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WALL STREET CORRE SE IL CONGRESSO VA IN FERIE

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(WSI) –
Agosto è un momento positivo per acquistare azioni a Wall Street, fine ottobre non è male e anche Natale può essere propizio. Ma che cosa hanno in comune questi periodi? Il Congresso degli Stati Uniti sospende i lavori. Il primo a evidenziare la correlazione tra andamento positivo della Borsa e sospensione dell’attività parlamentare è stato Eric Singer nel 1991, con un articolo su Barron’s.

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Prendendo come riferimento l’indice Standard & Poor’s 500, Singer ha esaminato 40 anni di dati azionari e di sessioni parlamentari, osservando che durante l’anno almeno una delle due camere del Congresso è riunita per oltre la metà delle 250 sedute di Borsa. E l’indice ha realizzato una quota maggiore dei guadagni, proprio quando il Congresso non era riunito. Adesso, Singer ha creato un hedge fund, il Singer Congressional Fund, che ha tra gli obiettivi realizzare guadagni guardando al calendario dei lavori parlamentari. Singer non è stato, però, il solo a identificare tale correlazione. Gli economisti Michael Ferguson dell’Università di Cincinnati e Hugh Douglas Witte dell’Università del Missouri hanno considerato Dow Jones e S&P500. Per il primo, i risultati sono strabilianti: un dollaro investito nel 1897, con la strategia di tornare liquidi ogni volta che il Congresso si riuniva, si sarebbe trasformato in 216 dollari nel 2000. Per contro, un dollaro investito con la strategia opposta si sarebbe trasformato solo in due dollari dopo un secolo. Sia Singer che la coppia Ferguson-Witte suggeriscono che a creare l’effetto Congresso è l’incertezza che si crea quando il parlamento è riunito. I politici hanno già notato che i mercati non gradiscono le normative. Quello che ancora non hanno notato è che a Wall Street non piace neppure la prospettiva di altre normative, prospettiva che si fa più pressante, quando il Parlamento è in sessione.

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