Wall Street contrastata: le minute della Fed invertono la fase di sell

22 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Wall Street contrastata, recupera dopo i cali iniziali, grazie alla pubblicazione delle ultime minute Fed, indicano la possibilita’ di nuovi stimoli monetari a favore della ripresa se necessario.

A guidare il mercato al ribasso gli ultimi dati in arrivo dal Giappone, che riportano in primo piano i timori legati al momento di difficoltà globale, con crisi del debito in Europa e rallentamento economico generale. Occhio ai dati relativi alle vendite di case esistenti di luglio e alle stime sul deficit federale degli Stati Uniti.

In chiusura il Dow Jones scende -30,82 punti (-0,23%), a quota 13.172,76 punti, mentre il Nasdaq fa +6,41 (+0,21%), a 3.073,67. In rialzo anche lo S&P500, che sale +0,32 punti (+0,02%), a 1.413,49.

Le minute della Fed non sono bastate a invertire completamente la tendenza negativa di questi giorni, dopo il recente rally, ma hanno almeno aiutato a contrastare la negatività che dalle fasi iniziali della seduta aveva portato Wall Street in calo. Le ultime notizie hanno avuto poi la forza di portare al ribasso i rendimenti dei treasuries e ad indebolire il dollaro americano, portando dunque in rialzo l’oro (fino a rompere in salita la media mobile a 200 giorni).

Charles Evans, Presidente della Fed di Chicago, ha detto che gli ultimi dati sugli scambi commerciali a livello globale sono “orribili”.

Le vendite di case esistenti, nel mese di luglio, sono cresciute +2,3%, a un livello però lievemente al di sotto delle previsioni. Contestualmente, l’ufficio di Budget del Congresso americano ha reso noto le proprie stime sul deficit federale degli Stati Uniti. L’organizzazione ha annunciato che il deficit si attesterà nell’anno fiscale 2012 a 1.100 miliardi di dollari, o 7,3% del Pil, dunque lievemente al di sotto delle stime di marzo, pari a $1,2 trilioni. Il CBO ha aggiunto però di ritenere che l’economia americana salirà a un ritmo +2,1% nel 2012, ma scenderà -0,5% tra il quarto trimestre del 2012 e il quarto trimestre del 2013 nel caso in cui a gennaio avrà effetto il “fiscal cliff”, ovvero se partiranno le misure di aumenti delle tasse e di tagli alle spese. Con il fiscal cliff, ha precisato il CBO, gli Stati Uniti entreranno in recessione, con il tasso di disoccupazione che salirà al 9% circa nel secondo semestre del 2013 dall’attuale 8,3%.

Euro a $1,2526.

Ieri Wall Street ha chiuso la sessione in ribasso, dopo che l’indice S&P500 e il Dow Jones avevano superato intraday il record degli ultimi 4 anni. Per il Dow Jones, si è trattato della flessione più netta delle ultime tre settimane, dopo un balzo +10% da giugno.

Lo S&P500 era riuscito a superare il precedente record di chiusura degli ultimi quattro anni, testato il 2 aprile scorso, a quota 1.419,04 punti, salendo fino a oltre 1.425. L’indice è salito +11% dallo scorso 1° giugno, ma con lo stop finale di ieri non è riuscito ad attestarsi a un valore superiore al record degli ultimi quattro anni. Si teme che, dopo i recenti rialzi, l’azionario versi in una condizione di ipercomprato.

Come afferma in un’intervista a Bloomberg Richard Hunter, responsabile della divisione dei mercati azionari presso Hargreaves Lansdown Stockbrokers, a Londra, “il mercato ha bisogno al momento di elementi di catalizzazione che lo spingano più in alto; in assenza di tali fattori, gli operatori inizieranno a chiedersi se il recente ottimismo sia stato giustificato o meno. Di certo i dati sul deficit commerciale del Giappone non hanno aiutato il sentiment”.

Dello stesso avviso Ilya Spivak, strategist dei mercati dei cambi presso DailyFX che, stando a quanto riporta MarketWatch, ricorda che “il Giappone è il quarto esportatore al mondo e sembra che i mercati abbiano interpretato il forte ribasso delle esportazioni come la conferma del rallentamento della domanda globale”.

Negative anche le principali Borse europee, con Milano che indietreggia dopo aver testato i massimi degli ultimi 4 mesi nella giornata di ieri. L’azionario europeo è stato
zavorrato fin dall’inizio dal dato sul deficit commerciale nipponico, che si è confermato dunque importante market mover della sessione odierna; altro fattore che tiene con il fiato sospeso gli operatori dei mercati globali è il meeting previsto in giornata tra il premier greco Antonis Samaras e il numero uno dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker.

Tra le storie societarie di oggi, in calo Dell, dopo che la società produttrice di personal computer ha annunciato di aver rivisto al ribasso le stime sul fatturato per il terzo trimestre, e tagliato di -20% le attese sugli utili. La debolezza della crescita economica globale e la crescente competizione dai tablet di Apple i fattori negativi per il settore dei PC. Titolo in forte calo, -5,35%.

Restando all’interno del settore, occhio a Hewlett-Packard, che dopo la chiusura renderà noti i risultati di esercizio relativi al secondo trimestre. Titolo -3,66%.

Apple sempre sotto i riflettori, dopo aver testato lo scorso 20 agosto il record della capitalizzazione di mercato, pari a $623,5 miliardi. Un articolo di Bloomberg mette in evidenza come gli investitori ritengano che il titolo abbia ancora spazio per crescere. “Apple ha ulteriori fondamentali che possano avallare il suo valore di mercato – ha commentato Shaw Wu, analista presso Sterne Agee & Leach, a San Francisco – La società dispone di molti utili, di molto cash, fattori che molte altre aziende non possono vantare”. Da segnalare che le quotazioni del colosso sono balzate più di 80 volte nell’ultimo decennio, mentre gli utili per azione sono cresciuti più di 300 volte, dai 9 centesimi del 2002 a $28,05 dell’ultimo anno fiscale. Un sondaggio di Bloomberg mette così in evidenza come, in media, gli analisti prevedano che nell’arco dei prossimi 12 mesi, Apple salirà fino a $736,70 dal record a $665,15 del 20 agosto. Titolo oggi +1,95%.

In ambito valutario, l’euro in calo sul dollaro a $1,2526. Dollaro/yen a JPY 78,56, mentre euro/yen a JPY 98,44.

Per terminare la panoramica sui mercati, riguardo alle commodities, i futures sul petrolio a quota $97,26 al barile, mentre le quotazioni dell’oro a $1.638,30 l’oncia. Quanto ai Treasury, i rendimenti a 10 anni scambiano in calo all’1,692%.

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