Wall Street giù, JP Morgan trascina in ribasso i bancari

13 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Wall Street prosegue la giornata di contrattazioni interrompendo la scia rialzista degli ultimi giorni. A incidere negativamente sono: i timori sul futuro dell’Europa – e nel caso specifico sulla situazione in cui versa l’Italia, a rischio di nuovi attacchi speculativi per colpa di un quadro politico sempre più confuso; le preoccupazioni sul sistema finanziario sempre del Vecchio Continente, che oggi vedono protagonista il downgrade di Fitch contro due banche britanniche, esattamente Lloyds e RBS; i rumor su Deutsche Bank, le previsioni su altri istituti di credito, anche degli Stati Uniti e la debolezza dei dati sugli scambi commerciali cinesi.

In chiusura il Dow Jones arretra di 40,72 punti (-0,35%), a quota 11.478,13 punti, mentre il Nasdaq sale di 15,51 punti (-0,60%), a 2.620,24. In rosso lo S&P 500, che cala di 3,59 punti (-0,30%), a 1.203,66. Da segnalare che lo S&P 500 ha guadagnato il 4,5% nelle ultime tre sessioni e ha segnato anche il maggior rally in sette giorni dal marzo del 2009, avanzando del 9,8%.

All’inizio della stagione degli utili negli Stati Uniti, l’America guarda con particolare attenzione ai risultati di JPMorgan. Il colosso bancario ha reso noto di aver riportato utili in calo del 33% circa, escluso un guadagno contabile di $1,9 miliardi. In forte ribasso i profitti delle sue divisioni di investment banking e di trading.

In particolare, nel corso del terzo trimestre dell’anno, la seconda banca americana ha assistito a utili in flessione a $3,1 miliardi, o 73 centesimi per azione, (escluso il guadagno contabile di 29 centesimi), contro i profitti di $4,71 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. Su base netta, l’attivo per azione è stato di $1,02 per azione, meglio dei 92 centesimi per azione attesi dagli analisti intervistati da Bloomberg.

In calo il fatturato della divisione di investment banking, che è sceso del 13% rispetto al secondo trimestre, sulla scia dei timori di un default della Grecia ma anche per lo stallo delle trattative del Congresso Usa durante l’estate, relative all’innalzamento del tetto sul debito. Entrambi i fattori hanno pesato sulla performance dell’attività di investment banking. E quanto è peggio, è che JP Morgan ha affermato che la stessa divisione verserà in condizioni simili per il resto dell’anno. Il titolo perde quasi il 5%.

Tra gli altri titoli, Citigroup cede quasi il 6%, così come anche Morgan Stanley e Bank of America. Negli altri settori, Google fa +0,28%, e rialzi più consistenti sono messi a segno da Nvidia +4,11%, SanDisk +2,48%, Broadcom +2,79%, tanto che il Philadelphia Semiconductor Index sale dello 0,64% circa, riducendo le perdite del Nasdaq.

Sebbene migliori delle previsioni, non hanno inciso particolarmente i dati arrivati dal fronte economico degli Stati Uniti, relativi alle richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione, e al deficit commerciale degli Stati Uniti. D’altronde, le richieste dei sussidi rimangono sopra le 400.000 unità, un livello preoccupante per le condizioni del mercato del lavoro Usa.

Pesano poi anche gli avvertimenti della Bce, che ha avvertito che il coinvolgimento del settore privato nei piani di salvataggio, attraverso la partecipazione forzata degli investitori rappresenta un rischio per la stabilità finanziaria e avrebbe “effetti diretti negativi” sul settore bancario.

Intanto, sul fronte delle commodities, i futures sul petrolio accentuano le perdite e scendono a quota $84,23 al barile, mentre le quotazioni dell’oro sono a $1.667,10.

Sul fronte valutario l’euro contro il dollaro a $1,3788. Euro sullo yen giapponese a ¥105,87, contro il franco svizzero a CHF 1,2367.