Wall Street colpita da dimissioni Stark. Sell a valanga su euro (1,3650)

9 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Dopo la caduta a picco delle borse europee e le dimissioni di Stark, anche Wall Street registra un pesante passivo. Il Dow Jones ha chiuso le contrattazioni con un calo del 2,69% a 10.992,28. Il Nasdaq ha ceduto invece il 2,42% a quota 2.467,99, S&P500 in calo -2,67% a 1154,23.

La bborsa di New York Wall ha chiuso male quindi l’ultima sessione della settimana allineandosi alla performance al ribasso delle borse europee e ancora prima dei mercati asiatici. Gli investitori concentrano di nuovo i loro acquisti sui Treasury, con i rendimenti decennali che scendono di nuovo sotto la soglia del 2%, all’1,956%.

Gli indici Usa hanno incrementato le perdite dopo la notizia delle dimissioni del membro tedesco della Bce Stark, contrario al programma di acquisti dei titoli di stato italiani e spagnoli.

Infatti alle 17 ora italiana, la situazione era di ribasso, ma moderato: lo S&P 500 scendeva di 13,44 punti (-1,13%), a quota 1.172,46, il Nasdaq arretrava di 16,49 punti (-0,65%), a 2.512,65 e il Dow Jones era scivolato di 11.143,35 punti (-1,35%).

Tra i titoli, sul Dow Jones hanno pesato i ribassi di Caterpillar, IBM e McDonald’s. Forti selloff, come in Europa, sui finanziari, con Bank of America piu’ colpita delle altre banche, sulla scia di alcune indiscrezioni secondo cui il colosso bancario Usa potrebbe procedere al licenziamento di 40.000 dipendenti nell’ennesmo processo di ristrutturazione.

Nessun entusiasmo hanno provocato sia il discorso di Ben Bernanke sia quello del presidente Barack Obama, che ha presentato un piano di stimoli da $447 miliardi.

A questo punto, si spera che l’incontro del G7 si concluda con qualche soluzione capace di risollevare la fiducia, sotto pressione in tutto il mondo. Ma le divisioni presenti in Europa si fanno sentire anche negli Stati Uniti.

Sul fronte valutario l’euro è arrivato a testare il minimo degli ultimi due mesi nei confronti del dollaro, scendendo fino a $1,3650, con un calo dell’1,62%. Gli analisti avevano già avvertito che, se la valuta dovesse chiudere la sessione al di sotto di quota $1,39 (ed e’ successo) segnando dunque un ritracciamento del 50% del rally segnato da gennaio a maggio, ulteriori sell off potrebbero essere all’orizzonte. La moneta unica è sotto pressione anche verso lo yen, a 106,3680 (-1,17%) e ha virato in territorio negativo anche contro il franco svizzero, a CHF 1,2102 (-0,38%).

Sul fronte delle commodities, i futures sul petrolio scendono dell’1,94%, a quota $87,32. Le quotazioni dell’oro sono in flessione dello 0,41%, a $1.849,90 l’oncia.