WALL STREET DEPRESSA, ALTRO MAXI-CALO: S&P -9%

15 Ottobre 2008, di Redazione Wall Street Italia

Wall Street ha chiuso la sessione in forte calo, pressata dagli ultimi deludenti dati macroeconomici e dalla crescente convinzione che il piano di salvataggio delle banche non sara’ sufficiente ad evitare una lunga recessione al Paese. Il Dow Jones, in ribasso di oltre 700 punti, ha lasciato sul terreno il 7.87% a 8577, l’S&P500 ha ceduto il 9.04% a 907, il Nasdaq e’ arretrato dell’8.47% a 1628. Si tratta della peggiore seduta dall’ottobre del 1987, l’indice industriale e l’S&P500 hanno chiuso in positivo una sola volta questo mese. Vendite massicce concentrate nell’ultimo quarto d’ora. Per far cassa e far fronte ai riscatti, dicono molti broker sul floor del New York Stock Exchange, hanno smobilizzato investitori istituzionali e fondi.

“Lo stato dell’economia sta pesando sul sentiment degli operatori: ha dichiarato Lawrence Creatura, fund manager di Clover Capital Management. “Fino ad oggi si e’ trattato di un problema prettamente legato a Wall Street, ma sono evidenti ora anche gli effetti su Main Street e dunque sul resto delle famiglie americane”.

Gli ultimi aggiornamenti macroeconomici non hanno fatto altro che intensificare i timori su un inasprimento della fase di rallentamento che sta interessando tutti i settori. Le vendite al dettaglio sono risultate in ribasso dell’1.2% (maggior calo degli ultimi tre anni), e’ crollata l’attivita’ manifatturiera nell’area di New York mentre l’inflazione “core” ha accelerato al rialzo nell’ultimo mese. Tutti i dati hanno deluso le attese degli economisti.

“Anche se il settore bancario tornera’ alla normalita’, l’economia continua ad essere in difficolta’” afferma Doug Roberts, chief investment strategist di Channel Capital Research. “Siamo diretti verso un periodo non facile”. Il Beige Book, il rapporto della Federal Reserve sullo stato dell’economia, ha delineato una fase di rallentamento negli ultimi due mesi, particolarmente accentuata oltre che nel comparto bancario, anche nel resto dei settori non finanziari.

Il presidente della Fed Ben Bernanke, intervenuto all’Economic Club di New York, pur dovendo mostrarsi fiducioso sulla stabilizzazione dei mercati, non si e’ risparmiato nel lanciare avvertimenti sui tempi lunghi della ripresa. Piu’ esplicita Janet Yellen, presidente della Fed di San Francisco, che ha invece parlato chiaramente di recessione Usa, ipotizzando una crescita nulla nel terzo trimestre e negativa per l’ultimo scorcio dell’anno.

Commenti negativi anche da parte dell’analista di Oppenheimer Meredith Whitney, secondo cui la soluzione del governo “non e’ una panacea”. L’analista ha scritto in una nota che gli per Stati Uniti “ci vorranno ancora diversi trimestri affinche’ si verifichi una stabilizzazione dei fondamentali”.

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Gli investitori non hanno trovato alcun conforto nei risultati trimestrali di alcune grosse aziende americane. JP Morgan Chase, Coca-Cola e Intel hanno riportato tutte risultati migliori delle attese, ma cio’ non e’ bastato ad arginare le vendite. La banca newyorkese ha riportato un calo dell’85% dei profitti, sufficiente a battere le stime, il gigante delle bibite (unico titolo sui 30 del Dow Jones a chiudere in positivo) ha annunciato un incremento del 14% degli utili (grazie alle attivita’ non-americane), mentre il colosso dei chip ha riportato un EPS di un centesimo superiore al consensus.

Nell’hi-tech, Apple ed IBM non hanno capitalizzato dai commenti positivi emessi dagli analisti di JP Morgan, chiudendo anch’essi in rosso. Particolarmente debole il titolo del produttore di computer Dell, danneggiato dalle opinioni negative degli stessi analisti. In forte ribasso (-14%) anche la societa’ leader nelle aste online eBay, costretta ad incassare il downgrade di Merrill Lynch. Meno vendite online per il rallentamento dell’economia.

Ondata di Sell su tutti i titoli finanziari: Bank of America ha ceduto il 10%, -12% Citigroup, Morgan Stanley e’ arretrata di oltre il 16%. Massicci Sell sui colossi petroliferi Chevron e ExxonMobil, indeboliti dal pesante ribasso del petrolio, per la prima volta dall’agosto 2007 sotto la soglia dei $75 al barile. I futures con consegna novembre hanno ceduto il 5.2% a $74.54 al barile.

Sugli altri mercati, sul valutario, in calo l’euro nei confronti del dollaro. Nel tardo pomeriggio di mercoledi’ a New York il cambio tra le due valute e’ di 1.3493. Poco variato l’oro. I futures con consegna dicembre sul metallo prezioso hanno ceduto $0.50 a $839.00 l’oncia. In rialzo infine i Titoli di Stato. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ sceso al 4.011% dal 4.023% di martedi’.

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