WALL STREET? CORRERA’
PER ALTRI 5 ANNI

7 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
Le blue chip di Wall Street continueranno a correre per un altro quinquennio, nonostante il recente record dell’indice Dow Jones. Lo crede Whitney Tilson, brillante giovane gestore americano, incoronato da SmartMoney come uno dei «30 più influenti personaggi nel mondo degli investimenti».

Responsabile di un hedge fund dal 1999, ora ha lanciato anche due fondi comuni, Tilson Focus e Tilson Dividend, che seguono la stessa filosofia «value», cioè «comprare a 50 ciò che vale 100» (www.tilsonmutualfunds.com).

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Perché questa decisione di rivolgersi anche ai piccoli risparmiatori? «Il business dei fondi comuni è ancora buono. Ha alcuni svantaggi rispetto a quello degli hedge fund – le commissioni di gestione inferiori e la regolamentazione maggiore – ma presenta anche aspetti favorevoli. Il primo è che si possono raccogliere più sottoscrizioni e accumulare patrimoni ingenti; e poi c’è meno competizione fra gestori. Se batti di cinque punti il tuo benchmark diventi un eroe, mentre negli hedge fund non se ne accorge nessuno. C’è poi un motivo personale…»

Quale?
«Negli ultimi otto anni centinaia di persone che leggevano i miei articoli, scritti per la gente comune, chiamavano chiedendo di investire nel mio hedge fund. Le ho dovute respingere perché non avevano il milione di dollari necessario. Ora posso lavorare anche per loro».

Ma lo scrutinio quotidiano della performance di un fondo comune non interferisce sulla politica di investimento di lungo termine di un gestore «value»?
«È una preoccupazione seria. Per questo c’è una penalità del 2% per chi esce dai fondi entro un anno, per scoraggiare gli investitori di breve termine. Inoltre tengo informati i clienti con periodiche lettere in cui spiego le mie scelte».

In articoli e conferenze lei diffonde le sue idee non solo ai clienti ma a tutti, a differenza di guru come Warren Buffet. Perché?
«C’è il rischio, è vero, che le buone idee vengano copiate e che quelle cattive, quando diventano un flop, creino imbarazzo. Ma credo sia giusto far capire ai clienti che dietro ogni scelta di investimento c’è molta ricerca; e può capitare che questo solleciti commenti di altri gestori o di gente che ne sa di più, per esempio chi lavora in una società, e così si vengono a sapere altre cose utili. Comunque non riveliamo tutte le nostre posizioni, soprattutto se stiamo accumulando acquisti su titoli non a larga capitalizzazione sul cui prezzo ogni notizia può avere un sensibile effetto».

Fra le azioni più presenti nel suo portafoglio c’è Wal-Mart, sotto accusa per le sue politiche salariali. Non teme che il suo business soffrirà se vinceranno i Democratici alle elezioni di novembre con la conseguente imposizione di nuovi vincoli?
«Il mio focus è sulle forze fondamentali che stanno alla base di un business: nel caso di Wal-Mart conta la sua posizione dominante sul mercato, più importante della politica. Inoltre le sue quotazioni hanno già sofferto abbastanza il fatto che è un enorme bersaglio dei sindacati».

Per un investitore «value» è il momento di scommettere di nuovo sul mattone?
«Lo sto valutando. Ci sono diversi modi di giocare la carta della casa. Un titolo interessante è Home Depot, rivenditore di attrezzi e materiali per il fai-da-te, le cui quotazioni sono già scese molto. Una società che ho in portafoglio è U.S.Gypson, produttore della lana di roccia usata nella costruzione di case: i suoi prezzi sono crollati in Borsa da 120 dollari a 50, anticipando la crisi dell’immobiliare, ma per me ne vale 90. Non compro i costruttori di case, perché credo che il valore del loro patrimonio debba ancora scontare il crollo dei prezzi che prima o poi ci sarà in alcuni mercati caldi, per esempio Las Vegas e Miami. In queste due aree, i padroni di appartamenti stanno nascondendosi che i prezzi sono già scesi del 20-40% e si rifiutano di vendere, ma quando saranno costretti a farlo la verità verrà a galla».

Se davvero scoppia la bolla immobiliare, l’economia Usa scivolerà nella recessione?
«Non credo, perché la Federal Reserve farà di tutto per impedirlo. Quando è scoppiata la bolla di Internet nel 2000, la Fed ha tagliato e tagliato i tassi e la recessione del 2000/2001 è stata molto moderata. Anche ora la Fed, dopo aver rialzato i tassi per tanto tempo, ha spazio per abbassarli di nuovo e inondare il mercato di liquidità. Nel lungo periodo temo che l’economia americana abbia seri problemi, come il deficit della bilancia dei pagamenti. Ma nel breve lo scenario è ok, con il record di cash e profitti aziendali».

Come valuta il settore automobilistico, con General motors quasi raddoppiata quest’anno in Borsa?
«La domanda è se fra dieci anni ci saranno ancora case produttrici americane. Credo che Toyota continuerà a guadagnare quote di mercato negli Usa. Idee di investimento possono trovarsi invece nella componentistica per auto. Abbiamo avuto in portafoglio Lear, produttore di sedili per Suv e altre grosse cilindrate».

Lei sostiene che le azioni a larga capitalizzazione come Microsoft, McDonald’s e Costco, oltre a Wal-Mart e alla Berkshire Hathaway di Buffett, sono i migliori affari, sottovalutati di circa il 30%. Non è questo in contraddizione con l’indice Dow Jones ai massimi?
«Il Dow Jones e l’altro indice delle large cap, l’S&P500, stanno risalendo solo da tre mesi. Il rapporto prezzo/utili dell’S&P500 è 18, contro il 35 del Nasdaq e il 36 del Russell 2000 (piccole società). Cinque anni fa la situazione era opposta. Penso che la rivalutazione delle large cap sia un fenomeno che durerà per i prossimi cinque anni».

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