito sull’innalzamento del debito. Non avevamo bisogno dell’avvertimento di S&P, ma sarà un ulteriore incentivo affinché i politici a Washington collaborino per riportare il Paese su un percorso fiscale sostenibile. Sono fiducioso che i problemi siano risolvibili”, ha detto Obama commentando la decisione dell’agenzia Standard & Poor’s di tagliare il rating del Paese. Finora, Obama era rinchiuso a Camp David, residenza di villeggiatura del presidente degli Stati Uniti nel Maryland, a circa 100 chilometri dalla capitale.

David Beers, global head del debito sovrano di S&P, ha difeso la posizione della sua societa’, nonostante sia stato riscontrato un errore da $2.000 miliardi nei calcoli effettuati per ottenere le proiezioni sul rapporto tra Pil e debito pubblico degli Stati Uniti.

A scagliarsi contro l’operato dell’agenzia di rating americana e’ stato anche l’investitore Warren Buffett. Secondo l’oracolo di Omaha gli Stati Uniti meriterebbero addirittura un rating di quadrupla A. Nell’intervista concessa questa mattina il proprietario del fondo Berkshire Hathaway ha consigliato di ignorare la notizia comunicata venerdi’ a mercati chiusi e comprare titoli di stato e azioni Usa.

Intanto le piazze finanziarie europee sono in preda alla volatilita’. Nervosismo che deriva dal duplice punto di vista con cui puo’ essere interpretato l’intervento della Bce sui mercati secondari. La decisione di acquistare titoli italiani e spagnoli e’ al contempo una buona e cattiva notizia. Buona perche’ l’aiuto della banca centrale e’ un appoggio fondamentale. Cattiva perche’ significa che l’Italia e’ entrata ufficialmente a far parte del gruppo dei paesi crisi.

Sul fronte valutario l’euro perde intanto lo 0,76% contro il dollaro, attestandosi a $1,4173; la moneta unica scende anche contro il franco svizzero. Quanto ai Treasuries, i prezzi sono in netto progresso, con i rendimenti che cedono 19 punti base a 2,37%.

Sul fronte delle commodities i futures sul petrolio registrano sul Nymex una forte perdita, cedendo $3,32 a $83,56, mentre proseguono convinti gli acquisti sull’oro, che in questo clima di avversione al rischio arriva a inanellare un nuovo record sopra $1.700. I futures sul metallo prezioso balzano del 3,35%, a $1.704,1 l’oncia.