Wall Street chiude piatta. Buon rialzo in gennaio

31 Gennaio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – La carrellata di dati economici negativi alla fine piega Wall Street, con gli indici che accusano soprattutto il colpo dell’indice della fiducia dei consumatori. Dopo una buona partenza Wall Street piatta riesce comunque a chiudere il mese migliore da ottobre.

Al termine delle contrattazioni il Dow Jones cede 20,81 punti (-0,16%), a quota 12.632,91 punti, mentre il Nasdaq guadagna 1,90 punti (+0,07%), a 2.813,84. Giù lo S&P500, che arretra di 0,60 punti (-0,05%), a 1.312,41.

Svanito l’entusiasmo per l’accordo siglato ieri tra i leader dell’Ue sull’unione fiscale.

Wall Street torna a guardare ai problemi di casa propria e tra gli investitori inizia a serpeggiare un certo nervosismo dopo che, nella giornata odierna, altre notizie provenienti dal fronte economico hanno incrinato le speranze su una forte ripresa della congiuntura americana.

Iniziando con la fiducia dei consumatori stilata dal Conference Board, questa è scesa ben al di sotto delle attese del consensus, ma soprattutto ha invertito la rotta, dopo che per due mesi aveva puntato verso l’alto.

Indicazioni negative, infatti, anche dal Chicago PMI -l’indice che misura l’attività manifatturiera dell’area di Chicago -, che a gennaio è sceso su base mensile, disattendendo le stime.

Deludenti, ancora prima, i prezzi delle case compilati da S&P/Case-Shiller, che hanno subito a novembre una contrazione del 3,7%, contro il -3,2% atteso dal consensus. L’indice ha confermato per l’ennesima volta come il mercato immobiliare rimanga una spina nel fianco dell’economia Usa.

Immediate le ripercussioni sul fronte valutario, in particolare sull’euro, che è anche un indicatore della propensione al rischio. Dopo aver puntato verso quota $1,32, valore che è stato anche superato nei massimi intraday, la moneta unica perde nei confronti del dollaro e si attesta a quota $1,3082. Contro il franco svizzero a CHF 1,2040, mentre verso lo yen è a JPY 99,73.

Rialzi contenuti dunque a Wall Street, ma comunque l’indice S&P500 riesce a chiudere il migliore gennaio degli ultimi 15 anni, con +4,4%. Motivi: la maggior fiducia verso la capacità dell’Europa di risolvere i problemi dei debiti sovrani; e maggiori speranze sulla fine dell’impasse greca, oltre alla convinzione relativa alla solidità dell’economia degli Stati Uniti.

Ma, nel commentare il dato sulla fiducia dei consumatori, Steven Wood, direttore generale di Insight Economics a Danville, in California, riferisce che il dato sulla fiducia dimostra “come può essere fragile il sentiment delle famiglie, riguardo all’espansione della congiuntura”. Nella sua intervista a Bloomberg, Wood – che ha parlato prima della diffusione del dato – punta il dito sui problemi presenti non solo nel mercato immobiliare, ma anche in quello del lavoro.

E d’altronde la stessa Lynn Franco, numero uno della divisione di ricerca del Conference Board- l’istituto privato che ha comunicato l’indice della fiducia – ha ammesso che i consumatori “sono meno ottimisti sulle condizioni delle aziende e sulle prospettive dei loro redditi”. In più, “i recenti incrementi dei prezzi della benzina possono aver portato i consumatori a essere meno fiduciosi”, a gennaio.

Per concludere la rassegna dei dati economici resi noti oggi, occhio anche all’indice che misura il costo del lavoro, relativo al quarto trimestre del 2011, che è salito dello 0,4%, in linea con le stime, e meglio del +0,3% precedente.

Tra le storie societarie di rilievo nella giornata di oggi, il colosso petrolifero Exxon Mobil. Il titolo perde il 2,05%, scontando la delusione del mercato per i risultati. Di fatto, Brian Youngberg, di Edward Jones, ha definito gli utili “mediocri”, affermando che “la produzione è stata più bassa di quanto anticipato” e che “la crescita dell’output rimane una sfida” per la società. Youngberg ha affermano che Chevron (-0,28%) rimane più una società più redditizia e offre prospettive di crescita migliori sul fronte dell’offerta.

In generale, soffrono i titoli del comparto energetico e del gas naturale.

Nel settore Internet e hi-tech, bene Apple +0,77%, che ha testato in precedenza un nuovo massimo record pari a $457,40. Incide positivamente la decisione del colosso di assumere John Browett per ricoprire la carica della divisione retail. Browett è stato fino a oggi amministratore delegato della società di prodotti elettronici britannica Dixon Retails, che reagisce alla notizia con una flessione superiore all’8% sul mercato di Londra.

Tra gli altri titoli, recupera Lexmark, titolo della società di stampanti, dopo la reazione negativa ai risultati di bilancio, che hanno messo in evidenza una flessione negli utili, oltre a un piano di ristrutturrazione.

Tra le altre storie aziendali, gli utili di 3M (-0,72%) che nel quarto trimestre sono saliti al di sopra delle attese, con un rialzo del 2,8%. Tuttavia, il titolo rimane piatto.

Per terminare la panoramica sui mercati, riguardo alle commodities, i futures sul petrolio sono in calo a quota $98,48 al barile, mentre le quotazioni dell’oro scambiano a $1.740,40 l’oncia. Quanto ai Treasury, i rendimenti a 10 anni scendono dopo i dati economici negativi all’1,797%.