WALL STREET FRENA PER DOLLARO, GREGGIO E MUTUI

10 Luglio 2007, di Redazione Wall Street Italia

Wall Street segna una brusca correzione degli indici, scontando i timori sulla tenuta del comparto subprime (i mutui ad alta remunerazione e alto rischio di insolvenza) che pagano il rallentamento immobiliare. Il Dow Jones chiude in calo dell’1,09% (a 13.501,70 punti), il Nasdaq cede l’1,16% (a quota 2.639,16), mentre lo Standard & Poor’s 500 si attesta a 1.510,12 punti (-1,42%), al termine di una seduta che vede l’euro schizzare al record di 1,3740 (salito a mercati chiusi fino a 1,3787) contro il dollaro.

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Sul mercato prevalgono le vendite e a poco serve l’intervento del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, che ha parlato di “attese d’inflazione ben ancorate”. I mercati hanno imboccato la via delle perdite dopo che Standard & Poor’s ha fatto sapere che potrebbe tagliare i rating su qualcosa come 12 miliardi di dollari di bond cartolarizzati, emessi con mutui ipotecari subprime come collaterale.

Questo perché aumentano i casi d’insolvenza, portando al peggioramento della qualità del credito, Per le stesse ragioni, Moody’s ha tagliato i rating a 399 bond frutto di cartolarizzazione di subprime del valore di 5,2 miliardi di dollari, mettendo sotto osservazione altre 32 emissioni con possibile downgrade. La situazione pesa, in particolare, sui titoli bancari e finanziari in generale, il cui sotto-indice è l’unico, all’interno dello S&P’s 500, a essere in calo da inizio anno.

Sui bilanci pesano i default in crescita fra i proprietari di abitazioni. Si teme che la crisi dei mutui, che ha già causato la più forte recessione del mercato immobiliare dal 1991 con un forte impatto sui consumi, possa avere conseguenze più ampie, sull’economia nel suo complesso, di quanto sinora stimato. E che possa innescarsi una reazione a catena in grado di riverberarsi su altri mercati. Per questo motivo gli investitori hanno letto molto negativamente le previsioni di D. R. Horton: il secondo costruttore edile degli Usa (-1,97% a 19,40 dollari) cede dopo aver stimato un bilancio in rosso per il terzo trimestre a fronte di un crollo del 40% degli ordini e ha fra l’altro fatto sapere di non vedere alcun recupero del mercato immobiliare.

Anche Home Depot (che però ha chiuso in rialzo a 40,25 dollari, +0,05%) ha aggiunto un tocco di pessimismo peggiorando le proprie stime per l’utile per azione dell’anno fiscale in corso, mentre Sears è scivolata del 10,03% (a 154,24 dollari) a causa del calo dell’utile del secondo trimestre, a un valore compreso fra i 160 e i 200 milioni di dollari. In calo (_4,12% a 137,42 dollari) anche Bear Stearns, colosso finanziario Usa particolarmente attivo nelle cartolarizzazioni di mutui, che ha già dovuto sborsare 1,6 miliardi di dollari per evitare il crac di due suoi hedge fund che hanno fatto tremare Wall Street. In rialzo, invece, Ford (+0,11% a 9,09 dollari) e General Motors (+1,74% a 37,41 dollari) dopo che JP Morgan ha migliorato a ‘overweight’ il rating su entrambi i titoli.